La “sedia della morte”: la leggenda della maledizione di Thomas Busby

Molteplici storie e leggende originano dalla relazione tra un oggetto e una maledizione che gli ruoterebbe attorno. Un filo conduttore che ispira da sempre la letteratura e il cinema. Famosa, per restare in tempi recenti, è la trama di “The Ring”, film horror del 2002 in cui protagonista è una videocassetta maledetta che porta, chiunque la guardi, alla morte dopo sette giorni dalla visione.

Racconti come questi sono radicati nel folklore di ogni luogo e nella maggior parte dei casi sono soltanto frutto di fantasia e suggestione, determinati appena da sfortunate coincidenze.

Eppure, talvolta i fatti strani e inquietanti connessi a un ambiguo artefatto sono avvenuti con una cadenza così regolare e sinistramente ripetitiva, che l’evento ha portato a pensare che l’ipotizzata maledizione legata all’oggetto sia cosa decisamente reale. È questo il caso della “sedia della morte” di Thomas Busby.

Nella cittadina mercantile di Thirsk, situata nel North Yorkshire, Inghilterra, proprio all’incrocio della strada che conduce al vicino villaggio di Sandhutton, si trova un edificio dalla forma rettangolare, le pareti bianche e il tetto dalle tegole rosse; a decorare le finestre  numerosi vasi di fiori colorati. Si tratta di un pub dal frizzante nome di The Jaipur Spice, ma per più di trecento anni esso è stato conosciuto in tutta l’Inghilterra come il Busby Stoop Inn.

Il Busby Stoop Inn

Fotografia di Gordon Hatton condivisa via Wikipedia con licenza CC BY-SA 2.0

Il locale acquisì questo nome dopo il 1702. A quel tempo, Daniel Awety, il proprietario del Busby Stoop Inn, era considerato uno degli uomini più benestanti di Thirsk. La sua ricchezza, però, non derivava da anni di lavoro onesto. Daniel Awety, infatti, era un falsario professionista, maestro del coin-clipping, ovvero l’arte d’intagliare e rimuovere i bordi delle monete d’oro e d’argento per poi rivenderli e intascare il compenso. Tramite la sua attività illegale, a cavallo tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento, Awety aveva accumulato una più che discreta fortuna che gli aveva permesso di trasferirsi da Leeds alla più tranquilla e sicura Kirkby Wiske, dove aveva comprato una fattoria denominata Danotty Hall, e di acquistare un altro immobile a Thirsk, un edificio che aveva adibito a locanda e taverna.

Daniel Awety decise di donare questa proprietà a sua figlia Elizabeth in occasione del matrimonio di quest’ultima con un uomo del posto: Thomas Busby. Awety accolse il genero nella sua attività di falsario e coin-clipper e, inoltre, gli affidò la gestione di quello che era ormai divenuto il Busby Stoop Inn, il locale sulla strada che porta a Sandhutton.

Thomas Busby, però, si rivelò ben presto un uomo poco affidabile e incapace negli affari. La sua smodata passione per gli alcolici lo portava a ubriacarsi quasi tutti i giorni e i rapporti con il suocero s’incrinarono presto. Busby aveva anche un carattere irascibile, che degenerava in scatti violenti quando l’uomo era sotto l’effetto dell’alcol. Bersaglio principale della sua furia era spesso la moglie, Elizabeth Awety.

Il vecchio Daniel Awety si trovava così spesso costretto a intervenire presentandosi a casa della coppia per difendere Elizabeth, inizialmente agendo da paciere, successivamente, però, cominciando a menare le mani contro quel farabutto di genero.

Una sera accadde che Thomas Busby percosse sua moglie per l’ennesima volta, dopodiché uscì di casa. Quando a notte fonda rientrò al Busby Stoop Inn, l’uomo non trovò nella dimora soltanto l’impaurita Elizabeth: ad attenderlo c’era anche il suocero. Busby lo guardò e andò su tutte le furie per uno strano dettaglio.

Quando bighellonava nella sua taverna, Thomas Busby amava bere e consumare i pasti a un tavolo accanto a una finestra che dava proprio sull’incrocio per Sandhutton. Al tavolo vi era una sedia in legno lucido: la preferita del titolare. Busby non permetteva mai a nessuno – che fosse sua moglie, un dipendente della locanda o un avventore – di sedervisi.

Busby perciò reagì con furia alla vista del suocero seduto sulla sua seggiola preferita: lo afferrò per la giacca e lo spintonò fino a buttarlo fuori dalla porta della taverna. Prima di andarsene, però, Daniel Awety giurò che quella era stata l’ultima volta che aveva sopportato le prepotenze del genero e gli comunicò che da quel momento in poi sarebbe stato escluso dagli affari. Lo minacciò, inoltre, dicendogli che presto sarebbe tornato per prelevare sua figlia Elizabeth e riportarla a casa, nella fattoria di Danotty Hall.

Sedia di Thomas Busby

Fotografia di Juan Francisco Garcia condivisa via Wikipedia con licenza CC BY-SA 4.0

La minaccia di vedersi sottrarre sua moglie e la rabbia per aver perso la posizione nei loschi affari del suocero, però, non fece altro che alimentare il sentimento d’odio che Busby già da tempo nutriva nei confronti di Awety. Quella stessa notte, l’uomo si diresse così a Kirkby Wiske, fece irruzione a Danotty Hall e aggredì il suocero.

Busby gli strinse le mani intorno alla gola con l’intento di strangolarlo, ma riuscì soltanto a indebolire il coriaceo Awety, lasciandolo sul pavimento. Nel timore che i lamenti dell’uomo potessero attirare l’attenzione di qualcuno, Thomas Busby finì quindi il suocero a colpi di martello. Trascinò poi il cadavere nel bosco circostante e qui lo seppellì.

Non passò molto tempo dalla scomparsa di Daniel Awety alla scoperta del suo corpo. Le indagini partirono bene e condussero la polizia a identificare Thomas Busby come il colpevole dell’omicidio. L’uomo venne sottoposto a un rapido processo e condannato a morte.

L’esecuzione fu fissata per una mattina d’estate del 1702. Una forca per l’occasione fu allestita provvisoriamente proprio di fronte al Busby Stoop Inn. Thomas Busby venne prelevato dal carcere e condotto al patibolo dove, di fronte alla domanda su quale fosse il suo ultimo desiderio, chiese di poter consumare un ultimo pasto e un boccale di birra seduto nel suo cantuccio preferito all’interno della propria taverna.

Il desiderio fu accordato e Busby si ubriacò per l’ultima volta all’interno della sua bettola. Dopo aver tentato, da ubriaco, una estrema fuga, Thomas Busby si rassegnò alla sua esecuzione. Poco prima di raggiungere la morte, però, si voltò verso l’interno del suo Busby Stoop Inn e proferì le seguenti parole:

“Chiunque oserà sedersi su questa sedia, morirà di una morte improvvisa e violenta”.

Come da sentenza, Thomas Busby fu impiccato e il suo corpo lasciato penzolare in una gabbia per alcuni giorni, prima di essere rimosso. Poco tempo dopo, il Busby Stoop Inn fu rilevato da un nuovo proprietario e per il locale sembrò cominciare una nuova epoca. Quella specie di minaccia lanciata da Busby pochi istanti prima di morire fu presa, infatti,come un mero effetto dell’alcol, della rabbia e del timore per la morte imminente. Nulla di più.

Il Busby Stoop Inn

Fotografia di Nick W condivisa via Wikipedia con licenza CC BY-SA 2.0

Tuttavia, ben presto curiosi fenomeni e inquietanti coincidenze iniziarono a verificarsi nei luoghi che erano stati teatro della fine di Thomas Busby. Alcuni clienti del Busby Stoop Inn testimoniarono di aver visto ombre umanoidi vagare per il secondo piano del locale e la sagoma di un impiccato oltre una delle finestre. Una ex proprietaria del locale, Karen Rowley, affermò addirittura di essersi imbattuta in una figura umana molto alta, priva di braccia e di volto, che si era mossa lateralmente per tutto il pianerottolo delle scale fino a scomparire attraverso un muro.

Gli avvenimenti più allarmanti, però, si rivelarono legati alla maledizione che Thomas Busby lanciò sulla sua sedia preferita, che proprio in virtù di questi eventi divenne nota come la “sedia della morte” o la “sedia dell’uomo morto”.

Alla morte dell’irruente proprietario, la sedia in legno lucido era in ottime condizioni, così i successivi gestori del Busby Stoop Inn decisero di non sbarazzarsene, bensì di metterla a disposizione degli avventori e di utilizzarla come qualsiasi altra sedia.

Ben presto, però, cominciò ad apparire chiaro che, proprio come Busby aveva predetto, chiunque si fosse seduto su quella sedia sarebbe morto in breve tempo.

I decessi iniziarono a giungere per incidenti e malattie, e spesso prima che fossero trascorse ventiquattr’ore da quando la vittima si era seduta sulla sedia. Sebbene i proprietari e molti dei camerieri e dei cuochi del Busby Stoop Inn fossero scettici in merito all’esistenza dell’anatema e le strane morti vennero a lungo tempo etichettate come sfortunate coincidenze, a Thirsk iniziò a spargersi la voce della “sedia della morte”. Presto nessuno volle più occupare il posto che si diceva appartenesse al fantasma di Thomas Busby.

Tuttavia, di tanto in tanto alcuni coraggiosi avventori o ignari forestieri provavano a sedersi sulla sedia maledetta, andando puntualmente incontro alla morte nel giro di pochi giorni.

La maledizione andò avanti nei decenni e nei secoli. La storia più inquietante e famosa risale al 1894. Una sera, dopo una giornata di lavoro particolarmente faticosa, un giovane spazzacamino entrò al Busby Stoop Inn di Thirsk per cenare e bere qualcosa. Il locale era molto affollato, tranne nell’angolo in cui si trovava la sedia di Thomas Busby.

Lo spazzacamino era molto stanco e – forse non a conoscenza della storia o forse perché semplicemente scettico – decise di prendere posto sulla disgraziata sedia. Ordinò la cena  e finì di consumare il pasto molto tardi; quando lasciò il Busby Stoop Inn ormai era troppo buio per poter proseguire in sicurezza lungo la strada. Lo spazzacamino decise allora di distendersi in un angolo sul ciglio della strada che conduceva a Sandhutton e di trascorrere lì la notte.

Il mattino dopo, quando il proprietario del Busby Stoop Inn si affacciò alla finestra per salutare la giornata che sorgeva, vide il corpo senza vita dello spazzacamino impiccato a un pilastro di legno che sorgeva proprio nel luogo dove era stata eretta nel 1702 la forca di Thomas Busby.

La “sedia della morte” aveva colpito ancora.

Gli abitanti di Thirsk riportarono molte altre testimonianze legate alla maledizione che circondava la sedia, specialmente nel corso della Seconda guerra mondiale, quando a soli sei chilometri dalla città venne creata la stazione militare di Skipton-on-Swale. Molti dei piloti della RAF che frequentavano il Busby Stoop Inn erano ignari della maledizione o decidevano di non crederci, ridendo di quelle superstizioni popolari: gli abitanti di Thirsk sostennero che tutti i militari che si sedettero sulla sedia di Thomas Busby non tornarono vivi dalla guerra.

Una vignetta sulle superstizioni pubblicata nel novembre 1941 su “Weird Tales”.

Fotografia di Irwin Julius Weill di Pubblico dominio condivisa via Wikipedia

Nel 1967, due piloti, nel corso di una serata all’insegna dell’allegria e degli scherzi, venuti a conoscenza della presunta maledizione, si sfidarono in una “prova di coraggio” consistente nel sedersi sulla sedia. Finita la cena, entrambi lasciarono il Busby Stoop Inn a bordo della loro auto. Poche curve dopo, la vettura finì fuori strada e si schiantò contro un albero, uccidendo i due uomini sul colpo.

Un anno dopo, il proprietario del famigerato pub si incontrò con un uomo, Tony Earnshaw, interessato all’acquisto del locale. L’ex proprietario, onestamente, informò Earnshaw della presunta maledizione della sedia di Thomas Busby e delle morti legate all’oggetto. Scettico, l’uomo liquidò questi accadimenti come coincidenze: il giovane spazzacamino si era semplicemente suicidato, le due vittime dell’incidente d’auto avevano bevuto troppo, erano stanche e avevano perso il controllo dell’auto, e per quel che riguardava i soldati, in tempo di guerra era normale che dei piloti non facessero più ritorno a casa.

Tony Earnshaw acquistò quindi il Busby Stoop Inn e decise di lasciare la sedia di Thomas Busby al suo posto. Ben presto, però, una serie di incidenti misero a dura prova il suo saldo scetticismo.

Un giorno, la donna che aveva assunto per fare le pulizie nel pub, intenta a spolverare, inciampò e perse l’equilibrio, finendo accidentalmente sulla seggiola di Busby. Poco dopo la povera donna morì a causa di un glioblastoma.

Un mattino, al Busby Stoop Inn giunsero tre muratori che stavano eseguendo dei lavori di manutenzione sul tetto di un edificio vicino. I tre si accomodarono a un tavolo e ordinarono da bere; quindi i due più anziani, in vena di scherzi, sfidarono l’operaio più giovane a sedersi sulla sedia maledetta. Sotto lo sguardo dubbioso e impotente di Tony Earnshaw, il giovane, tracotante, accettò la sfida.

I tre muratori lasciarono il Busby Stoop Inn al termine della loro pausa e tornarono al lavoro: salito sul tetto dell’edificio in ristrutturazione, il giovane che si era seduto sulla sedia di Busby scivolò e morì.

Questo secondo decesso apparentemente collegato alla sedia fu troppo anche per Tony Earnshaw: forse non aveva perso il suo scetticismo, ma in ogni caso decise che non avrebbe più corso il rischio che una sedia maledetta uccidesse altri clienti. Earnshaw prese la sedia di Busby e la spostò nella cantina di casa sua.

Qui vi restò per i successivi dieci anni fin quando, nel 1978, l’uomo chiamò un elettricista per effettuare alcuni lavori di manutenzione nella sua cantina. L’operaio principiò il suo lavoro e Earnshaw lo lasciò solo. Al suo ritorno vide con orrore che l’elettricista si stava riposando sulla sedia di Thomas Busby. L’uomo, del tutto ignaro, commentò quanto quella sedia fosse comoda e quanto fosse un peccato che Earnshaw avesse deciso di lasciarla lì ad ammuffire e a tarlarsi in una cantina.

Terminato il suo lavoro, l’elettricista salì a bordo della propria vettura e partì: poco dopo, senza apparenti ragioni, l’automobile finì fuori strada e l’uomo perse la vita.

Cartello del Busby Stoop Inn

Fotografia di Maigheach-gheal condivisa via Geograph.org.uk con licenza CC BY-SA 2.0

La morte dell’operaio fu un vero shock per Tony Earnshaw, che dentro sé cominciava ad aver paura delle conseguenze che la distruzione della sedia di Busby avrebbe portato.

Contattò allora il Thirsk Museum, un museo che tuttora si occupa di raccogliere ed esibire manufatti e oggetti di uso quotidiano legati alla storia della città di Thirsk. Earnshaw donò la sedia di Busby al museo a una sola condizione: che essa fosse esposta in maniera tale che nessuno potesse mai più sedervisi su.

La sedia di Thomas Busby si trova ancora oggi al museo di Thirsk e, seguendo la preghiera di Eranshaw, è esposta appesa a una parete, a quasi due metri da terra, in modo che nessuno possa raggiungerla. Da allora la serie di incidenti e morti legati in qualche modo alla sedia è cessata.

L’ex curatore e direttore del Thirsk Museum, lo storico Cooper Harding ha dichiarato in un’intervista che la sedia non verrà rimossa dal luogo in cui si trova per rispetto della volontà di Tony Earnshaw, aggiungendo: “So bene che il museo avrebbe potuto guadagnare molto denaro, se avessimo permesso ai visitatori di potersi sedere sulla sedia. Ma una promessa è una promessa”.


Pubblicato

in

da