Judy Garland, vero nome di Frances Ethel Gumm, nacque il 10 giugno 1922 a Grand Rapids, nel Minnesota, da una famiglia di artisti di Vaudeville di origine ebraica che si trasferì ben presto in California. Con le due sorelle maggiori formò un trio canoro che comparve in diversi shorts sonori, performance che venivano eseguite dietro la pressione della madre, una donna rigida e competitiva che mirava al successo.

Sotto, le tre sorelle Garland, fotografia di pubblico dominio via Wikipedia

Nel 1935 Judy venne scritturata dalla MGM, recitando a fianco di Mickey Rooney nella serie dedicata ad Andy Hardy. Pare risalgano a quell’epoca l’inizio dell’uso di droghe da parte dell’attrice, spesso incoraggiata dalla madre stessa, per avere il massimo rendimento sul set e lo splendore della forma fisica. Un dirigente di studio infatti le disse:

Sembri un gobbo. Ti amiamo ma sei così grassa che sembri un mostro

Sfortunatamente, la dipendenza da sostanze stupefacenti iniziò a giocare un ruolo importante nella vita dell’attrice. Le anfetamine furono il suo sostegno principale, e le venivano date nello studio della MGM per rendere più vivaci le sue esibizioni dietro la macchina da presa.

L’azienda di produzione cinematografica incoraggiò l’utilizzo di sostanze, così come l’abuso di sigarette e pillole per sopprimere l’appetito. I rappresentanti dello studio misero la giovane Garland a una dieta rigorosa fatta solo di zuppa di pollo e caffè nero, una misura per assicurarsi che rimanesse magra come le modelle di quell’epoca.

Naturalmente, questo tipo di privazioni abusi resero la ragazza tremendamente poco sicura delle sue capacità, e intorno ai 20 anni iniziò a sperimentare i primi esaurimenti nervosi.

Secondo il suo ex-marito Sid Luft durante la sua vita avrebbe tentato il suicidio almeno 20 volte

Luft ricordò dopo la morte: “Non pensavo a Judy come a una persona clinicamente malata, o a una drogata. Ero solo preoccupato che fosse successa una cosa terribile alla donna deliziosa e brillante che amavo“.

Foto da il film “Il mago di Oz” condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia

Durante gli anni ’40 la Garland, premio Oscar giovanile nel 1940, cominciò a interpretare ruoli ‘adulti’ e si confermò come una delle dive di maggior richiamo della MGM, a partire da For Me and My Gal (1942). Sul set di Meet Me in St. Louis nel 1944 iniziò una relazione con il regista Vincente Minnelli che diventò poi il suo secondo marito, e con il quale ebbe una figlia celebre quanto la madre, Liza Minnelli.

Sotto, Vincente Minnelli negli anni ’50. Fotografia di Earl Ostroff condivisa via Wikipedia:

La Garland ebbe un primo grave esaurimento nervoso dopo il flop del film “Il pirata” venendo ricoverata d’urgenza in una clinica e dando inizio alla sua lunga crisi personale, segnata dal consumo di droghe e di alcol, con periodici ricoveri e cure dimagranti, che culminerà con i tentativi di suicidio, la rottura del contratto con la MGM e il divorzio dal marito Vincent.

Sotto, la canzone “Somewhere Over the Rainbow” nel celebre “Il Mago di Oz”:

Nonostante la difficoltosa vita privata l’attrice affermò nel 1962:

Sono sempre dipinta una figura più tragica di quanto io sia in realtà

E’ proprio su questi ultimi anni che si concentra il nuovo film “Judy” diretto da Rupert Goold, vincitore di un premio ai Golden Globes e un premio ai Critic Choice Award, e più precisamente sull’inverno del 1968, in cui Judy Garland arrivò nella Swinging London per prepararsi allo spettacolo “The Talk of the Town”, combattendo con la direzione e affascinando tutti i musicisti. L’attrice inizia anche una nuova storia d’amore, ma la sua anima vacilla:

La diva è esausta e vorrebbe tornare a casa dai suoi figli

Judy Garland aveva solo 47 anni quando morì, eppure aveva vissuto molte vite. Da star bambina a protagonista di ruoli adulti fino a icona gay, la vita personale e professionale della donna fu caratterizzata da alti e bassi devastanti.

Dal “Mago di Oz” al tip tap in “L’allegra fattoria”, la Garland era un’istituzione decennale a Hollywood prima della sua morte. Nonostante le sue interpretazioni allegre e spensierate negli anni ’30, ’40 e ’50, il mondo interiore della donna era tremante come il suo vibrato. Disse una volta:

A volte mi sembra di vivere in una bufera di neve

“Una tormenta assoluta”. In effetti, dolore, dipendenza e insicurezza erano i compagni di viaggio della Garland quanto i suoi amati spettatori. “Judy” è l’adattamento dell’opera teatrale ‘End of the Rainbow’, dramma musicale scritto da Peter Quilter che ha avuto la sua prima in teatro il 10 agosto 2005. Costellato da diversi numeri musicali riprende le canzoni più celebri dell’attrice da “Over the Rainbow” a “For me and my Gal”.

Foto da il film “Judy” condivisa via Wikipedia

Il biopic di Rupert Goold e l’interpretazione straziante di Renée Zellweger, capace di evocare non solo l’aspetto esteriore di questa grande star ma soprattutto la sua anima, mirano a mostrare come dietro le torte di compleanno di plastica, gli abiti di scena e le regole della finzione c’era una donna che ha sofferto veramente, che ha amato lo show business come un genitore, cercando il suo applauso prima di ogni cosa, e da esso è stata infine divorata.

 

Nell’estate del 1969, la sua tragica eredità fu cementata con la prematura morte

Secondo l’autopsia, si trattò di morte accidentale dovuta a un’assunzione eccessiva di barbiturici in un lungo arco di tempo. Judy Garland fu trovata deceduta dal quinto e ultimo marito Mickey Deans nella stanza da bagno del suo appartamento londinese al numero 4 di Cadogan Lane a Chelsea. Un medico che l’aveva visitata in precedenza asserì che le sarebbe rimasto comunque poco tempo da vivere, a causa della grave forma di cirrosi epatica da cui era affetta.

Fotografia di pubblico dominio via Wikipedia

Il corpo dell’artista venne tumulato in un colombario del Ferncliff Cemetery di Hartsdale, nello stato di New York. Dopo oltre quarantasette anni, nel gennaio 2017, i tre figli fecero traslare il corpo nel Judy Garland Pavilion, un nuovo ed enorme padiglione costruito all’interno dell’Hollywood Forever Cemetery per ospitare le spoglie della Garland e dei membri della sua famigli.

Il funerale della star fu affollatissimo, e sotto possiamo vedere un filmato d’epoca:

Martina Manduca
Martina Manduca

Vivo a Venezia e ho studiato Archeologia medievale tra l’Università di Padova e l’Università di Cordoba in Spagna. Sono appassionata di arte, letteratura e cucina e mi piace scoprire un aspetto nuovo di ognuna di esse viaggiando per il mondo.