Lizzie van Zyl fu una bambina che morì di febbre tifoide nel campo di concentramento di  Bloemfontein, in Sudafrica. La fotografia in copertina, sconvolgente nella sua cruda realtà, fu l’immagine principale utilizzata da Emily Hobhouse, attivista per i diritti umanitari e per l’emancipazione femminile inglese, in grado di portare a conoscenza il mondo della terribile realtà dei campi di concentramento inglesi in Sudafrica.

La bambina, figlia di un guerrigliero Boero che rifiutò di arrendersi agli inglesi, venne internata insieme ad altre decine di migliaia di persone, e sarà una delle 26.000 vittime (cifra approssimativa) che furono uccise o lasciate morire nei campi di concentramento.

Sotto, una donna con la figlia nel campo di Bloemfontein:

Nel racconto della Hobhouse, Lizzie venne dapprima internata poi, quando le sue condizioni divennero quasi disperate, portata in ospedale. La bambina non parlava inglese, e venne apostrofata come “l’idiota” dal medico e dalle infermiere, che non riuscivano a capirla. Un giorno, con le ultime forze, chiamò la madre ma, quando una signora si apprestò a raggiungerla per confortarla, venne bruscamente fermata da un’infermiera, che le disse di “non interferire con la bambina perché dava fastidio”. Lizzie van Zyl nacque il 22 Aprile del 1894, e morì in ospedale, senza genitori né persone care a lei vicino, il 9 Maggio del 1901.

Aveva da poco compiuto 7 anni

La storia della fotografia

La fotografia della bambina morente fu consegnata a Joseph Chamberlain dall’autore britannico Arthur Conan Doyle, che fu uno dei medici volontari durante la guerra in Sudafrica, impiegato nell’ospedale di Bloemfontein. Sia Doyle sia Chamberlain furono sostenitori della necessità della Guerra, e l’autore di Sherlock Holmes scrisse addirittura un saggio: The War in South Africa: Its Cause and Conduct, (qui riportato integralmente) che giustificava l’intervento inglese nel paese africano. Egli stesso ritenne che il saggio fu tra i motivi che lo fecero proclamare “Knight Bachelor” da Re Edoardo VII nel 1902 (Fonte: Wikipedia).

Il campo di Bloemfontein in un’immagine panoramica:

La fotografia venne inizialmente utilizzata come propaganda giustificativa della guerra, in quanto venne affermato che lo stato di denutrizione di Lizzie era il risultato del disinteresse della madre, e che la foto rispecchiava lo stato della bambina all’ingresso del campo. La Hobhouse esaminò il caso ed eseguì indagini approfondite, scoprendo l’autore dell’immagine, Mr. de Klerk (prigioniero anch’esso) che le confermò l’evidenza:

La bambina si trovò in quelle condizioni dopo due mesi di vita nel campo

La Hobhouse (fotografia sotto), similmente a quanto fatto da Alice Seeley Harris sei anni dopo durante l’occupazione di Leopoldo II in Congo, riuscì quindi a ribaltare il contesto, ponendo l’attenzione dei media sull’assurdità delle barbarie inglesi, pronunciando una frase che divenne poi celebre durante un intervento pubblico all’assemblea della “National Reform Union”, il 14 giugno 1901:

Quand’è che una guerra non è una guerra? Quando è condotta con metodi barbari!

Il contesto storico e i campi

La Seconda Guerra Boera oppose l’Impero Britannico, desideroso di nuovi territori da sfruttare, alla Repubblica del Transvaal e allo Stato Libero d’Orange, due stati indipendenti abitati prevalentemente dai discendenti di secolari immigrati olandesi. Il conflitto, nel quale l’Impero Britannico faticò ad avere ragione dei due stati, fu risolto anche in parte proprio dalla politica dei campi di concentramento, dove vennero internati soltanto donne, anziani e bambini.

Voluti dal generale britannico Horatio Kitchener, i campi in tutto il paese furono 58 in totale, e consentirono agli inglesi di applicare con la maggior efficacia possibile la tattica della “terra bruciata”. Al loro interno vennero rinchiusi tutti i civili boeri non in grado di combattere, creando una situazione paradossale per i Boeri, che combattevano gli inglesi mentre questi tenevano prigionieri i propri familiari.

La guerra rovinò moltissimo la reputazione internazionale dell’impero Britannico, anche e soprattutto per lo strumento dei campi di concentramento, ma finì comunque con l’annessione delle due repubbliche indipendenti alla Colonia del Capo, sotto il controllo Britannico. Il Sudafrica rimase direttamente dipendente dall’Inghilterra sino al 1931, e fino al 1961 fu un Reame del Commonwealth.

Il dramma dei campi di concentramento è ricordato dal Bethulie Concentration Camp Memorial, visibile qui sotto in Google Maps:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...