La Raccapricciante Storia del “Execution Dock” di Londra

Ancora nei primi decenni del 19° secolo, i viaggiatori che si avvicinavano al porto della città di Londra navigando sul Tamigi erano accolti da uno spettacolo orribile: il fiume era fiancheggiato da un certo numero di patiboli, dai quali pendevano cadaveri in decomposizione, esposti in gabbie di ferro. Il vento faceva dondolare i poveri resti umani, provocando un sinistro scricchiolio che terrorizzava i naviganti.

Il famigerato Execution Dock di Londra fu, per 400 anni, uno dei luoghi di esecuzione dei condannati all’impiccagione.

In quell’arco di tempo la Corona inglese era in una fase di forte espansione dell’impero. Le colonie, disseminate in luoghi lontani, rappresentavano un’enorme risorsa economica, per le materie prime che fornivano, e al tempo stesso come acquirenti dei prodotti realizzati in Gran Bretagna.

Il commercio marittimo, per essere conveniente, aveva bisogno di rotte sicure, tanto che durante il regno di Elisabetta I i corsari erano sostenuti dalla corona, che li utilizzava come strumento di contrasto e rapina alle navi delle altre potenze coloniali, e ai pirati “indipendenti”.

Fra loro è impossibile non ricordare Sir Francis Drake, cruciale per la fortuna del regno di Elisabetta, il quale dopo aver depredato le colonie spagnole e portoghesi del nuovo mondo tornò in patria con un bottino inimmaginabile, che condivise a metà con la corona inglese dando il via all’espansione economica e coloniale di quello che sarà l’Impero Britannico.

Quando però questi mercenari del mare non ebbero più l’avallo della Corona, si trasformarono quasi tutti in pirati, quindi criminali che minacciavano il commercio marittimo.

L’unica punizione per tale reato era la morte

Tutti coloro che commettevano crimini sul mare (pirati, ammutinati, contrabbandieri) venivano rinchiusi nella prigione di Marshalsea, in attesa di essere trasferiti al Execution Dock per l’esecuzione pubblica. Londra aveva diversi luoghi dove venivano effettuate le condanne a morte, ma il molo sul Tamigi veniva usato in particolare per i pirati.

Il condannato (o la condannata) sfilava a piedi lungo le strade che dalla prigione portavano al Execution Dock, condotti dal Maresciallo dell’Ammiragliato, o da un suo rappresentante, che procedeva a cavallo portando un remo d’argento, simbolo dell’autorità del Ministero della Marina. Le strade erano piene di spettatori, così come le rive del Tamigi, mentre altri si godevano lo spettacolo dal fiume, a bordo di barche appositamente predisposte.

Uomini e donne, vecchi e bambini, una folla immensa presenziava al raccapricciante spettacolo di un uomo che moriva appeso per il collo

Lungo la strada per il patibolo c’era un pub (che oggi è una caffetteria), dove il condannato poteva bere il suo ultimo gallone di birra; ai piedi della forca aveva la possibilità di pronunciare il suo ultimo discorso, di rammarico per le sue cattive azioni o di accusa verso il colpevole del suo triste destino.

Con le ultime parole finiva anche il tempo del condannato: il criminale veniva appeso per il collo fino a quando non sopravveniva la morte. I pirati subivano, se possibile, una condanna ancora peggiore: venivano impiccati con una corda corta, che non consentiva la rottura dell’osso del collo. Andavano così incontro a una lenta morte dovuta a strangolamento e soffocamento.

Durante l’agonia la vittima si dibatteva, e questo macabro spettacolo fu chiamato “la danza del maresciallo”

Le impiccagioni venivano eseguite sempre durante la bassa marea, ma i corpi dei condannati venivano rimossi solo dopo che la marea aveva lavato il loro corpo per tre volte. I pirati però rimanevano esposti, con il corpo ingabbiato in una struttura di ferro, per un tempo molto più lungo, come monito per tutti coloro che pensavano di seguire le loro orme.

Il famigerato Capitano William Kidd fu il pirata (ma prima corsaro, quindi un fuorilegge “legale”) più famoso tra quelli impiccati al Execution Dock. Fu giustiziato nel 1701, e il suo corpo rimase appeso per un numero di anni che varia a seconda dei diversi racconti: secondo alcuni furono due, per altri tre, mentre sembra improbabile che siano stati addirittura venti, anche se il cadavere era stato immerso nel catrame.

Le ultime impiccagioni al Dock sul Tamigi furono eseguite il 16 dicembre 1830. Oggi nessuno sa con precisione dove fossero posizionate le forche, ma una replica sorge appena fuori da uno storico pub, vecchio di 500 anni, che si chiama The Prospect of Whitby.


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