Mentre gli europei si accingevano ad affrontare la vasta distesa dell’Oceano Pacifico, in un gruppo di isole vulcaniche, oggi conosciute come Isole Marchesi, la vita scorreva placida, divisa fra lavoro, festival e rituali, interrotta da qualche scaramuccia fra tribù o singoli individui.

Sotto, schizzo di Paul Gauguin del 1902 realizzato alle isole Marchesi:

La formula originale di un ordinamento socio-politico comunitario e abbastanza democratico, senza leggi, privo di classi sociali statiche, era una delle peculiarità delle società che abitavano quei lembi di terra. Uomini e donne di qualsiasi condizione potevano aspirare a posizioni diverse, anche a quella di capo, qualora fossero riusciti a superare il ben radicato principio dell’ereditarietà e possedessero capacità individuali, professionali e carisma. Il capo tribù (non necessariamente leader militare), ad esempio, doveva essere un capo famiglia capace e carismatico, ricco, in grado di legare a sé altre famiglie in alleanza; neanche lui, tuttavia, era salvo dal diritto alla vendetta, che chiunque poteva esercitare. “Ognuno era padrone e protettore di se stesso” sintetizza Handy.

La foresta tropicale dell’isola di Fatu Hiva, fotografia condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Questo sistema di scarso controllo sulla violenza era controbilanciato dalla pacifica vita condotta dagli adolescenti, identificati da Handy col nome di Ka’ioi (cosa designasse in realtà questo termine non è chiaro, in quanto le ricerche sono state eseguite quando ormai la società delle Marchesi avevano già subito una profonda trasformazione).

I giovani di ambo i sessi, arrivata la pubertà, si scatenavano

Girovagavano per le paradisiache vallate dell’arcipelago, indossando una vestaglia o solo un perizoma, con la testa adorna di corone floreali o fiori inseriti tra i capelli, raccolti durante le lunghe passeggiate, coi tonici corpi dipinti mediante una miscela fortemente aromatica a base di curcuma o zafferano e olio di cocco, che fungeva da balsamo per la pelle e afrodisiaco. La giornata trascorreva all’insegna della spensieratezza: giocavano, si rilassavano, si abbellivano, camminavano, raccoglievano fiori ed erbe profumate, si dedicavano alla musica prediligendo canzoni erotiche e d’amore, ricercavano costantemente le attenzioni dei loro coetanei, coi quali intrattenevano abbondanti rapporti sessuali in giacigli adibiti nella boscaglia.

Artigianato nelle isole Marchesi. Fotografia di Verodemortillet condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Non si facevano scrupoli a soddisfare la propria libido. Erano sessualmente liberi, non vi erano discriminazioni:

L’omosessualità non costituiva un problema e gli uomini potevano condurre la vita tradizionalmente condotta delle donne

Cattedrale di Nostra Signora, a Taiohae. Fotografia di Sémhur condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Ognuno assecondava i propri gusti e desideri, neppure i numeri costituivano un problema: le orge non erano affatto rare: più pretendenti aveva una fanciulla più onore recava alla propria famiglia.

Questo spiegherebbe il comportamento assunto dalle ragazze all’arrivo degli europei, quando pare si apprestassero a salire sui bastimenti per concedersi agli equipaggi

Questo status adolescenziale terminava al momento della scelta del partner con cui metter su famiglia: un compagno principale talvolta affiancato da dei compagni secondari (secondo le testimonianze era più frequente per le donne, difficilmente il marito aveva più compagne). Il passaggio da ka’ioi alla convivenza e alla vita “matrimoniale” pare avvenisse in seguito al concepimento di un figlio e al compimento di un determinato rituale. Madre e padre iniziavano allora a convivere.

Villaggio e porto di Hana Vave. Fotografia di Sémhur condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Secondo le consuetudini locali il marito poteva intrattenere rapporti con le sorelle della moglie e con le mogli dei fratelli, quindi la moglie con i fratelli del marito e i mariti delle sorelle. La vita di coppia era regolata da una norma che permetteva l’omicidio, che avrebbe poi portato alla vendetta da parte della famiglia, in caso di tradimento da parte della donna, la quale poteva, se infelice, suicidarsi (si credeva che in questo caso lo spirito della donna avrebbe tormentato quello dell’uomo per tutta la vita) o cercare protezione presso un altro uomo, cosa che avrebbe condotto allo scontro tra i due contendenti e, all’occorrenza, al coinvolgimento delle rispettive famiglie.

La separazione poteva, però, anche avvenire di comune accordo, senza spargimenti di sangue

Copricapo, abiti da cerimonia, insegne e armi del tradizionale signore della guerra marchesiano. Fotografia di Ji Elle condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

La gelosia giocava, dunque, un ruolo fondamentale nella vita dei coniugi e quindi in quella della tribù, dato che un singolo “tradimento” poteva scatenare non solo conflitto fra singoli ma anche tra famiglie e nel peggiore dei casi fra tribù, impantanando le stesse in spirali di vendetta e violenza difficili da interrompere. Per la mancanza di fonti primarie e per i cambiamenti intercorsi fino a oggi nella società (o nelle società di questo arcipelago; ogni isola aveva delle particolarità), è difficile ricostruire gli aspetti passati della cultura delle Isole Marchesi, ormai non più presenti. Dunque è arduo stabilire cosa fossero esattamente i Ka’ioi, forse rielaborazione isolana degli Arioi delle Isole della Società, diffusori del culto di Oro, così come è difficile ricostruire la memoria della vita di queste genti e della libertà di cui godevano.

Alessandro Licheri
Alessandro Licheri

Studente di Storia, natio dell'isola più bella del mondo viaggio da un libro all'altro, traversando cronache e romanzi, dedicandomi particolarmente alla storia delle esplorazioni e spaziando sugli innumerevoli campi che questa lambisce, cercando di ripercorrere attraverso racconti d'ogni epoca quei sentieri avventurosi tracciati dall'audacia degli uomini.