Nel 1980 Mike Wells scattò una delle fotografie simbolo della fame in Africa, probabilmente quella più famosa insieme a quella del Bambino e dell’Avvoltoio, nella quale si vede la mano di un bambino sopra quella di un missionario cattolico. La mano del piccolo è talmente scheletrica da sembrare disumana: le unghie sono difficilmente distinguibili, e la pelle sembra ricoprire direttamente le ossa.

Il fotografo spiegò alla rivista Holland Herald che nel 1980 si trovava in Africa per il “Save the Children Fund” del Regno unito, coprendo a livello mediatico la campagna anti-polio nello Swaziland e nel Malawi. Wells scattò la fotografia in Uganda, dove i padri di Verona distribuivano il cibo durante i primi giorni della carestia. Uno dei missionari disse a Wells che il ragazzo Karamojong aveva all’incirca quattro anni.

La carenza di cibo nella regione della Karamoja iniziò nel luglio del 1978 dopo una siccità devastante, che causò l’assenza di raccolto aggravata da una malattia delle piante. Nonostante i morti, il dittatore criminale al potere in quel periodo, Idi Amin Dada, non si curò in nessun modo delle condizioni del popolo, che venne lasciato morire di fame e stenti.

Sotto, Idi Amin Dada, dittatore dell’Uganda dal 1971 al 1979:

Dopo il rovesciamento di Amin e la fuga dei suoi soldati nel 1979, i guerrieri Karamojong acquisirono una grande quantità di armi e munizioni. Le bande armate al potere impedirono i flussi dei commerci di bestiame e grano, con moltissime persone che iniziarono a morire di fame. Il picco di drammaticità si raggiunse nel 1980, quando a luglio e agosto il numero di morti divenne impressionante. I padri missionari chiesero aiuti al World Food Program di Roma per un’assistenza urgente, ma la situazione tardò a stabilizzarsi, e le vittime si contarono a migliaia.

Mike Wells, che era un fotografo freelance, nel 1981 avrebbe vinto il prestigioso World Press Photo Award per questa fotografia, ma affermò di essersi profondamente vergognato per averla scattata. Attese cinque mesi prima di pubblicarla, perché era imbarazzato nel vincere un premio con un’immagine di una persona che stava morendo di fame.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...