Lo stuzzicadenti è un piccolo oggetto in legno, di uso quotidiano per moltissimi, che non stupisce o incuriosisce e, una volta utilizzato, finisce distrattamente buttato nella spazzatura. Nonostante la sua semplicità, la storia del piccolo bacchetto appuntito è antichissima, e ha visto la sua forma mutare radicalmente nel corso dei secoli, sino a diventare un oggetto di uso domestico nel XIX secolo.

Gli stuzzicadenti più Antichi

Gli archeologi non hanno ancora scoperto la prova fisica di stuzzicadenti preistorici. Gli strumenti erano probabilmente, anche allora, in legno, e quindi facilmente degradabili. Ad ogni modo, i segni sui teschi dei Neanderthal e dei primi Homo Sapiens sono inequivocabili: anche gli uomini preistorici si pulivano i denti con gli stuzzicadenti.

Addirittura il primo uso documentato dello stuzzicadenti risale a 1,8 milioni di anni fa nei resti trovati nel sito di Dmanisi, in Georgia. Sulla radice di un dente della mascella sono stati identificati i segni di un graffio che mostrano l’uso di uno stuzzicadenti.

Sotto, il teschio di un Homo Georgicus, scoperto a Dmanisi, in Georgia. Fotografia di Pubblico Dominio condivisa via Wikipedia:

Strumento di Assassinio e Oggetto di Lusso

Giungendo in epoca storica, lo stuzzicadenti divenne un oggetto comune per le classi più agiate già dai tempi dei Greci e Romani. Ne parla Diodoro Siculo, storico siceliota del I Secolo a.C., quando racconta di come Agatocle, tiranno siracusano, fu assassinato con uno stuzzicadenti imbrattato di veleno. Gli stuzzicadenti del periodo sono inoltre giunti sino a noi grazie al materiale con cui venivano costruiti, che poteva essere osso o metalli preziosi.

Sotto, stuzzicadenti Romani conservati presso il British Museum di Londra. Fotografia di Fæ condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

La scelta dei metalli preziosi per realizzare uno stuzzicadenti è indice inoltre dell’elevata considerazione che questo strumento godeva fra le persone del tempo. In epoca medievale, portare un simile dono in oro o argento era un regalo prezioso e graditissimo, appannaggio soltanto delle classi più agiate. Ancora nel XIX secolo, Luisa Maria di Borbone-Francia, prima duchessa e poi reggente del Trono di Parma, aveva nella propria dote una dozzina di preziosi stuzzicadenti.

Sotto, un pendente con uno stuzzicadenti del XVI secolo conservato al British Museum di Londra:

Pulire i dolci

Gli stuzzicadenti furono prodotti in serie già nel XVI secolo, curiosamente dalle suore del Mosteiro de Lorvão a Coimbra, in Portogallo. I bastoncini non venivano tuttavia utilizzati per pulire i denti, ma dovevano ripulire le dita dai residui appiccicosi di confetti prodotti in loco. Nonostante la mancanza di fonti storiografiche riguardo l’uso preciso dello strumento, gli stuzzicadenti venivano presumibilmente usati per pulire anche i residui rimasti nei denti lasciati dai dolciumi.

Sotto, un particolare del dipinto “Le nozze di Cana”, di Paolo Veronese, dove si osserva una donna che si pulisce i denti con uno stuzzicadenti. Il quadro è conservato al Museo del Louvre di Parigi, fotografia di Pubblico Dominio via Wikipedia:

La zona di Coimbra divenne famosa per la produzione di stuzzicadenti, esportati in Europa e nelle Americhe. Fu nel XIX secolo che un imprenditore statunitense, Charles Forster, conobbe questo piccolo strumento di igiene personale mentre si trovava in Brasile, allora sotto l’influenza portoghese.

Il Re dello Stuzzicadenti

Forster, prototipo dell’imprenditore statunitense dell’800, iniziò ad ingegnarsi e ad acquisire la tecnologia per realizzare una macchina che producesse in serie gli stuzzicadenti. Coinvolse Charles Freeman, attivo nella produzione di macchinari per confezionare calzature, e insieme riuscirono a realizzare la prima fabbrica di stuzzicadenti nello stato del Maine, negli Stati Uniti. Una volta riusciti a realizzare i bastoncini in legno, che prima furono piatti e solo in seguito divennero cilindrici, il problema di Forster fu quello di generare l’esigenza dello strumento nelle persone comuni come in quelle delle classi più ricche.

Come generare la domanda per uno strumento che quasi tutte le persone, di ogni classe sociale, erano solite produrre in proprio?

Forster ebbe quindi un colpo di genio: assunse degli attori per andare in giro per i negozi domandando degli stuzzicadenti. Poco dopo che il negoziante rispondeva negativamente alla richiesta, Forster si presentava nel negozio proponendo l’acquisto degli stuzzicadenti.

Il brevetto per lo stuzzicadenti del 24 Marzo del 1891 presentato da Charles Freeman. Al centro il disegno di un piccolo stuzzicadenti. Fotografia via Google Patents:

Il marketing spietato di Forster non raggiunse solo i negozianti, ma anche i ristoranti. Organizzò delle messinscene dove alcuni attori andavano a cena e, a fine pasto, chiedevano degli stuzzicadenti ai camerieri. Alla risposta negativa di questi, gli attori si producevano in una scenata rumorosa e chiassosa, che apostrofava l’assurdità di non avere a disposizione degli stuzzicadenti in un Ristorante.

Il piccolissimo paese di Strong, nel Maine, divenne la capitale mondiale dello stuzzicadenti. Curiosamente, il villaggio contava meno di 1.000 abitanti, ma qui venivano prodotti sino a 500 milioni di stuzzicadenti l’anno già a fine ‘800. Il momento di maggior popolarità fu durante gli anni ’50 quando, a fine Seconda Guerra Mondiale, gli statunitensi avevano esportato l’uso degli stuzzicadenti anche in Europa e in Asia, dilagando poi in tutto il mondo.

Il mercato globale e la produzione cinese però mise in ginocchio la Forster Manufacturing Company, che chiuse i battenti nel 2003, dopo oltre un secolo di storia.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...