Chi non conosce le straordinarie avventure di Re Artù e le circostanze che lo portarono a estrarre la “spada nella roccia”, la leggendaria Excalibur? Praticamente nessuno.

La Spada di San Galgano

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Non molti invece sanno che proprio in Italia, e precisamente a Montesiepi, in provincia di Siena, esiste realmente una spada di epoca medioevale conficcata in una roccia, impossibile da estrarre. La spada toscana ha però il significato opposto rispetto a Excalibur: la prima simboleggia la rinuncia a una vita da nobile cavaliere, mentre la seconda è il mezzo con il quale Artù dimostra il suo diritto a essere re della Gran Bretagna.

La spada italiana si trova nella Rotonda di Montesiepi, una cappella costruita nel luogo dove si ritirò in eremitaggio Galgano Guidotti, un cavaliere medioevale del XII secolo, appartenente a una famiglia della piccola nobiltà locale, che abbandonò una vita dissoluta e violenta dopo aver avuto due visioni dell’Arcangelo Michele.

La Rotonda di Montesiepi

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Galgano era nato a Chiusdino all’incirca nel 1148, dopo che i suoi genitori avevano quasi perso le speranze di avere un figlio.

San Galgano

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Vissuto in un’epoca di disordini politici, connotata da una violenta lotta per il potere, Galgano non si comportava diversamente dagli altri nobili rampolli della zona, che per mostrare la forza delle loro famiglie non esitavano a compiere atti di violenza, anche solo per puro divertimento.

Galgano conficca la spada nella roccia

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Galgano, destinato fin dalla nascita a diventare un cavaliere esperto nell’arte della guerra, era quindi un giovane arrogante e violento, fino a quando non decise di seguire una vita di penitenza ed eremitaggio, dopo che l’Arcangelo Michele gli aveva indicato quale fosse la sua vera strada. Fu proprio Michele a condurlo a Montesiepi, dove Galgano decise di fermarsi: era il mese di dicembre del 1180.

L’abbazia di San Galgano

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Per prima cosa cercò di tagliare della legna con la sua spada, per fare una croce, ma non ci riuscì; gettò allora l’arma per terra, che da sola si conficcò in una roccia (o forse in un terreno roccioso) andando a formare il simbolo religioso voluto da Galgano. Il nobile cavaliere trasformò il suo mantello in un saio e rimase in quel luogo per tutto il resto della sua breve vita (morì intorno ai trent’anni, il 30 novembre 1181).

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Lì, dopo la sua morte, fu costruita una cappella, la Rotonda di San Galgano, sul luogo dove l’eremita (canonizzato dopo soli quattro anni dalla morte) aveva la sua capanna. La spada di Galgano si trova ancora nello stesso luogo dove si era conficcata, in quel lontano 1180.

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Per molto tempo la spada è stata ritenuta un falso, tant’è vero che è rimasta al suo posto, nel corso dei secoli, anche se poteva essere facilmente estratta dalla roccia. Almeno fino al 1924, quando il parroco del luogo decise di bloccare la lama versando del piombo fuso nella fessura. Nel 2001 però, analisi effettuate sul metallo hanno dimostrato che la spada risale effettivamente al XII secolo. Questo è quanto può dire la scienza, e non di più.

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Perché sulla vita di Galgano ci sono veramente poche notizie certe, ma la sua figura si è trasformata, già poco dopo la sua morte, in un simbolo di redenzione che va oltre la sua vera vita, un esempio per tutti coloro che sono in cerca della salvezza.

Ed è profondamente simbolica anche la Rotonda, non solo perché custodisce la spada di Galgano: la struttura a pianta circolare, dove qualcuno vuole vedere dei richiami ai cavalieri templari, ricorda la forma di una coppa rovesciata. Perché qui, nascosto in un sotterraneo, potrebbe esserci sepolto il Sacro Graal, protetto da una pietra che finora nessuno ha ancora individuato.

Chi può credere a una storia simile, più adatta a un film in stile Indiana Jones?

Pochi ovviamente, ma chiunque si trovi a visitare le rovine dell’abbazia di San Galgano (consacrata nel 1288), magari in un’ora prossima al tramonto, non potrà che farsi suggestionare dall’atmosfera magica che la circonda.

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Perché potrebbe non essere casuale il fatto che nel 1190 fu scritta la prima opera (incompiuta) in cui si fa riferimento al Graal, dove il protagonista è Parsifal, eroe con una storia simile a quella di Galgano. E non sembra casuale neppure che, sempre pochi anni dopo la morte del santo, apparve la prima narrazione di Artù che estrae dalla roccia la sua leggendaria Excalibur, ad opera del poeta francese Robert de Boron.

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Tutte queste suggestioni potrebbero forse indurre a immaginare San Galgano, dentro al suo eremo, che continua a difendere il Sacro Graal…

Categorie: Viaggi

Annalisa Lo Monaco

Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.