La scuola e l’importanza delle relazioni

Per anni la scuola è stata considerata, nell’immaginario collettivo, come mero luogo di studio, dove i docenti insegnano e gli studenti imparano, ma la scuola, in realtà, è molto di più. La scuola è ambiente in cui, prima di ogni cosa, si instaurano relazioni che possono essere più o meno complesse e che non devono essere sottovalutate. In particolare, si da spesso per scontato che tra la coordinatrice e il corpo docente le relazioni siano chiare e buone, o che i genitori e lo staff educativo vi sia un rapporto di immediata fiducia… E’ chiaro che non è così. Sicuramente, sono tutti tipi di relazioni delicate ma che possono dare risultati positivi e soddisfacenti se ben costruite e strutturate.

Le relazioni sono la cosa più importante in qualsiasi tipo di rapporto. Partiamo da qui e pensiamo a tre fattori fondamentali perché si possano gettare le basi della “buona relazione” che porta ad un proficuo rapporto non solo lavorativo, ma soprattutto umano.

Relazioni e gestione delle emozioni

Nel corso di questi ultimi anni si sono susseguiti una svariata quantità di cambiamenti nella scuola: dal lessico (pensiamo alla scuola materna denominata ora scuola dell’infanzia, dalla maestra che diviene docente o all’unità didattica che si trasforma in unità di apprendimento), cambi di programma ed orientamenti, dal modo di essere degli insegnanti, dei bambini e, non ultime, delle famiglie. Gestire le relazioni non è semplice, ma è evidente che bisogna costruire ciascuna relazione passo dopo passo, con gradualità ed umiltà, nel pieno rispetto e consapevolezza che il “nostro” punto di vista può anche essere diverso da quello degli altri. Il primo passo da compiere sia tra colleghi che con la famiglia è quello di essere aperti al dialogo e al confronto.

Non bisogna avere il timore di “raccontarsi” e di esprimersi, ma non bisogna neppure essere giudici severi rispetto alle opinioni altrui. In sintesi, gli insegnanti sono chiamati a cogliere il cambiamento nella sua complessità, a proporsi come facilitatori dell’apprendimento, come educatori ai valori della convivenza democratica e come strumenti per il dialogo e l’apertura verso i bambini e le famiglie. Questo è ciò che ci si propone e che vorremmo in ciascun ambiente scolastico, ma sappiamo che non è sempre facile, ecco che allora entra in gioco un’altra parola chiave: formazione.

Infatti sarebbe opportuno che in ogni scuola vi fossero almeno 2/3 docenti (o almeno la coordinatrice) con una preparazione un po’ più approfondita sulle tecniche di facilitazione delle riunioni e gestione dei conflitti, così che potessero fare da moderatori durante le riunioni all’interno del collegio docenti e nei colloqui con le famiglie. Non bisogna sottovalutare che la formazione nell’ambito della comunicazione, nella gestione dei conflitti e nella conduzione dei colloqui.

Per stabilire una buona comunicazione occorre improntare una buona relazione, altrimenti ogni sforzo è vano, poiché qualsiasi tentativo risulterebbe astratto ed aleatorio. La buona comunicazione non può essere tale se dietro non si cela una relazione emotivamente ricca di energia e desiderio, il che non significa evitare qualsiasi tipo di conflitto, bensì comporta il fatto di volere instaurare un reale rapporto con l’altra persona.

Non a caso, la Dottoressa T. Taeschner nel suo testo “L’insegnante magica” parla di “buon rapporto affettivo che si raggiunge con un buon rapporto comunicativo”, ecco perché la relazione e la gestione delle emozioni sono fondamentali, soprattutto quando si parla di scuola, ovvero di bambini, docenti famiglie in cammino verso un percorso di crescita distinto ma che conduce ciascuno alla stessa meta, ovvero al benessere e allo sviluppo integrale ed armonico della personalità non solo del bambino, ma anche dell’adulto.

Ambiente scolastico e comunità

Indubbiamente, il ruolo dell’insegnante, nel panorama odierno, è molto più complesso rispetto al passato. I bambini e le famiglie sono cambiate e non possiamo credere di poter perpetuare meccanismi comunicativi che ora risulterebbero obsoleti. La scuola è comunità e come tale deve poter accogliere, ma non solo. E’ importante stimolare l’ambiente scolastico affinché bambini, famiglie e corpo docente possano esprimere al meglio le proprie capacità e competenze e acquisirne delle altre. Questo delicato compito è affidato all’intera comunità, ovvero al corpo docente, alle famiglie e anche ai bimbi in quanto protagonisti, soggetti ed oggetti della comunità scolastica.

Responsabilità, rispetto e tolleranza

Come abbiamo detto precedentemente, negli ultimi anni i cambiamenti sono stati tanti e gli insegnanti devono per primi cogliere questo cambiamento e continuare la loro “missione” di educatori. Questa missione è una missione condivisa tra tutti gli insegnanti che li lega e li carica di responsabilità. C’è bisogno di un lavoro di squadra che miri al restare al passo con i tempi ma nello stesso che eviti i conflitti e le incomprensioni. È in una gestione così complessa che il rapporto tra colleghi acquisisce importanza, e diventa una preziosa risorsa per tutti i docenti, che sono chiamati a condividere competenze e responsabilità. In un contesto del genere bisogna prestare attenzione ai possibili conflitti che possono insorgere.

Il conflitto è un tentativo di conciliazione non riuscito tra diversi punti di vista, diversi interessi e diverse personalità. Nel caso in cui si verifichi una situazione del genere si deve far ricorso alla tolleranza, ovvero la capacità di accettare e rispettare le diversità. Per molti insegnanti non è facile relazionarsi nel proprio ambiente lavorativo e temono di non riuscire a superare costruttivamente i conflitti, anche se sanno perfettamente che un buon clima lavorativo è alla base del proprio benessere.

Ecco che in questo contesto tornano due importantissime parole menzionate in precedenza, ovvero dialogo e formazione. Il primo aiuta a “dissipare la matassa” a rendere più chiaro e meno pesante il clima lavorativo, inducendo all’apertura e al confronto, la seconda diviene strumento primario in grado di sostenere il “peso” delle incombenze scolastiche quotidiane. L’essere formati ed informati sulle tecniche e le strategie comunicative aiuta e sostiene docenti e genitori nella costruzione delle relazioni che stanno alla base dell’impegno educativo quotidiano (e permanente) della scuola, la parola d’ordine, a questo proposito potrebbe essere: “O ti formi o ti fermi”…

Infine la tolleranza aiuta a d accettare e rispettare le diversità e a trasformarle in punti di forza, in possibilità di crescita e di maturazione dell’identità personale e sviluppo delle competenze.

Le parole chiave per una “Buona Relazione”
Per concludere, desideriamo riassumere quelle che riteniamo essere le parole più importanti al fine di costruire una “Buona Relazione”, ovvero:

  • Rispetto
  • Confronto
  • Dialogo
  • Responsabilità
  • Tolleranza
  • Apertura mentale
  • Formazione ed informazione

Questo schema potrebbe apparire banale, ma non lo è. L’invito è quello di scrivere queste parole in classe, su di un cartellone e/o nell’aula degli insegnanti, quella adibita alle riunioni… Servirà sicuramente a rinfrescare la memoria!

Haidi Segrada

Haidi Segrada è esperta in glottodidattica infantile, formatrice e docente a contratto all’Università degli Studi dell’Insubria nell’ambito dei corsi CIM (Comunicare e Interagire con i Minori). Direttrice di Scuola dell’Infanzia, è autrice di diversi testi a carattere pedagogico- didattico e ideatrice del Metodo educativo-pedagogico per bambini dai 2 ai 6 anni “A.C.A. – Ascolto, Comunicazione, Azione”.