La Storia del London Bridge: dal Medioevo all’Epoca Vittoriana sino a un Parco in Arizona

Il London Bridge, o Ponte di Londra, costantemente percorso dai turisti alla ricerca delle giuste inquadrature per scattare foto al Tamigi ed ai monumenti che lo dominano, rappresenta da sempre uno dei luoghi più iconici della capitale inglese. Sorprendentemente però il ponte originale, uno dei più famosi al mondo, noto come l’Old London Bridge, si trova oggi in Arizona, a più di 8.000 km di distanza dalla sua antica collocazione.

Sotto, fotografia del Londron Bridge nel 2006, di Peter Burges, fonte Flickr:

London Bridge is falling down,
Falling down, Falling down.
London Bridge is falling down,
My fair lady

( Il Ponte di Londra sta crollando, crollando,
il Ponte di Londra sta crollando, mia bella signora).

Filastrocca inglese del XVIII secolo

Proviamo allora a capire come mai il vero Ponte di Londra sia finito nel 1971 a Lake Havasu City negli Stati Uniti d’America, divenendo una delle maggiori attrazioni turistiche statunitensi dopo il Grand Canyon. Come è noto, il London Bridge è ubicato nel cuore di Londra, sullo strategico snodo tra la City ed il quartiere di Southwark.

Un primo ponte fu edificato dai Romani, circa due millenni or sono, all’incirca nella posizione odierna e, dopo il ritiro dell’esercito da Londinium, la Londra romana che era stata un importante centro commerciale durante tutto il periodo imperiale, anche il ponte cadde in rovina, come il resto della città.

La prima attestazione scritta di un collegamento tra le opposte rive del Tamigi nella zona corrispondente all’attuale risale al 1016, quando il ponte fu attraversato dalle truppe di Canuto il Grande, un sovrano danese che mosse guerra al re anglosassone Edmondo II.

Ricostruito per ragioni difensive dai normanni, il London Bridge fu distrutto da un tornado nel 1091. Edificato nuovamente, fu poi nuovamente demolito, stavolta da un incendio, nel 1136.

Sotto, il Ponte di Londra nel 1632 in un’opera di Claude de Jongh:

Nel frattempo il ponte era diventato però un ineludibile luogo di transito dei pellegrini diretti a Canterbury per visitare la tomba di Thomas Becket, l’arcivescovo canonizzato per aver pagato con la vita la sua ostilità all’assolutismo di Enrico II.

Becket fu assassinato durante gli uffici divini il 29 dicembre del 1170 e l’ondata di indignazione che ne scaturì rese la cattedrale di Canterbury, teatro dell’uccisione, meta di continui pellegrinaggi, ricordati anche nei Racconti di Canterbury di Geoffrey Chauser.

Disegno di sconosciuto del 1682:

Nel 1173 Peter de Colechurch, il “Guardiano della Confraternita per il Ponte”, preoccupato per il crescente volume di pellegrini che attraversavano il ponte, propose di ricostruire il London Bridge non più in legno, come era stato sin dall’epoca romana, ma in pietra, per renderlo più solido e sicuro. Gli imponenti lavori di riedificazione iniziarono nel 1176 sotto la supervisione dello stesso Colechurch.

Al centro della grandiosa costruzione a 19 arcate e ponte levatoio, capolavoro dell’ingegneristica medievale, si ergeva la “Cappella di San Tommaso”, uno degli edifici di culto più maestosi della città, munita persino di un ingresso a livello del Tamigi per facilitare l’accesso dei pescatori che volevano onorare il santo.

Quando il London Bridge fu completato, ad ormai un trentennio dall’inizio dei colossali lavori, Giovanni il Plantageneto, fiero dei risultati raggiunti, per renderlo anche un polo attrattivo dal punto di vista commerciale, autorizzò la costruzione su di esso di quasi 200 botteghe ed abitazioni che raggiunsero, in alcuni casi, l’avveniristica altezza di sette piani.

Sotto, incisione del XVI secolo ad opera di Claes Visscher:

C’era un problema, però… Il London Bridge era largo solo 8 metri, davvero poco per non creare ingorghi di cavalli, di carri, di persone e di merci, considerando la presenza di edifici su entrambi i lati.

Se vi foste trovati sul London Bridge in epoca medievale nell’ora di punta, la vostra attenzione sarebbe stata probabilmente attirata dalle grida di richiamo dei commercianti ; il vostro sguardo si sarebbe soffermato sulle insegne affisse sulle botteghe raffiguranti le merci in vendita e sareste forse restati occasionalmente intrappolati nel traffico. La vista del Tamigi dal ponte tuttavia, allora come oggi, sarebbe stata impagabile, ed avreste trovato molto caratteristico lo strano aspetto “a tunnel” degli ultimi piani di abitazioni e di negozi che si congiungevano da un lato all’altro del ponte.

Passeggiare sarebbe stato piacevole perché, protetto da due cancelli, uno a Nord ed uno a Sud, il London Bridge si sarebbe rivelato un luogo sicuro per i commerci e per il transito, una vera e propria piccola città-nella-città, operosa e colorata, chiassosa e pittoresca.

Proseguendo la vostra visita al ponte vi sareste imbattuti nel cancello sud, quello di Stone Gateway, tristemente famoso a Londra, per essere, dall’inizio del Trecento, il luogo su cui venivano esposte le teste mozzate dei traditori.

Da William Wallace a Tommaso Moro, da John Fisher a Thomas Cromwell, le teste infisse sul ponte, dopo essere state immerse nel catrame a protezione degli agenti atmosferici, continuarono infatti per più di tre secoli ad intimidire con il loro aspetto sinistro i passanti, finché a metà Seicento tale barbarica pratica fu finalmente interrotta.

Tra un incidente e l’altro il Ponte di Londra resistette inalterato fino al Settecento, quando si comprese che l’antica costruzione medievale non era più in grado di fronteggiare le mutate esigenze di una capitale i cui intensi traffici richiedevano un ponte più moderno ed ampio sul Tamigi.

Nonostante le polemiche e le resistenze da parte dell’opinione pubblica dell’epoca, che ravvisava nel London Bridge medievale uno dei simboli più tradizionali di Londra, si stabilì di edificare un nuovo ponte su progetto dell’ingegner John Rennie padre, ponte che fu poi ultimato da John Rennie figlio, nel 1831, ad un costo complessivo di 12 milioni di sterline.

Sotto, “The Demolition of Old London Bridge”, quadro del 1832 conservato alla Guildhall Gallery di Londra:

Alla fine la costruzione a 5 arcate in pietra, che si distendeva sul Tamigi per una lunghezza di 283 metri, a 30 di distanza dal ponte medievale che venne demolito subito dopo l’inaugurazione del nuovo London Bridge, si rivelò comunque un insuccesso: il traffico sul fiume non migliorò affatto ed i lavori di ampliamento del ponte, progettati solo qualche anno dopo, ne minarono irrimediabilmente le fondamenta, causando un graduale sprofondamento della struttura.

Ben presto fu assolutamente chiaro che il faraonico “Ponte di Rennie”, il nuovo London Bridge che aveva soppiantato l’antico, non avrebbe retto a lungo.

E così, il 18 aprile del 1968, fallita la sua missione nella capitale britannica, il povero London Bridge, ex Ponte di Rennie, salutò per sempre il Tamigi e partì, smontato in un numero enorme di pezzi numerati, alla volta di Lake Havasu City in Arizona, dove venne pazientemente riassemblato e ricostruito su di un canale artificiale che conduce da Lake Havasu a Thomson Bay, in un parco in stile inglese, corredato da un centro commerciale in falso stile Tudor.

Sotto, il London Bridge nel 1870, fotografia pubblicata dalla Cornell University su Flickr:

Era stato infatti acquistato da un ricchissimo uomo d’affari statunitense, Robert McCulloch, per 2.460.000 dollari.

Nonostante le pubbliche smentite dell’americano, è ancora convinzione dei londinesi che McCulloch credette inizialmente di aver acquistato non il London Bridge, divenuto nel frattempo ai loro occhi l’ “Old London Bridge”, ma il più imponente Tower Bridge e che quindi rimase di stucco quando si rese conto della natura dell’acquisto fatto.

Il London Bridge in ricostruzione in Arizona, nel 1971:

Immagine condivisa via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

Qualunque sia la verità, l’acquisto del London Bridge di Rennie si trasformò comunque in un investimento estremamente redditizio, se si considera la mole immensa di visitatori del sito.

Il London Bridge a Lake Havasu nel 2009. Fotografia di Ken Lund condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

E l’attuale London Bridge, allora?

L’attuale ponte, a tre arcate, progettato dalla società “Mott, Hay and Anderson” fu inaugurato dalla regina Elisabetta II il 17 marzo 1973. Solo nove anni dopo una nave da guerra inglese, la HMS, vi sbattè contro, causando danni alla struttura.

Nonostante le alterne, a volte curiose vicende che hanno contraddistinto la sua storia, il London Bridge, più volte ricostruito, resta, a dispetto di tutto, sempre affollatissimo ed è tuttora uno dei luoghi più amati di Londra.

L’attuale London Bridge di Londra, nel 2017, fotografia di ChiralJon da Flickr:

Stone so strong will last so long,
Last so long, Last so long,
My fair lady.

(La pietra robusta durerà molto a lungo,
molto a lungo, molto a lungo.
Mia bella signora).

Filastrocca inglese del XVIII secolo.

Giovanna Potenza

Giovanna Potenza è una dottoressa di ricerca specializzata in Bioetica. Ha due lauree con lode, è autrice della monografia “Bioetica di inizio vita in Gran Bretagna” (Edizioni Accademiche Italiane, 2018) e ha vinto numerosi premi di narrativa. È uno spirito curioso del mondo che ama viaggiare e scrivere e che legge avidamente libri che riguardino il Rinascimento, l’Età Vittoriana, l’Arte e l’Antiquariato. Ha una casa ricca di oggetti antichi e di collezioni insolite, tra cui quella di fums up e di bambole d’epoca “Armand Marseille”.