La Regina Vittoria del Regno Unito, rigida, bacchettona e moralista per molte cose, fu innovativa per molte altre. Era nata per dovere dinastico. Giorgio III, pur avendo molti figli, non aveva nipoti viventi e la successione era a rischio. Impose quindi ai figli maschi ancora celibi di sposarsi e di “darsi da fare”. Il padre di Vittoria, Edoardo Duca di Kent, si sposò a 51 anni nel 1818 e Vittoria nacque l’anno seguente, il 24 maggio 1819.

La futura regina era solo la quinta in linea di successione

Nel 1820 divenne la terza, nel 1830 la seconda e diventando erede al trono le vennero insegnati in fretta e furia l’inglese e il francese, mentre fino ad allora parlava solo il tedesco. Nel 1837 morì l’ultimo fratello regnante del padre e Alessandrina Vittoria divenne regina.

Il suo vero nome era Alexandrina Victoria, chiamata Drina in famiglia. Uno dei primi atti da regina fu di omettere per sempre il nome Alessandrina, che odiava. Nel 1836 conobbe e si innamorò di Alberto di Sassonia Coburgo Gotha, suo primo cugino, e lo sposò nel febbraio del 1840.

Non molti sanno che la richiesta ufficiale di matrimonio dovette partire da lei, dato il suo rango superiore allo sposo

La regina si sposò in bianco totale, assolutamente inusuale per una sposa dato che il colore della purezza era ritenuto l’azzurro e inoltre, il bianco, era il colore del lutto per le regine. Vittoria forse non lo immaginava, ma in questo modo creò la moda in voga ancor oggi.

Vittoria la prima regina a risiedere a Buckingham Palace, anche se trascorreva lunghi periodi a Balmoral in Scozia, a Windsor e a Osborne House sull’Isola di Wight, dove morì nel 1901.

Dopo 9 mesi di matrimonio, nel novembre del 1840 nacque la prima dei 9 figli della coppia. Vittoria considerava la gravidanza una faccenda molto spiacevole, e non apprezzava affatto i neonati, che si rifiutò sempre di allattare, sostenendo di non essere una mucca.

Di contro, pare fosse una donna molto passionele e quando il medico, dopo il nono figlio, le sconsigliò di averne altri, lei protestò che questo avrebbe avuto ripercussioni sulla sua vita intima col marito.

La regina fu una delle prime donne a sperimentare l’anestesia con l’etere e nel 1853 per il parto del figlio Leopoldo si fece anestetizzare, indignando il clero per il sovvertimento del biblico “partorirai con dolore”.

Dal libro della Genesi: Alla donna disse: “Io moltiplicherò grandemente le tue pene e i dolori della tua gravidanza; con dolore partorirai figli”

Nonostante questa apparente modernità, Vittoria osteggiò apertamente le suffragette e la loro battaglia per il diritto al voto delle donne. Alla morte di Alberto nel 1861 indossò per tutto il resto della vita il lutto, lutto in nero, e creò una nuova abitudine fra le vedove.

Tutte le sere, dopo la morte di Alberto, il valletto doveva comunque preparare nella stanza del marito gli indumenti per la notte e gli accessori per la toilette del mattino. Il tutto veniva riposto in mattinata e riposizionato ogni sera, un’abitudine superflua che si ripeté fino alla morte della Regina.

Una delle curiosità più strane furono le sue ultime volontà per il suo funerale e la lista di oggetti che voleva fossero messi nella sua bara. Un elenco di ben 12 pagine che non doveva essere mostrata ai suoi familiari e che la sua segretaria e il medico personale seguirono scrupolosamente.

Innanzitutto sul fondo della bara doveva esser emesso uno strato di carbone, per evitare odori e perdite dovute alla putrefazione. Sopra a questo volle posizionata la vestaglia di Alberto, e su questa venne appoggiato il corpo della regina.

Volle essere sepolta vestita completamente di bianco, con il suo velo da sposa, fra le mani un bouquet di erica, tipica pianta scozzese che dove essere celata alla vista, come tutti gli altri oggetti, coprendo il tutto di fiori.

Vittoria volle indossare molti gioielli, tutti con grande valore sentimentale, i più importanti erano all’anulare sinistro la sua vera nuziale del matrimonio con Alberto e al destro la vera nuziale della madre del suo servitore John Brown, donatale da lui, del quale volle anche una foto, una ciocca di capelli e alcune lettere.

John Brown fu una figura controversa. Servitore, amico, consigliere e forse molto di più. Pare che le lettere che si scambiavano fossero molto intime e presupponessero un rapporto molto più profondo. Se si sia trattato di vero amore o meno, per Vittoria John fu una figura certamente importante a giudicare dalle sue ultime volontà.

John Brown:

Forse qualcosa di più poteva esserci stato, dato che Edoardo VII fece distruggere tutti i ricordi che aveva conservato la madre e spostare tutte le statue di Brown, erette da Vittoria, in posti più discreti.

Nella bara volle anche portare con sé un mantello di Alberto, ricamato dalla figlia Alice, forse la più amata e la prima dei suoi figli a morire e che fu la madre di Alexandra, futura zarina di Russia, ed il calco funebre in gesso della mano del marito.

Poco prima del decesso diede istruzioni che il suo amato Volpino di Pomerania, Turi, fosse messo sul suo letto all’approssimarsi della morte perché fosse con lei al momento del trapasso. E così fu.

Per suo desiderio ebbe un funerale militare, la sua bara dall’Isola di Wight fu portata a Windsor per il funerale nella cappella di S. Giorgio. Volle viaggiare su un affusto di cannone, scortata da guardie a cavallo e tutti i suoi innumerevoli nipoti e parenti indossarono la divisa.

La famiglia al completo, con Vittoria e Albero e i loro 9 figli, nel 1857:

La sua camera ardente a Windsor fu aperta solo ai parenti, non volle esposizione pubblica, e sotto alla montagna di fiori che coprivano il suo corpo nessuno vide i suoi oggetti segreti.

La Regina Vittoria fu sepolta nel mausoleo di Frogmore, dove già riposava Alberto. Alla morte del marito aveva commissionato il mausoleo e le due statue che dovevano adornare le sepolture. La sua, depositata in magazzino a Windsor, venne trovata e posizionata solo qualche tempo dopo il suo funerale.

Sotto, la tomba di Vittoria e Alberto in una cartolina anni ’20:

Giovanna Francesconi
Giovanna Francesconi

Amo la storia, e le storie dietro ad ogni persona o oggetto. Amo le cose antiche e non solo perché ormai ne faccio parte pure io, ma perché la verità è la figlia del tempo.