Abbandonata e trascurata, all’ombra delle moderne architetture, nel cuore del Quartiere Africano, tra il traffico, il caos e i fumi della città, si erge un’antica architettura funeraria, passata alla storia e impressa nella memoria degli abitanti per l’aura spettrale che la circonda:

La “Sedia del Diavolo”

Rovina del sepolcro di Aelius Callistio, schiavo affrancato dell’imperatore Adriano, la piazza in cui è sita l’architettura celebra oggi il nome del liberto, ma un’insegna tradisce ancora il lato oscuro legato alle credenze popolari del passato: “Piazza della Sedia del Diavolo”. Consacrata nelle memorie degli abitanti con la sinistra accezione, solo negli anni Cinquanta ottiene l’attuale nome diventando “Piazza Elio Callistio”.

Prima dell’urbanizzazione, l’edificio funebre voluto da Callistio sormontava una collinetta circondata dall’aperta campagna e dai pascoli. L’architettura originaria prevedeva una struttura a naiskos, un tempietto diviso in due piani, stile caratteristico greco risalente alla prima metà del II secolo d.C., di cui risulta interessante la pavimentazione della camera inferiore realizzata interamente in mosaico bianco.

Che un tempo “il trono del maligno” fosse in aperta campagna, lo testimoniano alcune fotografie del tardo Ottocento, e, per esempio, un acquerello del romano Enrico Coleman (1846 – 1911), che tanti reputano il caposcuola del naturalismo nella pittura dell’Urbe nella seconda metà del XIX secolo. Allora la “sedia”, visibile da grande distanza, dominava austera il panorama campestre.

La sedia del Diavolo nel 1875:

L’accezione popolare del nome si lega di certo al curioso aspetto assunto dal monumento a seguito del crollo della facciata. Ancor oggi il rudere conserva la sua figura, simile ad un’imponente “trono”, con colossali braccioli e schienale. Ma la singolare idea connessa alla presenza demoniaca si intreccia alle credenze e narrazioni che nel tempo hanno accompagnato la storia dell’edificio.

Nei secoli di abbandono quel che rimase della tomba di Callistio, divenne rifugio di viaggiatori, pastori, vagabondi e un punto di incontro per prostitute e meretrici. Una cloaca in rovina che oggi mostra segni di fuliggine sulle pareti, tracce indelebili dei falò necessari a sopportare il freddo notturno. Il richiamo al maligno pare derivi dall’aspetto che il rudere assumeva nelle buie notti romane, macabro spettacolo creato dai giochi di ombre e bagliori rossastri delle fiamme accese al suo interno. Il vecchio sepolcro si ergeva terribile e solitario nella valle del basso corso dell’Aniene. L’aspetto, tetro ed inquietante, fu certamente quello che prima di altro colpì la popolazione. L’immaginazione fece il resto.

Nel Medioevo si avanzò l’ipotesi che Satana stesso avesse utilizzato il rudere come trono, e che i diavoli ne avessero provocato il crollo parziale dando così vita alla singolare forma che l’edificio conserva tutt’oggi.

Per anni racconti popolari si susseguirono e tramandarono arricchendo di misticismo e magia l’edificio e rendendolo scenario e sede di banchetti, orge e riti esoterici e propiziatori, organizzati dai seguaci del maligno. Tante le sette che si sono succedute e trovato sede di incontro presso il rudere del sepolcro. Tra queste si ricordano, nel XVIII secolo, i seguaci di Marco Dominici che profetizzava un “avvento di Satana” riuscendo a raccogliere molti adepti, tanto che servì l’intervento della gendarmeria pontificia.

Perennemente immerso nel mistero, il monumento sembrava potesse addirittura conferire il dono della preveggenza e capacità curative. Nel 1300, si diffusero usanze magiche e misteriose. Secondo alcuni aneddoti rurali era comune pratica scrivere sopra le pareti i propri desideri affinché si realizzassero, o si raschiavano via frammenti di mattoni per farne pozioni e unguenti magici dalle capacità curative.

Il Google Maps Street View della sedia del diavolo:

Il più occulto dei racconti vuole che su una delle mura dell’edificio sia incisa lettera per lettera, ognuna su un mattone diverso, la parola “Kabala”, formula magica dell’alchimista Zum Thurm. Quest’ultimo, in visita al monumento funebre, ottenne dal Diavolo la possibilità di esaudire un desiderio. Leggenda narra che, se si individuano tali mattoni e si batte col pungo chiuso su di essi, in ordine per tre volte recitando la formula “Voglio cambiare la storia”, si possa ottenere dal “Signore delle Tenebre” in persona di cambiare la propria vita, mutando a piacimento il corso degli eventi.

 
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Sotto, la Sedia del Diavolo oggi:

Oggi l’aura misteriosa di un tempo sembra essersi dissipata, restando solo un ricordo, una targa su un muro e il folklore popolare che tramanda il legame oscuro con il tempo passato. Ridotto ad uno spartitraffico, tra incuria, erbacce e gli sguardi distratti dei passanti, la Sedia del Diavolo, si è spogliata del proprio mistero. Chissà se Il Signore del Male siede ancora lì?

Roberta Nigido
Roberta Nigido

Nata nella terra delle arance e degli arancini, cresciuta nella piccola città della ceramica e delle maioliche (Caltagirone), coccolata dal caldo sole della Trinacria, tento di tracciare il mio nuovo percorso. Dopo aver conseguito la Laurea Magistrale in Media, Comunicazione Digitale e Giornalismo, tra curricula e proposte di impiego, spero di trovare il mio posto nel mondo del lavoro. Nel frattempo, disseto la mia curiosità con ricerche, hobbies e interessi.