Venivano dalle lontane steppe dell’est, quei popoli che nel terzo millennio a.C. cambiarono la faccia dell’Europa. E non è un modo di dire, perché in seguito al loro arrivo ci fu una significativa trasformazione del “paesaggio genetico”. Erano i turbolenti secoli che diedero inizio all’età del bronzo, e le persone che si spingevano verso ovest andavano a incontrarsi/scontrarsi con quelle che già vivevano nell’Europa Centrale.

Non si molto del tipo di interazioni intercorse fra i differenti gruppi, ma senza ombra di dubbio non furono sempre pacifiche. L’espansione dei popoli dell’est portò a una competizione per le risorse che certamente generò conflitti violenti.

Forse fu proprio lo scontro con un bellicoso gruppo proveniente dalla steppa che portò alla morte di quindici persone, tutte appartenenti a una famiglia allargata, con un DNA senza alcuna ascendenza dai popoli dell’est.

La tomba del tardo neolitico, scoperta nei pressi della città di Koszyce, in Polonia, conteneva i resti di individui tutti imparentati tra loro, e tutti uccisi con dei violenti colpi alla testa. Ma l’importanza di questo ritrovamento sta nel modo in cui sono stati disposti i corpi all’interno della sepoltura.

Non era una semplice fossa comune, secondo i ricercatori guidati dal professor Niels  Nørkjær Johannsen, del Dipartimento di Archeologia e Studi del patrimonio dell’Università danese di Aarhus, per la cura usata nella sistemazione dei corpi con

I bambini accanto ai genitori, i fratelli vicini l’uno all’altro, la persona più anziana [posta] vicina al centro

Il ritrovamento, che risale al 2011, non può rivelare il motivo del massacro, ma fornisce importanti informazioni sulla natura del comportamento sociale, anche all’interno di rapporti familiari, nelle comunità del tardo neolitico, intorno a 5.000 anni fa.

Nella tomba sono sepolti individui appartenenti a quattro famiglie nucleari, legate tra loro da parentele di secondo grado. Gli uomini appartenevano tutti a un unico lignaggio, mentre le donne avevano DNA diversi. Ciò significa che in quella comunità i maschi erano strettamente imparentati, mentre le femmine provenivano da gruppi diversi.

Chi ha provveduto alla sepoltura doveva necessariamente conoscere bene i defunti, ma questo non spiega il motivo di una tomba comune. Secondo Johannsen, a imporre quella scelta fu forse la fretta, che però non ha impedito di disporre anche un corredo funebre composto da anfore, strumenti di selce e ornamenti d’ambra. Significativo il fatto che la tomba non contenga i resti di nessuno dei capi-famiglia, tranne uno. Probabilmente il massacro avvenne in loro assenza, e al ritorno si ritrovarono con quindici familiari da seppellire.


E’ impossibile capire il motivo del massacro, avvenuto tra il 2.880 e il 2.776 a.C, ma i ricercatori, pur non escludendo la violenza rituale o il familicidio, propendono per un violento attacco da parte di un gruppo ostile. Quello era proprio il periodo nel quale iniziarono a diffondersi nell’Europa centrale diversi gruppi provenienti da est, che poi soppiantarono le culture preesistenti.

I morti di Koszyce potrebbero essere la dimostrazione di quanto siano stati turbolenti, e violenti, quei secoli all’inizio del terzo millennio, ma al tempo stesso sono anche una dimostrazione dell’importanza dei legami familiari nelle società preistoriche. E’ grazie a studi come questi, dove archeologia, antropologia e biologia si integrano, che i ricercatori saranno in grado “di produrre rappresentazioni più accurate delle realtà sociali passate e della storia delle popolazioni”.

Fonte testo e immagini: PNAS – licenza CC BY-NC-ND 4.0

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.