Con quello sguardo fisso e altero la Signora di Elche osserva imperturbabile quello che le accade intorno. E chissà quante cose deve aver visto nei suoi 2500 anni di vita la Reina Mora (regina moresca), anche se per molti secoli ha atteso di rivedere la luce in una buca scavata nella terra, nelle campagne di Elche, in Spagna.

Immagine di Daniel Andrew Loero via Wikipedia – licenza CC BY-SA 4.0

Chi ha sepolto quel misterioso busto di donna voleva proteggerlo, anche se non sappiamo da cosa. Il 4 agosto 1897 è un giorno di lavoro come un altro per i contadini che lavorano su un terreno di proprietà del Dottor Manuel Campello. Un ragazzo di 14 anni aiuta a dissodare il campo e con la zappa urta una pietra. Lui prova ad andare avanti, ma deve fermarsi perché un viso di donna sporge dal terreno. Interviene un operaio più esperto, Antonio Maciá, che libera il manufatto ma lo lascia lì, in attesa dell’arrivo di Campello.

Intanto però si capisce che quel busto è stato seppellito lì di proposito, chissà quando, con intorno una protezione di lastre di pietra.

Campello fa trasportare il busto dal terreno a casa sua, a Elche, con un gran numero di curiosi che assistono al viaggio della Reina Mora, come viene subito chiamata dagli abitanti del luogo.

Immagine di Heparina 1985 via Wikipedia – licenza CC BY-SA 4.0

La notizia di quel ritrovamento passa di bocca in bocca e una folla di persone si raduna sotto la casa di Campello, tanto che lui deve mettere la Reina Mora in mostra sul balcone di casa. Lei guarda imperturbabile e chissà cosa pensa quando Pedro Ibarra, archeologo e giornalista locale, scrive di lei: “una bella scultura in busto, scolpita con la massima perfezione … Rappresenta l’immagine di un uomo con le caratteristiche più corrette … Grave maestosità unita a una certa dolcezza nell’espressione. Purezza impeccabile che richiama l’arte greca … questa bellissima scultura, credo rappresenti il dio Apollo … La scultura oggetto di ammirazione oggi a Elche e domani del mondo scientifico … arriva a rivelare un altro segreto dei tanti che custodiscono quelle terre … che illustrano il passato del nostro popolo”.

Immagine di pubblico dominio

La prima interpretazione è quindi approssimativa e viene subito smentita, anche se in realtà nessuno sa con certezza a chi appartenga quel misterioso volto. E’ certamente una donna che indossa preziosi gioielli e ricche vesti, ma chi fosse è difficile dirlo: forse una dea, o una sacerdotessa, o un personaggio importante dell’aristocrazia con abiti cerimoniali. La cosa che più colpisce è l’elaborato copricapo, con quelle due grandi “ruote” (dette rodeti) ai lati del viso, unite da una tiara posta sopra un velo.

La scultura, in pietra calcarea, oggi affascina anche per i suoi spenti toni ocra, che la rendono una figura misteriosa e senza tempo. Originariamente però l’opera, probabilmente a figura intera, era policroma, con labbra rosse e abiti colorati, mentre gli occhi erano ricoperti di pasta vitrea. Il mantello che copre le spalle è appuntato al centro del petto con una fibula, ma lascia scoperte le preziose collane porta-amuleti, un tempo ricoperte di foglie in oro, come i due lunghi orecchini pendenti.

Una ricostruzione della colorazione della Signora di Elche

Immagine di Francisco Vives via Wikipedia – licenza CC BY-SA 4.0

La scultura, che sicuramente fu realizzata nel IV secolo a.C. nella stessa area dove è stata trovata, risente di influssi ellenistici e forse lo sconosciuto artista era proprio greco.

Tuttavia sono molte le domande che ancora non trovano risposta e danno adito ad interpretazioni diverse. Forse la Signora di Elche è una rappresentazione della dea della fertilità fenicia, Tanit, peraltro adorata anche in Spagna al tempo del dominio di Cartagine.

Ipotesi un po’ più fantasiose, che si basano sulla forma allungata della testa e sulle strane ruote laterali, suggeriscono che la Signora di Elche fosse una principessa di Atlantide (che secondo alcuni miti era proprio da quelle parti): lo stravagante copricapo sarebbe in realtà un avanzato strumento tecnologico.

La figlia di Iefte di James Tissot, ispirato alla Signora di Elche

Immagine di pubblico dominio

C’è stato anche chi ha messo in dubbio l’autenticità della statua, “troppo delicata per essere stata scolpita nella Spagna precristiana” (John Moffit, 1995), ma successivi studi sulle tracce dei pigmenti hanno dimostrato che si tratta di un’opera antica.

Un altro studio, condotto nel 2011, ha scoperto che il busto fu usato come urna cineraria. Allora forse quella donna, dalla bellezza idealizzata e dallo sguardo grave, era una dea che accompagnava il defunto nel suo viaggio ultraterreno?

Nessuno potrà mai dirlo con certezza. Quel che è certo invece, è che la misteriosa Signora di Elche, considerata simbolo dell’identità iberica,  ha influenzato l’arte spagnola del ’900, da Picasso a Dalí, che la definì come: “una nuova idea di bellezza, con la gloria di una regina, l’attrattiva di un angelo e la forza di un’amazzone”.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.