La Spagna alla conquista delle Americhe

Una luce fioccava all’orizzonte, nell’oscurità addolcita dal fievole brillio della volta celeste, che si rifletteva in quell’immensa massa blu scuro sulla quale da troppi mesi navigavano le navi inviate dai Cristianissimi sovrani spagnoli e affidate al comando dell’Ammiraglio genovese. Il contatto era avvenuto. I nativi di Guanahani e gli europei si erano accorti della reciproca esistenza.

Chi o cosa c’era lì, in lontananza? Quali misteri celava quella terra tanto disperatamente cercata?

Per scoprirlo dovevano attendere un’intera nottata. L’attesa era palpabile. La calma del mare e la fresca, leggera brezza notturna dilatavano il tempo. Era la mattina del 12 ottobre 1492, quando gli europei sbarcarono e incontrarono la prima popolazione americana (gli spagnoli erano convinti di essere arrivati in Asia, per questo li denominarono Indiani).

Persone diverse, curiose, particolari.

… ho visto che erano molto amichevoli con noi, e ho percepito che potevano essere convertiti molto più facilmente alla nostra santa fede con mezzi gentili che con la forza… Mi sembra che le persone siano ingegnose e sarebbero dei buoni servitori e sono dell’opinione che diventerebbero molto prontamente cristiani, poiché sembrano non avere religione. Imparano molto rapidamente le parole che gli vengono dette” osservava Colombo, esprimendo poi il desiderio di portarli con sé in Spagna per mostrarli ai reali. Gli autoctoni erano creature esotiche da osservare, asservire e istruire sulla fede. Considerati inferiori, forse come dei bambini con del potenziale. La conversione era il fine di Colombo e dei sovrani, che ancora si ostinavano a continuare quella crociata che mai son stati intenzionati a concludere con la presa di Granada. Dovevano non solo trovare un’altra via commerciale per le Indie, ma anche accerchiare i musulmani, i nemici per eccellenza, i pagani.

Cristoforo Colombo:

Il fine religioso di certo non andava in contrasto con la ricerca di oro, terre e spezie, missione che non poteva certo essere secondaria. Per questo si diressero verso l’isola che battezzeranno Hispaniola. Secondo gli “indios” interrogati, lì avrebbero trovato metallo in quantità.

Ci sono meravigliose pinete e prati di grande estensione. C’è il miele e ci sono molte specie di uccelli e una gran varietà di frutti. Nell’entroterra ci sono numerose miniere di metalli e innumerevoli persone. Hispaniola è una meraviglia. Le sue colline e montagne, le belle pianure e l’aperta campagna, sono ricchi e fertili per la semina e per il pascolo e per la costruzione di città e villaggi. I porti marittimi sono incredibilmente belli, così come i magnifici fiumi… Ci sono molte spezie e vaste miniere d’oro… [I nativi] non hanno… armi”.

Colombo doveva convincere i sovrani e la corte a finanziarlo ancora. Gli si prospettavano condizioni favorevoli. Gli abitanti di quelle terre potevano essere convertiti senza l’uso della forza. Ma non tutti la pensavano così. La maggior parte degli spagnoli che sarebbero partiti si era formata nella guerra. Genti deboli, poco armate e per lo più inoffensivi. Alcuni pareva fossero cannibali, considerati quindi “mostri” belligeranti che potevano essere schiavizzati senza problemi; impossibili da salvare. Le altre isole parevano ospitare, oltre a strane popolazioni, anche ingenti quantità aurifere. Era il contesto ideale per andare a farsi un nome e raccogliere fama e ricchezze.

Le violenze non si fecero attendere, portando anche alla reazione delle sfortunate popolazioni autoctone. Emblematici gli eventi di Forte Navidad, l’insediamento lasciato da Colombo durante il primo viaggio. Coloni e Taino si scontrarono a causa dell’ostilità dei primi, avidi di oro e desiderosi di affermare la propria supremazia. Al suo ritorno, Colombo trovò un villaggio distrutto. Ma ormai gli indios erano giunti all’inizio del loro declino:

Tra questi agnelli mansueti … entrarono gli spagnoli, non appena ne ebbero notizia, come lupi, tigri e leoni crudelissimi affamati da molti giorni”. (Las Casas, Brevissima relazione)

Al seguito dell’Ammiraglio c’era Alonso de Hojeda, rampollo di una famiglia della bassa nobiltà caduta in disgrazia, che si era distinta nella guerra di successione spagnola, entrando così nelle grazie di Isabella. Conosciuto come un soldato temprato, intelligente, ambizioso e abile con le armi, che riuscì a imbarcarsi nella seconda spedizione di Colombo. Si distinse subito nell’astuta cattura del cacicco Caonabo, ritenuto responsabile della distruzione di Forte Navidad. Tramite l’inganno, gli fece credere che quelle che in realtà erano catene e ceppi, venivano usati dal sovrano spagnolo come ornamenti. Così catturò lui e la sua famiglia, non senza prima aver tagliato le orecchie a un prigioniero nella piazza del villaggio come monito per tutti gli altri, e li imbarcò in una nave diretta in Europa, condannandoli a una misera fine. La flottiglia venne colta da una tempesta e le navi colarono a picco. Successivamente, Hojeda guiderà l’attacco frontale contro il fratello di Caonabo, Manicatex, sconfiggendolo nella battaglia di Vega Real. Coloro che non furono massacrati vennero fatti prigionieri e schiavi.

L’eccidio era iniziato

Hernán Cortés:

Gli anni passavano e nuove figure facevano il loro ingresso nel Nuovo Mondo. Mentre Colombo e il suo successore al governo di Hispaniola, Bobadilla, affrontavano il loro rapido declino, un nuovo governatore si preparava a mettere le mani su quelle terre: Nicolas de Ovando. Inviato a destituire Bobadilla per la cattiva amministrazione, arrivò alle Indie nel 1502. Gli spagnoli avevano preso l’abitudine di catturare gli indios, vessarli duramente, stuprare le donne, umiliarli e ridurli a manodopera per miniere e coltivazioni, o a utilizzarli come mezzi di trasporto.

Chi poteva fuggiva nella foresta, nelle montagne o addirittura in altre isole, chi non ci riusciva era preda degli invasori…

Persino il grande capo Guarionex, nonostante la sua politica di accordo, venne completamente annichilito da questi nuovi arrivati. Costretto a fuggire, dopo alcune battaglie verrà catturato e imbarcato in catene su una nave, che affonderà durante una tempesta.

Numerose città sorgevano inesorabilmente a Hispaniola. Gli europei attuavano la loro percezione/convinzione di superiorità. Loro avevano Diritto a conquistare, prendere possesso e amministrare i territori e le comunità appena scoperte.

Un Diritto concessogli da Dio

C’era, comunque, il problema di come amministrare. I conquistatori volevano schiavi, volevano autonomia, volevano il bottino. La regina Isabella aveva altri progetti: puntava a far vivere spagnoli e nativi in comunità, sollecitando l’aiuto reciproco per far crescere gli insediamenti e l’Impero. I nativi vennero, però, ridotti in schiavitù. Giuridicamente gli “indiani” rimanevano proprietari delle terre che già coltivavano, ma le miniere e ciò che restava della terra passavano alla Corona, che avrebbe poi concesso ai conquistatori come pagamento. Ma nelle miniere e nei campi serviva manodopera a basso costo da utilizzare fino alla morte. Erano colonie in espansione abitate da avidi guerrafondai. Gli spagnoli erano pochi, ma ben armati e determinati. Economicamente non se la passavano bene. La realtà era ben diversa da quella prospettata prima di partire dal Vecchio Continente. Le rivolte dei locali non potevano avere grandi effetti.

Una xilografia del 1628 di Matthaeus Merian pubblicata insieme alle precedenti incisioni di Theodore de Bry nel libro del 1628 sul Nuovo Mondo. L’incisione mostra il massacro del 22 marzo 1622 quando gli indiani Powhatan attaccarono Jamestown e gli insediamenti periferici della Virginia. Merian si basava sulle precedenti raffigurazioni degli indiani di de Bry, ma l’immagine è in gran parte considerata una congettura:

Potevano scappare e nascondersi nelle montagne, ma ciò non facevano altro che dare agli spagnoli una scusa per fargli la guerra, scovarli e renderli nuovamente schiavi, stavolta legalmente, come prigionieri di guerra. Le condizioni erano talmente disumane che molti preferirono morire piuttosto che vivere sotto il giogo spagnolo. Per sopperire alla mancanza di schiavi si andava in altre isole, appigliandosi a qualsiasi pretesto (necessità di convertire, accuse di cannibalismo, ecc.) per spopolare le altre regioni. Altra scusante per passare alle armi era leggere agli indigeni un documento formale, chiedendogli di accettare il cristianesimo e sottomettersi alla Corona. Chi non lo avesse accettato sarebbe stato considerato un nemico. Capitava che lo facessero durante la notte, da soli, nella foresta, in modo da non poter essere uditi. Questo però non bastava. Servivano basi più forti per il reperimento di manodopera da sfruttare.

In questo contesto si colloca l’encomienda. Gli indigeni avrebbero prestato il loro lavoro o pagato dei tributi (anche se si preferiva la prima prestazione, vista la richiesta sempre più alta di forza lavoro, che arriverà a non bastare più, causa il genocidio degli americani, e a rendere necessaria l’importazione di schiavi dall’Africa) in cambio della tutela da parte dell’encomendero e dell’educazione al cristianesimo e alla civiltà cristiano-europea.

Quella stessa civiltà con cui gli invasori violavano le case dei nativi, stupravano le donne, che ammazzavano (sventrandole quando incinte) insieme agli anziani e ai bambini (che quando in fasce lanciavano contro le rocce), mutilavano chiunque capitasse loro a tiro, imbastendo macabre scommesse. Li braccavano utilizzando cani appositamente addestrati. Impiccavano e bruciavano al rogo i malcapitati, cercando di far durare il più a lungo possibile le loro sofferenze, divertendosi nel sentire le loro grida strazianti.

La regina Anacaona verrà bruciata viva in una capanna insieme ai suoi, attirati da Ovando con l’inganno. Ormai non serviva più neanche presentarsi con un gran numero di doni. L’abbondanza che portavano veniva ripagata con la morte o con la fame. Veniva proibito di coltivare e di mangiare, tanto che alcuni ricorsero al cannibalismo per sopravvivere. Decine di loro valevano a malapena un capo di bestiame. Venivano fatti salire a bordo delle navi con l’inganno per poi essere messi in vendita come schiavi. Si ingravidavano le donne, che potevano essere vendute ad alto prezzo.

Onori alla regina Anacaona:

Accadde che un cacicco gli desse novemila castellanos; non contenti di ciò gli spagnoli lo presero e lo legarono a un palo seduto per terra, gli fecero allungare le gambe e gli diedero fuoco ai piedi perché consegnasse altro oro, ed egli mandò a prendere altri tremila castellanos; ricominciarono a torturarlo e siccome egli non consegnava più oro perché non ne aveva o non lo voleva dare, lo torturarono in quel modo finché il midollo gli uscì dalle piante dei piedi e morì”.

Massacro della regina Anacaona:

Ma questi metodi disumani trovarono una certa opposizione, anche se non abbastanza forte, dato che gli appelli a una diversa condotta si susseguirono negli anni. La regina Isabella, il Papa, Las Casas, Montesinos e Sahagun furono tra i principali oppositori delle crudeltà perpetrate in America. Il tutto tenendo ben fisso lo scopo della colonizzazione:

L’evangelizzazione

Quelli, benché considerati selvaggi, erano pur sempre uomini, creature di Dio propense a convertirsi. Anzi, proprio loro, per via di quel cosiddetto stato di natura, privi dei vizi europei, erano particolarmente predisposti. Isabella si era pronunciata in difesa di quelle popolazioni, ribadendo anche nel suo testamento l’ordine a trattarli in modo equo e a rispettare le loro persone e proprietà.

Con le Leggi di Burgos (1512-13) i sovrani andavano a regolare il sistema dell’encomienda, che si configurava come una sorta di spartizione di autoctoni, che comportava obblighi e doveri. Chi veniva posto sotto la tutela dell’encomendero doveva andare a vivere e lavorare presso quest’ultimo. Le loro vecchie case venivano bruciate, in modo da recidere ogni legame. Il trasferimento, secondo le Leggi di Burgos, doveva avvenire nel modo meno traumatico possibile. Tuttavia, gli spagnoli non avevano intenzione di adempiere ai loro doveri. Si denunciava, infatti, che nei territori amministrati non si ascoltasse la messa pur di far lavorare i nativi. I loro pochi diritti, espressi in queste leggi, venivano continuamente calpestati.

Gli autoctoni avrebbero dovuto avere una costante assistenza spirituale; non avrebbero dovuto lavorare come trasportatori; il lavoro nelle miniere avrebbe dovuto essere ridotto a cinque mesi l’anno, con quaranta giorni di riposo; non avrebbero dovuto continuare a dormire per terra e girare nudi; non sarebbero dovuti essere malmenati e insultati. La donna incinta non avrebbe dovuto lavorare nelle miniere e dalla nascita del bambino fino a tre anni non avrebbe dovuto fare lavori che avrebbero arrecato danno al fanciullo. Queste, tuttavia, come gli altri provvedimenti non furono particolarmente efficaci.

I conquistadores avanzavano, guidati dalla brama di gloria e di ricchezza. Cortes, Pizarro, Belalcazar, Quesada, Ehinger e Federmann, Montejo, Hernández de Córdoba, Grijalva, Ursua, Orellana. Questi si facevano largo nei luoghi più inospitali del continente, facendo terra bruciata, saccheggiando, radendo al suolo villaggi, catturando indigeni da schiavizzare e usare come guide o portatori, raccogliendo informazioni fittizie sulle popolazioni cannibali che abitavano la foresta, a seconda dell’occasione da conquistare o evitare. Proprio le storie sui cannibali erano avvalorate, in modo da avere una scusa per muovere legalmente guerra contro altre popolazioni, per compiere quelle che consideravano gesta eroiche, per avere altre storie da raccontare al loro ritorno, affrontando ciò che ai cristiani europei faceva più paura, più ribrezzo, ciò che consideravano più innaturale.

Nella bolla Sublimis Deus (1537), Papa Paolo III rimarcherà lo scopo dell’uomo, cioè “raggiungere la vita e la beatitudine eterna”, conseguibili solo abbracciando la fede cristiana, cosa possibile solo a chi avesse avuto la giusta predisposizione, delle “doti naturali”. Queste secondo alcuni, in particolare teologi, erano possedute dai nativi del Nuovo Mondo, non tutti, ma di certo buona parte. “Andate, ammaestrate tutte le genti”: questa era la missione affidata ai servi di Dio, che avevano il compito di diffondere il Verbo, senza privare quelle popolazioni da poco scoperte della loro libertà e della proprietà delle loro cose. Soprattutto non dovevano essere ridotti in condizioni servili. Gli doveva essere mostrato il bello della vita cristiana. “Consideriamo gli stessi indiani come veri uomini”. Il papa, inoltre, già precedentemente si era pronunciato contro chi avesse schiavizzato gli “indiani”, minacciando addirittura la scomunica.

Alla fine del XVI secolo una buona parte del Nuovo Mondo era stato colonizzato. Erano state scoperte e conquistate società più complesse, gli Imperi. La fase della conquista si stava chiudendo, ma il dibattito sui cosiddetti “indios” stava ancora raggiungendo il suo culmine. Nel 1542 verranno promulgate le Nuove Leggi, anch’esse poco efficaci, mentre il 1550 sarà l’anno del celebre Dibattito di Valladolid, nel quale si fronteggeranno due delle più celebri figure del dibattito sui nativi, Las Casas e Sepulveda. Gli “indiani” erano schiavi naturali, esseri inferiori (basandosi sul principio aristotelico), peccatori da sottomettere con la forza o esseri umani con una loro dignità, da tutelare e contro cui non usare violenza?

Intanto, però, morivano

 

Fonti e altre letture:

Storia Moderna, 1492-1848 (Carlo Capra). La Spagna Imperiale, 1469-1717 (John H. Elliott). Storia Moderna, i temi e le fonti (Guido Dall’Olio). Dal Nuovo Mondo all’America. Scoperte geografiche e colonialismo, secoli XV-XVI (M. Donattini). L’Europa e il Nuovo Mondo (Vasco Bianchi). La conquista e l’esplorazione dei nuovi mondi: XVI Secolo (Chaunu Pierre). La scoperta dei nuovi mondi (Spallanzani Marco). La conquista dell’America, il problema dell’altro (C. Todorov). Il mito del cannibale: antropologia e antropofagia (W. E. Arens). Brevissima relazione della distruzione delle indie (B. Las Casas).

https://archive.org/details/dli.granth.72773/page/1/mode/2up

https://archive.org/details/b24882501

https://es.wikisource.org/wiki/Testamento_de_Isabel_la_Cat%C3%B3lica

https://it.cathopedia.org/wiki/Sublimis_Deus#cite_note-3

http://faculty.smu.edu/bakewell/BAKEWELL/texts/burgoslaws.html

Alessandro Licheri

Studente di Storia, natio dell'isola più bella del mondo viaggio da un libro all'altro, traversando cronache e romanzi, dedicandomi particolarmente alla storia delle esplorazioni e spaziando sugli innumerevoli campi che questa lambisce, cercando di ripercorrere attraverso racconti d'ogni epoca quei sentieri avventurosi tracciati dall'audacia degli uomini.