La chiesa di Little Dunmow, Santa Maria, è uno degli edifici più antichi dell’Essex. L’edificio era in origine la cappella della dama di un convento agostiniano del XII secolo, e al suo interno si trova una tomba in alabastro che raffigura una delle donne più famose della storia britannica, Lady Marian.

Leggendaria compagna di Robin Hood, il personaggio letterario è stato ispirato dalla vita e dalle leggende che circondano la figlia di un barone dell’Essex del XIII secolo di nome Matilda Fitzwalter.

Robin Hood e Maid Marian (poster, 1880 circa)

Nata alla fine del XII secolo, Fitzwalter era la figlia di Robert, il barone Fitzwalter, ricco signore di Little Dunmow. L’uomo era un nobile potente, e fu tra i leader dell’aristocrazia che costrinsero il Re Giovanni a firmare la Magna Carta.

Una possibile ragione dei rancori di Robert nei confronti di Re Giovanni circonda il 18° compleanno di Matilda, una storia che ora è diventata leggendaria perché fu la prima volta che la ragazza incontrò Robin Hood.

Leggenda vuole che il padre di Matilda avesse ospitato un grande banchetto e un torneo per molti ospiti. Fu il quarto giorno, tuttavia, che i festeggiamenti giunsero davvero al culmine quando un cavaliere, sconosciuto, riuscì a dominare tutti gli altri nella giostra e nel combattimento. Matilda si innamorò immediatamente del cavaliere, ma egli sparì velocemente durante la notte.

Se Matilda aveva apprezzato lo sconosciuto cavaliere il principe Giovanni, futuro Re, aveva messo gli occhi su Matilda e la voleva come amante. Sia il potente barone Robert sia Matilda rigettarono con sdegno l’offensiva offerta di Giovanni, e questo scatenò le ire del sovrano.

Robin Hood e Marian nella loro pergola (1912). Marion indossa un cappello tirolese e porta un corno da caccia:

La circostanza non è solo frutto della leggenda ma trova traccia anche nei documenti storici, perché il barone Fitzwalter venne ufficialmente bandito all’inizio del XIII secolo.

E sul proseguo della vicenda, invece, la leggenda e la storia si intrecciano, non consentendo di capire dove inizi l’una e dove finisca l’altra.

Matilda riuscì a fuggire dalle grinfie del principe Giovanni e corse a nascondersi nella foresta, ma si imbatté di nuovo nel misterioso cavaliere. Durante questo incontro Robin Hood non era più nascosto dietro l’armatura ma con gli abiti tipici dell’epoca, insieme al suo gruppo di fuorilegge.

Alla fine si presentò come l’unico conte fuorilegge: Robin Hood.

Dopo alcuni scontri fra Giovanni, Matilda e Robin Hood, Re Riccardo tornò dalle crociate e la contea di Robin Hood fu ripristinata. Matilda, che aveva sposato Robin qualche tempo prima, divenne contessa di Huntingdon, ma la pace durò ben poco. Riccardo, che viveva in Francia, morì in breve tempo, e la corona passò al crudele fratello Giovanni.

Re Giovanni mise nuovamente una taglia sulla testa di Robin Hood, e nel giro di pochi anni l’eroe del popolo morì, lasciando Matilda in balia della crudeltà del re. Matilda si rifugiò nel Priorato di Dunmow per cercare protezione, ma l’espediente non fu abbastanza efficace.

Una delle prime raffigurazioni di Lady Marian:

Con il pretesto di cercare la pace, il Re complottò per uccidere Matilda nel suo rifugio, inviando un ignaro cavaliere a portarle un dono mortifero, un braccialetto avvelenato. Un gentiluomo tanto a modo non fece nascere sospetti a Matilda, che indossò al suo cospetto il gioiello inviatole da Re Giovanni. Leggenda vuole che, in pochi istanti, l’ex-contessa divenne pallida, morendo in un batter d’occhio.

Matilda venne sepolta circondata dai fiori, e mantenne un sorriso anche dopo la morte, l’immagine che rimane, ancor oggi, impressa sulla sua tomba.

Fotografia di John Salmon condivisa con licenza Creative Commons via Geograph:

Fotografia di John Salmon condivisa con licenza Creative Commons via Geograph:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...