La storia di Senesino: il Cantante Castrato che incantò l’Europa

Nei secoli scorsi era in uso la sgradevole pratica della castrazione, per preservare la voce “angelica” dei cantanti lirici. La storia di Francesco Bernardi, detto “Il Senesino” dal nome della città toscana di cui era originario, è comune ad altri uomini di cui fu sacrificata la virilità in favore del bel canto. Tuttavia, stiamo parlando, in questo caso, di un talento non comune.

Il Bernardi avrà, infatti, una lunga carriera che lo porterà a lavorare nelle più grandi città europee, come Dresda e Londra, e ad essere stimato e richiesto da grandi compositori, come Händel, accumulando negli anni una considerevole ricchezza. Fu uno dei più famosi castrati europei, vissuto in una stagione in cui, fortunatamente per i suoi colleghi successivi, la pratica stava cadendo in disuso.

Vediamo la sua storia.

I primi anni della carriera

Francesco Bernardi nacque nel 1686 (o, a seconda delle fonti, nel 1677) a Siena. La sua era una condizione modesta: era figlio di un barbiere che aveva una bottega nella centralissima Piazza del Campo. Entrato giovanissimo nel coro della cattedrale di Siena, fu notato dal maestro di cappella del Duomo, Giuseppe Fabbrini, per le sue doti di canto.

All’età di tredici anni, dunque relativamente tardi, viene castrato per preservare la sua voce soave da mezzosoprano. Assieme a lui subì l’operazione anche suo fratello Giovanni (secondo alcuni si chiamava Giancarlo).

Viste le sue notevoli qualità, Francesco, con i buoni uffici e il finanziamento dell’élite culturale e aristocratica senese, venne mandato inizialmente a Bologna, alla scuola del celebre sopranista Antonio Maria Bernacchi e poi a Roma, per perfezionarsi e impratichirsi cantando nei piccoli teatri della città papale. In questo periodo era sempre seguito dal fratello, che, però, non aveva il suo stesso talento e quindi non riuscì a far carriera, tornando qualche anno dopo alla cantoria della cattedrale di Siena.

Un ritratto di Francesco Bernardi detto il Senesino (Immagine condivisa su licenza CC0 via Wikipedia)

Presto Francesco acquisì il soprannome di “Senesino”, evidente riferimento alla sua provenienza (come usava al tempo) e sua voce angelica, e non alla sua statura dato che, come si narra, la sua figura era piuttosto alta e imponente. Il debutto a teatro avvenne presto: nel 1707 viene documentato come cantore a Venezia, mentre l’anno successivo cantò nella prima assoluta dell’”Astarto” di Tommaso Albinoni al teatro veneziano di San Cassiano, affiancando i già celebri Giovanna Albertini (“la Reggiana”) e Domenico Cecchi (“Cortona”). Da qui cominciò la carriera che lo portò, negli anni immediatamente successivi, nei maggiori teatri prima italiani, come Palermo, Milano, Torino e Firenze.

Infine, il grande salto di qualità all’estero.

La consacrazione

Nel 1717 il Senesino finalmente fece quel salto di qualità che aveva tanto cercato: cantò alla Dresda, allora sede della corte di Polonia, presso la corte di Augusto II. Il suo era un ruolo importante: primo sopranista nell’opera “Giove in Argo” di Antonio Lotti. Un incarico prestigioso, molto remunerato, e, soprattutto, di fronte a un pubblico importante, fra cui il grande compositore Georg Friedrich Händel, che rimase molto impressionato dalla sua esibizione.

Fu l’inizio del successo.

Il 20 Agosto 1719, cantò nella “Teofane”, sempre del Lotti: una prima assoluta organizzata per le nozze del principe Augusto (futuro re Augusto III di Polonia) con Maria Giuseppa D’Austria. Il compositore Johann Joachim Quantz, che assistette allo spettacolo, descrisse la sua performance con queste parole:

“Aveva una potente, chiara, uniforme e dolce voce di contralto, con un’intonazione perfetta e un vibrato eccellente. Il suo modo di cantare era ammirevole e la sua elocuzione impareggiabile. Cantava gli allegro con grande fuoco e faceva rapidi gorgheggi di petto con una tecnica articolata e piacevole. Il suo contegno era adatto al palcoscenico, e la sua azione naturale e nobile. A queste qualità egli univa una figura imponente e maestosa; ma il suo aspetto e portamento lo rendevano più adatto alla parte dell’eroe che a quella dell’innamorato”.

Altri contemporanei affermarono in modo meno magniloquente che non era particolarmente aggraziato nel muoversi nella scena e nel recitare, ma, vista la sua bellissima voce, erano peccati che si potevano tranquillamente perdonare. Il 1720 fu forse l’anno più importante della vita di Francesco Bernardi. Il Maestro di Cappella della corte di Dresda, Johann David Heinichen, durante alcune prove preparatorie del melodramma “Flavio Crispo”, entrò in contrasto con il Senesino per alcune scelte musicali. Per tutta risposta, il Bernardi comunicò la decisione di andar via da Dresda, con grande disappunto del sovrano.

Incisione di una scena del Flavio Crispo di Händel: sulla sinistra c’è il Senesino (da notare la sua alta statura) (Immagine di pubblico dominio via Wikipedia)

Händel, che ricordiamo aveva ascoltato il Senesino già tre anni prima, colse la palla al balzo e lo invitò a Londra, dove lui stesso era il compositore reale (suoi, ad esempio, sono gli inni dell’incoronazione dei re inglesi) e direttore della prestigiosa compagnia Royal Academy of Music. Ovviamente l’offerta era corredata dalla promessa di un considerevole compenso: fra le 2000 e 3000 ghinee a serata. Il 19 Novembre 1720 al Her Majesty’s Theatre di Londra debuttò con l’”Astarto” di Giovanni Bononcini, cominciando così la collaborazione con il grande compositore tedesco.

Ma non tutto era rose e fiori.

La maturità: i contrasti con Händel

La vita del Senesino a Londra era molto agiata. Si dedicava a collezionare libri antichi, dipinti e strumenti scientifici e frequentava l’agiata aristocrazia inglese. Non dimenticava, però, le sue origini: frequenti erano i suoi viaggi a Siena in cui offriva banchetti e esibizioni di canto, naturalmente apprezzatissime dai suoi concittadini.

Georg Friedrich Händel ritratto da Thomas Hudson, 1741 (Immagine di pubblico dominio via Wikipedia)

Nel mondo anglosassone il mezzosoprano senese ebbe un successo incredibile: fra il 1721 e il 1733 cantò in ben 18 opere di Händel e dei suoi collaboratori, con trasferte anche a Parigi e Venezia. Il grande compositore richiedeva sempre il nostro connazionale: pur non essendogli simpatico, ebbero numerosi alterchi, era innamorato della sua voce, che doveva essere veramente soave. A Francesco Bernardi, invece, questo eccessivo attaccamento stava probabilmente stretto, sviluppando una vera antipatia per il tedesco, trovandosi a cercare altri sbocchi.

Nel 1733 riuscì a scrollarsi dall’esclusiva di Händel, passando a una compagnia di musicisti rivale e concorrente: l’Opera della Nobiltà.

In questa sede realizzò tra l’altro un sogno: cantare assieme al più grande cantante lirico, castrato come lui, dell’epoca: Carlo Maria Broschi, detto il Farinelli. E’ famoso un episodio con il grande soprano: nel 1734 al teatro londinese Lincoln’s Inn Fields andava in scena l’”Artaserse”, opera musicata dal fratello di Broschi, Riccardo.

Il Senesino faceva la parte del tiranno crudele, mentre Farinelli era il prigioniero in catene. Quando Broschi cantò, il cantante senese si intenerì a tal punto per quella voce da scordarsi che stava recitando la parte del cattivo e a correre ad abbracciare il collega sulla scena, piangendo per la commozione.

Ma quelle furono le ultime imprese della sua brillante carriera.

Il ritorno in Italia

Nel 1736 Francesco Bernardi detto il Senesino cominciò probabilmente a sentire nostalgia per la patria. Ormai ricchissimo, glorificato, famosissimo, si sentiva all’apice della sua carriera. Sicuramente Händel cercava di riportarlo nella sua compagnia e questo lo infastidiva; inoltre in quegli anni ci si iniziava a rendere conto che la pratica della castrazione era una crudeltà, cominciando a evitare di impiegare cantori che avessero subìto questo trattamento.

Il 27 aprile 1736, in occasione del matrimonio del Principe del Galles, Federico Luigi di Hannover, con Augusta di Sassonia-Gotha-Altenburg, cantò, nella sontuosa cornice della Cappella Reale di St. James’s Palace, “Sing unto God, ye kingdoms of the earth”, un inno composto appositamente per l’occasione da Händel.

Dopo alcune rappresentazioni, alla fine di quell’anno, il Senesino tornò in Italia, portandosi dietro tutte le sue innumerevoli ricchezze guadagnate in ben 16 anni di lavoro in Inghilterra.

Il proverbiale humor inglese produsse una lunga poesia satirica, dal titolo “The Ladies Lamentation for the Loss of Senesino”, che alludeva chiaramente ai suoi averi e ai suoi buoni rapporti nei salotti inglesi, frequentati da nobili e ladies, affascinate dal grande cantore.

Una caricatura del Senesino (Immagine di pubblico dominio via Wikipedia)

In Italia, Bernardi non rimase con le mani in mano, ma lavorò moltissimo, in particolare nei teatri napoletani. Il suo ultimo ruolo fu ne Il trionfo di “Camilla” di Nicola Porpora, al Teatro San Carlo. Era il 1740. Stanco e appagato, il Senesino si ritirò dalle scene definitivamente. L’epoca dei castrati stava volgendo al termine: il suo stile di canto era ormai considerato desueto.

Era giunto il momento di godersi la sua fortuna accumulata negli anni. Tornò a Siena, dove si era fatto costruire una magnifica villa in campagna, circondata da terre di sua proprietà. Nel centro della città toscana acquistò un palazzo, che fece ristrutturare come se fosse una chiesa barocca.

Il Palazzo del Senesino, nel centro di Siena (foto di Leonardo Conti)

Il suo particolare gusto per i mobili inglesi lo seguì: fu lui a portare e a far conoscere l’arredo in stile “chippendale”, molto di moda in quel periodo. Era anche eccentrico: viveva con una scimmia, un pappagallo e un servitore nero. Una vera rarità, per non dire una stranezza per l’epoca.

Gli ultimi anni li trascorse in solitudine: era schivo e diffidente verso gli altri, sentimento che si traduceva in aperta ostilità quando si trattava di parenti, quasi si sentisse deriso o trattato con sufficienza dalle persone che non avevano subìto la castrazione, come lui. Con il nipote ed erede i rapporti erano addirittura pessimi: come si lamenta il parente nelle sue lettere (“…con ogni genere di persona, – scrisse – in tutto il mondo, ha contratto inimicizia.”), non ne poteva sopportare la presenza.

Morì nella sua villa di campagna il 27 novembre 1758 per “accidente apopletico”, chiedendo nel testamento di essere sepolto nella Basilica dell’Osservanza, nelle immediate vicinanze di Siena.

Aveva circa 72 anni ed erano trascorsi ben 51 anni dal suo debutto. La sua città natale gli ha intitolato, nel 2006, uno slargo che si trova nei pressi del suo palazzo, per celebrare un suo figlio una volta famosissimo e che, immeritatamente, era caduto nel dimenticatoio nel corso degli anni.

La targa apposta nel 2006 dal Comune di Siena nei pressi del palazzo Bernardi-Avanzati (foto di Leonardo Conti)

FONTI

https://it.wikipedia.org/wiki/Senesino

https://www.treccani.it/enciclopedia/bernardi-francesco-detto-il-senesino_(Dizionario-Biografico)

Francesco Bernardi detto “Il Senesino”, articolo di Maura Martellucci e Roberto Cresti apparso su Sienanews il 27-11-2015

https://web.archive.org/web/20130610121841/http://www.haendel.it/interpreti/old/senesino.htm

E. Avanzati, The unpublished Senesino, in: Handel and the Castrati, Handel House Museum, Londra, 2006.

W. Dean, “Senesino”, in: The New Grove Dictionary of Music, 2003.

A. Heriot, The Castrati in Opera, Londra, 1956.

C.S. LaRue, Handel and his Singers, Oxford, 1995.

J. Mainwaring, Memoirs of the life of the late G F Handel, Londra, 1760.

Una piece teatrale sul Senesino
https://www.lesalonmusical.it/il-testamento-del-senesino-o-il-tramonto-dellillusione/


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