Negli anni ’60 le gite domenicali di famiglia erano prevalentemente in montagna, I miei erano appassionati di storia e visitavamo i luoghi della prima guerra mondiale. Dal Pasubio alla Bainsizza (ora confine con la Slovenia), il Grappa col Sacrario, il Cimone, l’Ortigara, il San Michele dove gli austriaci tirarono per la prima volta cloro e fosgene, Redipuglia e tutti i piccoli musei della guerra..Non c’era ancora turismo di massa, solo pochi appassionati, ed i luoghi erano restati quasi indisturbati, ancora con i crateri delle cannonate, anche se era ricresciuta l’erba. Dentro e fuori da trincee, gallerie, camminamenti. Erano passati meno di 50 anni ed ancora i segni della guerra erano visibili. Gavette, stufe, pezzi metallici, talvolta pericolose bombe a mano e ossa. Tante ossa. C’erano delle grandi fosse dove i visitatori erano pregati di depositare i resti umani ritrovati, Ricordo il ritrovamento di una mano, troncata al polso, ed io, bambina, chiedevo come avrebbero mai potuto rimetterla insieme agli altri pezzi del soldato.

Mappa con indicate le fasi della disfatta di Caporetto (24 ottobre – 12 novembre 1917):

I dispersi, tanti, non si sa neppure bene quanti. Dilaniati da bombe o pietosamente sepolti, senza un nome, senza nessuna traccia, tranne una piccola croce artigianale.

Alla fine della guerra i più furono recuperati e portati nei cimiteri militari, ma sono tanti, davvero tanti, quelli senza un nome. A Redipuglia su 100.000 soldati italiani sepolti 60.000 sono ignoti, a Cima Grappa su 12.615 sono 10.333 gli ignoti. Questi sono solo un esempio, e ancora i resti di 13 soldati italiani e austriaci sono stati ritrovati nell’agosto 2019 e sepolti al Sacrario insieme al totale aggiornato di 24.000 fra italiani e austriaci dei quali 22.000 ignoti.

La bara del Milite Ignoto non ancora inumata all’Altare della Patria al Vittoriano:

Ogni nazione, alla fine della guerra, volle onorare tutti gli ‘ignoti’ scegliendone uno da seppellire in un monumento a ricordo. In Italia il Colonnello Dohuet propose, nell’agosto del 1920, la sepoltura di un milite non identificato al Pantheon. La proposta, presentata al governo dal Ministro De Vecchi venne accettata l’anno seguente, stranamente ci furono 35 voti contrari, ma al posto del Pantheon, per la sepoltura venne scelto l’Altare della Patria.

Il nome “Milite ignoto” lo si deve a Gabriele D’Annunzio

Venne nominata una commissione di 6 militari, tutti insigniti di medaglia d’oro, per il recupero di 11 salme ignote fra le quali scegliere quella da seppellire a Roma, Erano rappresentati tutti i gradi: un generale, un colonnello, un tenente, un sergente, un caporalmaggiore e un soldato semplice.

La cerimonia di tumulazione del Milite Ignoto all’Altare della Patria (4 novembre 1921), con le bandiere dei reggimenti di fanteria che omaggiano la salma:

Nell’ottobre del 1921 vennero scelte le salme, provenienti da cimiteri di guerra o dai luoghi di battaglia dove una croce indicava una sepoltura, dalle zone dove i combattimenti erano stati più cruenti: Rovereto, le Dolomiti, Asiago, il Monte Grappa, il Montello, il Cadore, il basso Piave, il Basso Isonzo, Gorizia, il Monte S. Michele e il Carso.

Basilica di Aquileia: le undici bare con le salme dei caduti non identificabili:

I criteri prevedevano che i resti non dovessero in alcun modo essere riconoscibili per grado o arma, ma dovevano essere inequivocabilmente italiani e riconoscibili solo per i resti della divisa o degli scarponi, ma non dovevano portare mostrine o altro che potesse distinguerli in alcun modo.

Le bare, tutte identiche e non distinguibili, furono portate prima a Udine e poi nella Basilica di Aquileia. Qui vennero disposte, coperte dal tricolore, e poco prima della scelta vennero ulteriormente mischiate fra loro per impedirne il riconoscimento della zona di provenienza da parte di chi le aveva trasportate.

La salma del Milite Ignoto viene issata sul carro funebre nella stazione di Aquileia (29 ottobre 1921):

La scelta doveva venir fatta da Maria Bergamas di Gradisca d’Isonzo, madre di Antonio. Richiamato nel 1914 dall’esercito austroungarico, aveva in seguito disertato per unirsi a quello italiano, e con il nome di Antonio Bontempelli, nome fittizio come d’uso per gli irredenti, era morto in combattimento sull’altopiano di Asiago durante la Strafexpedition del 1917 che portò alla terribile disfatta di Caporetto, e mai ritrovato.

La signora Maria Bergamas, madre di Antonio Bergamas, disperso della prima guerra mondiale, che scelse, il 28 ottobre 1921, la salma da inumare all’Altare della Patria:

Antonio Bergamas:

Il 28 ottobre Maria passò davanti alle bare, aveva in mano dei fiori che doveva depositare su quella scelta, ma davanti alla decima si accasciò, sopraffatta dal dolore e dall’emozione, e ci appoggiò sopra il velo.

Il milite ignoto era stato scelto

I 10 restanti vennero sepolti nel cimitero di Aquileia dove, alla sua morte, fu sepolta anche Maria Bergamas. La bara, posta su un affusto di cannone, fu caricata su un carro ferroviario aperto, dove la gente potesse vederla durate il percorso, accompagnata da 16 vagoni con reduci decorati con medaglia d’oro, come scorta d’onore.

Re Vittorio Emanuele III segue la bara del Milite Ignoto caricata su un affusto di cannone (2 novembre 1921):

A Roma intanto era stato preparato il loculo esterno che l’avrebbe contenuta.

Il viaggio durò dal 29 ottobre al 2 novembre, sulla linea Aquileia-Roma, toccando molte città a velocità ridottissima perché la gente potesse rendergli onore e ali di folla la seguirono per tutto il percorso, in silenzio assoluto, come prescritto, e con il solo suono delle campane a morto delle chiese vicine.

La folla sui binari al passaggio del treno dalla stazione di Arezzo con la bara del Milite Ignoto:

Le madri e le vedove dei caduti della prima guerra mondiale seguono la bara del Milite Ignoto caricata su un affusto di cannone (4 novembre 1921):

Arrivata a Roma fu portata nella chiesa di S. Maria degli Angeli e Martiri ed esposta al pubblico anche per tutta la notte con la Guardia d’Onore, Le esequie solenni furono tenute dal Vescovo di Trieste, che l’aveva accompagnata nel viaggio da Aquileia, e la bara benedetta con le acque del Timavo, che scorreva lungo il fronte, al confine con la Slovenia.

La cerimonia di tumulazione del Milite Ignoto (4 novembre 1921) vista da piazza Venezia:

Il 4 novembre fu portata su un affusto di cannone trainato da cavalli lungo le vie di Roma fino all’Altare della Patria, e al solo rullo di tamburi, come nei funerali reali, fu inserita nel sacello con appoggiati sopra la Medaglia d’Oro al Valor Militare e un elmetto.

L’arrivo della salma del Milite Ignoto all’Altare della Patria (4 novembre 1921):

Nel 1935 venne creata la cripta, il pavimento è di marmo del Carso, l’altare intagliato in un blocco di pietra del Grappa e le parti in pietra vengono dai vari teatri di guerra, e qui è è visibile il lato opposto del sacello esterno.

L’Altare della Patria al Vittoriano, con la guardia d’onore del Milite Ignoto sovrastata dalla statua della dea Roma. Più in alto si riconosce la parte inferiore della statua equestre di Vittorio Emanuele II. Fotografia di Darafsh condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Nessuno di quei circa 600.000 ragazzi e giovani uomini morti dovrebbe mai esser dimenticato, e quella tomba, sull’altare della patria, li ricorda tutti.

Giovanna Francesconi
Giovanna Francesconi

Amo la storia, e le storie dietro ad ogni persona o oggetto. Amo le cose antiche e non solo perché ormai ne faccio parte pure io, ma perché la verità è la figlia del tempo.