Ercolano, 79 d.C.. Durante tutto il giorno del 24 Agosto (o del 24 Ottobre, come suggerito da recenti indagini), il Vesuvio aveva dato segni di grande irrequietezza con modesti terremoti, significative esplosioni e conseguente pioggia di pomici, che distrussero in parte i tetti degli edifici. La popolazione della città romana, all’epoca circa 5.000 abitanti, era in forte allarme, e iniziò ad evacuare durante la sera, col sopraggiungere delle tenebre.

Sotto, una mappa evidenzia l’area di interesse scura dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.. Immagine condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

In breve tempo, in città rimasero soltanto 6 persone (fra cui un bambino in una culla), probabilmente attardate per ragioni disparate che probabilmente non conosceremo mai. Oltre agli abitanti, abbandonarono Ercolano anche tutti gli animali domestici e i topi, e l’unico scheletro animale finora rinvenuto appartiene a un asino, impiegato alla macina della città.

Gli abitanti si allontanarono da Ercolano non come una folla in preda al terrore ma con calma

Gli ercolanensi scelsero perlopiù di dirigersi verso il mare, raggiungendo la spiaggia del porto attraverso gli intricati percorsi che portavano a esso, in direzione opposta al pericolo. In questi percorsi non morì nessuno calpestato o schiacciato, e furono attraversati anche da persone con evidenti problemi deambulatori, indizi che fanno comprendere quanto l’evacuazione seguì un flusso ordinato, senza strappi dovuti al panico.

Sotto, l’eruzione del Vesuvio visto da Joseph Wright of Derby:

Lasciandosi dietro la città, con calma, gli abitanti portarono con sé alcuni fra gli oggetti più preziosi che possedevano. Ci fu chi raccolse un sacchetto di monete d’oro e chi prese i gioielli più preziosi, indossandoli per un’occasione che non era di certo mondana.

Fra questi è notevole il caso della “Signora degli Anelli”, com’è stata soprannominata, che indossò due preziosi anelli d’oro con pietre e due bracciali, e portò con sé anche un paio di orecchini e una borsetta di monete.

La donna, morta all’età di 46 anni, venne trovata nel 1982 insieme a un gruppo di altri scheletri nella Fornice XI

Sotto lo scheletro della “Signora degli Anelli”. Fotografia scattata nel 1982 durante le prime fasi di scavo dell’area. Fonte Wikipedia.

Visti i costosissimi oggetti che portava con sé è evidente che la signora dovesse essere ricchissima, e le sue ossa dense e pesanti indicano che era assai ben nutrita.

La signora morì, come gli altri, in modo drammatico. Una volta raggiunta la spiaggia furono molti gli ercolanensi a prendere la via del mare, sperando in questo modo di fuggire alla catastrofe. La prova è data dall’assenza di barche sulla riva (ne è stata trovata soltanto una di grosse dimensioni), e di un numero relativamente contenuto di cadaveri, circa 200 in tutto, ammassati perlopiù all’interno delle fornici della spiaggia o sparsi su di essa.

Le persone vennero raggiunte dalla nube ardente all’una di notte del 25 Agosto, morendo quasi all’istante per l’evaporazione dei fluidi del corpo. Molti cadaveri mostrano anche un grosso foro sul cranio, segno dell’espulsione del cervello e dei liquidi della scatola cranica dovuta alla pressione creatasi con l’altissima temperatura.

 
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Sotto, lo schema della disposizione dei cadaveri sulla spiaggia di Ercolano. Fonte immagine: “I Fuggiaschi di Ercolano: paleobiologia delle vittime dell’eruzione“, di Luigi Capasso:

Alcune fornici erano strapiene di persone, mentre altre vuote, segno che erano inagibili per ragioni sconosciute (potevano esser sbarrate, ad esempio). La morte raggiunse rapidamente le vittime, che furono sommerse dai seguenti flussi di materiale piroclastico ormai già decedute, uccise dalla prima nube incandescente dell’una di notte.

Di questi antichissimi abitanti di Ercolano, chiamati “I Fuggiaschi” nel dettagliato libro di Luigi Capasso che descrive quelle ultime ore di vita, ci rimane una testimonianza ossea che spiega moltissimo di quelle ultime ore dell’eruzione più famosa della storia.

Sotto, la copertina de “I Fuggiaschi di Ercolano”, in cui si osserva la città di Ercolano e le Fornici per le barche in cui trovarono la morte la maggioranza degli abitanti periti sulla spiaggia:

I Fuggiaschi non riuscirono a lasciare Ercolano, e morirono sulle spiagge della città Romana. Non sappiamo quanti riuscirono a fuggire con la piccola flotta di barche di pescatori che caratterizzava la città, o se queste barche riuscirono ad allontanarsi a sufficienza dal flusso piroclastico in modo da salvare i propri occupanti.

Della storia di Ercolano, di Pompei, di Stabia e degli altri centri distrutti dall’eruzione rimane il racconto di Plinio il Giovane, avvocato e e magistrato romano, che perse lo zio materno e padre adottivo Plinio il Vecchio, morto a Stabia perché accorso in aiuto degli abitanti della città.

Fonti: Bensozia, il sopracitato volume del 2001 di Luigi Capasso “I Fuggiaschi di Ercolano”.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...