L’iscrizione alla base della statua reca la dicitura ΚΟΡΝΗΛΙΑΣ / ΑΝΤΩΝΙΑΣ (il corrispondente greco del latino Cornelia Antonia) e, per chi sa scorgere la storia dietro le lettere dell’alfabeto greco, nasconde un mondo economico-culturale di grandissimo interesse. Cornelia Antonia era una ricca signora romana che, a un certo punto della sua vita, decise di trasferirsi ad Antiochia di Pisidia, città ricca e dinamica nella parte centrale della Turchia, nella provincia romana della Galatia.

Sotto, le rovine di Antiochia di Pisidia, fotografia via Wikipedia:

Antiochia di Pisidia aveva già una storia antichissima, risalente almeno al IV secolo a.C., ma durante l’epoca Augustea fu l’unica città della regione a ottenere lo status di Colonia Caesarea Augusta e dell’importante Ius Italicum, che certificava i privilegi del capoluogo riguardo la pressione tributaria nei confronti di Roma. Durante il I secolo d.C. la città, che era stata posta al centro della nuova via Sebaste, crebbe economicamente in modo significativo, e la Pax Romana (27-180 d.C.), contribuì a un flusso di genti che si stabilirono nel suo territorio.

I bagni Romani ad Antiochia di Pisidia. Fotografia di Dosseman condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia:

La lingua ufficiale divenne il latino, ma le classi più abbienti mantennero, come in molte altre parti dell’Impero, l’abitudine a parlare e scrivere in Greco. Cornelia Antonia giunse ad Antiochia in questo contesto multiculturale nel 150 circa, e volle farsi ritrarre con una statua raffigurante la dea della Pudicizia, Pudicitia, divinità latina mutuata dalla mitologia greca che venerava Αἰδώς – Aidos.

Sotto, statua di Cornelia Antonia, conservata al museo archeologico di Istanbul. Fotografia di Eric Gaba condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

La donna indossa una lunga tunica (chitone) e un mantello (himation) che avvolge il suo corpo. Le pieghe del mantello evidenziano la postura sinuosa del corpo sostenuta dalla gamba destra, mentre la sinistra è delicatamente piegata in avanti, nel gesto dell’incedere di fronte allo spettatore. Le braccia sono perfettamente visibili sotto il tessuto, quello destro è piegato sul petto mentre il sinistro scopre il mantello (sotto il quale si trova la tunica) per consentire alla gamba sinistra il movimento. La postura della donna è scolpita secondo un gusto classico, con il volto rivolto a destra.

Fotografia di Giovanni Dall’Orto, condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

Lo scultore, purtroppo sconosciuto, era di formazione ellenica, particolare che si evince dalla fluidità del trattamento del marmo e dalla morbidezza delle superfici che avvolgono la donna.

L’espressione dello sguardo è trasognata, nonostante l’aspetto altero e austero della matrona romana

Fotografia di Eric Gaba condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

Sebbene la postura del corpo e le posizioni degli arti siano classiche, negli occhi, nel naso e nella bocca, si può osservare un riuscito tentativo di caratterizzazione ritrattistica di Cornelia Antonia.

Fotografia di Giovanni Dall’Orto, condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

Nonostante si sappia poco di Cornelia Antonia, della sua vita e della sua discendenza, la testimonianza che volle lasciarci sotto forma di marmo scolpito ci racconta tantissimo dell’Impero Romano e dei suoi rapporti nei confronti delle province orientali. Nel 150 d.C. ad Antiochia di Pisidia le classi agiate scrivevano ancora greco, così come ellenistiche erano le scuole ove si formavano gli scultori più capaci.

Probabilmente Cornelia non lo sapeva, ma la sua statua sarebbe divenuta uno straordinario documento dei suoi tempi

Fotografia di Giovanni Dall’Orto, condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

La bellezza velata della statua della matrona affascina lo spettatore a quasi 2.000 anni di distanza, e fa riscoprire una realtà storica e sociale di grande dinamismo e multiculturalità.

Ringraziamo la pagina “Il Sestante” per lo spunto d’approfondimento su Cornelia Antonia.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...