La “Ruota degli Esposti” e i “Filius di M.ignotae”

“Filius Matris Ignotae”, abbreviato “Filius M.ignotae”, era il primo nome che si trovavano affibbiati i neonati che venivano prelevati dalla Ruota degli Esposti accanto all’Ospedale di Santo Spirito in Sassia, a Roma, da cui deriva la celebre offesa romanesca che sostituisce il termine volgare di prostituta (per chi non fosse pratico del romanesco, Fijo de ‘na Mignotta). Insomma la vita cominciava in salita per tanti neonati che si trovavano catapultati dalle braccia materne all’asse di legno che ruotava verso il nosocomio romano, affidati alle cure di un istituto che riusciva a crescere i suoi figli con efficienza.

Ma la Ruota degli Esposti di Roma, sembra voluta da Papa Innocenzo III nel 1198 dopo il ritrovamento di tre piccoli neonati morti nel Tevere, era solo una delle tantissime Ruote che in Italia, come in molti altri paesi d’Europa, aiutavano le donne in difficoltà a liberarsi di un bambino che non erano in grado di crescere. C’erano ruote a Milano, a Napoli, a Bologna, a Palermo, a Genova, a Torino e in tutte le principali città d’Italia, tanto che, nell’800, se ne contavano centinaia. La ruota degli esposti non è un fenomeno esclusivamente italiano. Esse si diffusero in Spagna, Grecia e Francia (qui si inaugurò la prima nel 1188), mentre in Inghilterra non arrivarono mai, e infatti non si contavano i cadaveri di neonati morti nelle zone più buie del Tamigi o nei canali di scolo di liquami e fogne.

Come funzionava la Ruota degli Esposti?

Il meccanismo della ruota era semplicissimo. Quando una donna partoriva un figlio del quale non era in grado di prendersi cura lo portava di fronte alla ruota, apriva lo sportello, adagiava il neonato sulla base, girava il meccanismo e suonava una campana, in modo che il piccolo si trovasse affidato alle cure del guardiano all’interno. Il bambino era spesso accompagnato da oggetti personali del genitore, in modo che potesse esser riconosciuto una volta grande: medagliette, fazzoletti ricamati e a volte, ma erano casi rarissimi, piccole fotografie ritagliate, per gli sporadici casi in cui da metà ‘800 in poi qualcuna di queste ragazze fosse finita in una costosa fotografia di famiglia, pagata da chissà chi. Spesso questi oggetti venivano spezzati a metà, in modo da poterli unire quando il bambino o la bambina sarebbero diventati grandi, ricongiungendosi (con la certezza di essere proprio madre e figlio/a) magari dopo 10 o 20 anni.

La ruota degli esposti allo spedale degli Innocenti a Firenze

Quegli oggetti erano l’unico barlume di speranza per le madri, che sognavano spesso di riabbracciare il proprio figlio in futuro, quando il neonato sarebbe diventato grande e autosufficiente. Ma grande, spesso, il neonato non diventava. In un’Europa con una mortalità infantile spesso prossima al 50% gli esposti erano molto più vulnerabili, e adulti diventavano in pochi.

I piccolissimi neonati, spesso abbandonati a soli 2/3 giorni di vita, morivano di malnutrizione, di vermi, di scabbia, di malattie infettive come la tubercolosi o di generiche “febbri”, sintomo di chissà quale altra patologia. Insomma in pochi diventavano adulti fra quelli affidati alle cure delle case di religiosi od ospedali delle città, ma coloro i quali passavano attraverso la ruota erano talmente tanti che alla fine costituivano comunque un piccolo esercito.

Per dare qualche numero, basti pensare che a Milano nel periodo che copre all’incirca le due guerre d’indipendenza vennero abbandonati quasi 100.000 neonati, 85.267 per la precisione fra il 1845 e il 1864, un numero pari a circa 4.300 l’anno, oltre 10 bambini al giorno, un terzo di tutti i nati meneghini. In Italia erano circa 40.000 i neonati affidati alle cure dei brefotrofi ogni anno (istituti dove crescono i bambini illegittimi o abbandonati), così come erano circa 40.000 in Francia e in proporzione agli abitanti moltissimi anche in altri paesi Europei. In Italia di questo popolo di neonati potevano essere considerati sopravvissuti circa 150.000 sotto i 10 anni, un numero contenuto rispetto al totale dei bambini affidati alla ruota ma comunque importante.

Come crescevano gli esposti?

La crescita dei ragazzi era spesso diversa da quella che possiamo immaginare. Gli ospedali erano attrezzati per ospitare un numero limitato di bambini, e un piccolo esercito di balie viveva stabilmente al suo interno. I piccoli venivano allattati e accuditi fino al raggiungimento dei 4 anni per i maschi, mandati poi in altri istituti. Femmine e maschi seguivano spesso percorsi diversi in base alle regole dei nosocomi dove finivano. Tantissimi dei bambini che raggiungevano gli ospedali venivano affidati a balie esterne pagate dagli istituti, che si occupavano di farli crescere sani col proprio latte, e poi spesso ne diventavano madri effettive.

La ruota dei gittatelli all’ospedale di Santo Spirito in Saxia a Roma.Fotografia di Sailko condivisa con licenza Creative Commons 3.0 via Wikipedia

A volte i bambini crescevano in campagna dalle balie di paese, che li tiravano su per poi impiegarli come lavoratori nei campi in famiglia. Un meccanismo molto cinico ma efficace nella sua semplicità. La città mandava fuori i bambini che non era in grado di crescere, e la campagna li reimpiegava come forza lavoro. Purtroppo però non tutti riuscivano ad essere affidati alle balie in campagna, e tanti finivano ad ingrossare le fila dei quartieri malfamati delle città. Gli istituti in ogni caso si impegnavano sempre a dare quanti più possibili neonati fuori dalle loro mura, ma il compito di trovare centinaia di balie era spesso insostenibile, soprattutto in quelle città in cui i bambini abbandonati erano di più come Milano, Roma e Napoli.

Gioacchino Toma, La guardia alla ruota dei trovatelli, 1877, Galleria Nazionale d’Arte Moderna

I bambini crescevano dotati quasi sempre di pochi dati personali, e a quelli rimanevano attaccati per tutta la vita. Conoscevano la propria data di nascita, spesso soltanto il mese, poi avevano un nome e un cognome assegnati dal guardiano quando venivano accolti nel brefotrofio. E’ in quel periodo che si diffondono alcuni dei cognomi più trasmessi in Italia, tanti a variante regionale. Il primo è Esposito da esposti, nella zona della Campania, poi i Casadio o Casadei in Romagna, i Diotallevi della zona delle Marche, Umbria e Lazio, Di Dio in Sicilia, Innocenti nella zona della Lombardia, Projetti nel Lazio, da cui anche il celebre comico Gigi, che deve il suo cognome a quel che si legge accanto alla ruota di Roma “Elemosine per li poveri projetti dell’hospidale”. Proietti significava gettato, abbandonato. Altri cognomi erano Colombo nella zona di Milano, e poi un po’ ovunque Incerti, Ignoti, Conforti, Del Papa a Roma e così via.

La chiusura delle Ruote degli Esposti

Nell’800 il fenomeno diventò non più controllabile, soprattutto nelle città che iniziavano a mostrare la loro vocazione industriale. I conti sono semplici da fare. Se una famiglia con due operai riusciva a mantenere circa 3/4 figli, 5 quelle che avevano qualcosa in eredità, tutti quelli nati dopo questo numero andavano affidati ai brefotrofi, che se ne prendevano cura fino alla maggiore età. Ma l’affido aveva una conseguenza profondamente negativa.

Se durante l’allattamento la donna è in genere non in grado di concepire, le madri che affidavano il neonato alla Ruota degli Esposti tornavano immediatamente fertili, il che le portava a concepire nuovi figli che andavano messi nella Ruota degli Esposti. Questo circolo vizioso portò, nella città di Milano, a una media di figli per donna a metà dell”800 che era di 13,7, contro gli 8,4 del resto d’Italia. Ma anche Napoli aveva una media molto alta, così come Torino e Genova. Insomma le operaie potevano liberarsi presto dei bambini, ma dopo 9 mesi ne arrivava uno nuovo da affidare alla ruota.

E così le Ruote furono via via abolite. Si iniziò da Ferrara, che chiuse la sua nel 1867, poi altre città come ad esempio Bologna nel 1876, Ravenna nel 1878, ma più in generale in quel decennio chiusero quasi tutte. La fine definitiva della pratica ci fu nel 1923, quando il primo governo Mussolini regolamentò con dovizia di particolari il servizio d’assistenza agli Esposti. Si legge in Gazzetta ufficiale:

Il detto servizio di ricovero degli Esposti è affidato all’Amministrazione provinciale, la
quale vi provvede col ricovero o mantenimento degli esposti nei brefotrofi e in altri congeneri istituti, mercè il collocamento dei medesimi a baliatico e in allevamento esterno, e mediante la concessione di sussidi e premi alle madri che allattino ed allevino i
figli illegittimi ammessi all’assistenza pubblica.

Le provincie prive di brefotrofi debbono istituire e mantenere sale di ricezione, in numero corrispondente ai bisogni del temporaneo ricovero degli infanti da collocare a baliatico esterno e di quelli restituiti dalle nutrici.”

Fonte, Gazzetta Ufficiale.

La responsabilità degli infanti passava quindi istituzionalmente allo stato, che allevava i suoi figli provvedendo economicamente a loro.

Nuove ruote degli Esposti

Se in epoche dove una donna italiana faceva in media 8 figli era necessario avere ruote degli esposti al giorno d’oggi non è più così, le donne italiane non arrivano a 1 figlio a testa, con l’Italia ormai condannata a un drammatico calo demografico (di cui ovviamente non analizzeremo le cause in questo articolo). Ma ancor oggi c’è chi utilizza il servizio di anonimato della genitorialità, garantito dalla legge, che consente alle madri di lasciare in affido all’ospedale il bambino appena nato.

Esempio di una “moderna ruota” in Germania

Per le tante donne che partoriscono fuori dall’ospedale in molti nosocomi sono attivi servizi di consegna anonima dei neonati, a Milano ad esempio si chiama “Culla della Vita” e consente alla madre di lasciare il neonato in qualcosa che assomiglia in tutto e per tutto alla ruota degli esposti. Il personale sanitario, grazie a un sensore volumetrico, viene avvisato della presenza del bambino e provvede immediatamente alle cure necessarie.


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