Bello come un Adone, è un modo di dire usato ancora oggi per indicare un giovane uomo particolarmente avvenente. Ma chi era Adone, il bellissimo fanciullo capace di far innamorare la dea dell’amore, Afrodite, e la dea dell’oltretomba, Persefone?

La sua è una delle storie più drammatiche della mitologia greca, che riprende antichi culti semitici legati all’eterno ciclo di morte e rinascita della natura.

Adone – Particolare da una statua di Antonio Corradini, 1723 circa

Immagine di pubblico dominio

Tutto inizia con Cinira, re di Cipro, e sua figlia Mirra (conosciuta anche come Smirne), che offende la permalosa Afrodite, dal carattere piuttosto vendicativo.

Forse la madre della fanciulla, Cencreide, osa asserire che sua figlia è più bella di Afrodite, o forse Mirra dimentica di offrirle sacrifici, fatto sta che la dea decide di vendicarsi. E visto che lei è la dea dell’amore, scatena nel corpo e nell’anima della ragazza una passione impossibile:

La fa innamorare del suo stesso padre

Mirra sa che il suo è un amore impuro, le fa orrore, ma non può contrastare quel sentimento perché gli umani nulla possono contro la volontà degli dei. La ragazza piange disperatamente per giorni e giorni, oppressa da quella passione che la brucia e la fa vergognare, finché decide di togliersi la vita. Sta per impiccarsi quando arriva la sua amata nutrice, che ascolta il suo dolore e promette di aiutarla.

Proprio in quei giorni la regina Cencreide, per celebrare come si deve i misteri in onore di Demetra, deve dormire lontano dal marito. Ne approfitta la nutrice, che propone a Cinira di accogliere nel suo letto una bellissima vergine “dell’età di Mirra”, che muore di desiderio per lui. Il re, piuttosto alticcio, accetta la proposta e consuma al buio, inconsapevole, quel rapporto incestuoso. Così per nove notti, finché alla decima, forse un po’ meno ubriaco, Cinira fa luce sul viso della ragazza e scopre con orrore che si tratta della figlia. Non ci pensa su due volte e tira fuori la sua spada per ucciderla, ma la ragazza scappa via veloce.

Mirra, che porta già in grembo il frutto di quell’inconfessabile peccato, corre e corre nella notte, a perdifiato, piange e supplica gli dei:

Possono renderla invisibile, bandirla dal regno dei vivi senza consegnarla al regno dei morti?

Qualche volta gli dei si muovono a pietà e ascoltano le grida di dolore dei mortali, come in questo caso: la sfortunata Mirra viene trasformata nell’albero che porta il suo nome, mentre sue lacrime diventano gocce profumate che scendono dalla corteccia, “l’incenso degli alberi” secondo il poetico racconto di Ovidio, ma anche uno dei preziosi doni portati dai Magi a Gesù appena nato.

Raccolta della mirra in Somalia negli anni ’70

Immagine di Beautiful Somalia via Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 2.0

Dopo nove mesi dall’albero nasce il bellissimo Adone “che fece scontare [ad Afrodite] le sofferenze della madre” (Igino, Fabulae). Perché un po’ del male fatto a volta ritorna, anche agli dei.

La nascita di Adone di Bernard Picart

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Il bambino è talmente bello che Afrodite se ne innamora appena lo vede e, forse per nasconderlo fino a quando non sarà cresciuto, lo manda, chiuso in una scatola di legno, a Persefone. La dea dell’oltretomba però resta incantata dal piccolo Adone e decide di tenerlo per sé.

Nasce l’ennesima disputa tra divinità, che solo Zeus può dirimere: il re degli dei decide che il bambino trascorrerà un terzo dell’anno con Afrodite, un terzo con Persefone e il resto con chi più gli aggrada.

Passano gli anni, Adone è ormai un bel giovanotto che, quando se ne sta nel mondo dei vivi, si diverte ad andare a caccia e a giacere con Afrodite. Quell’amore così passionale scatena però la cieca gelosia di Ares, amante di lunga data della dea, che quasi impazzisce dal dolore quando il giovane Adone muore, ucciso dallo stesso Ares sotto le mentite spoglie di un cinghiale (o forse era qualche altra divinità in collera con la dea).

La vendetta di Marte (Ares) su  Adone – Crescenzio Onofri, 1696

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Afrodite corre a soccorrerlo, si graffia e sparge alcune gocce di sangue, intrise della sua passione, che faranno crescere le prime rose rosse. Dal sangue di Adone invece nascono i bellissimi anemoni, i fiori del vento, dalla vita breve, fragili e delicati come l’amore…

Anemoni, fiori del vento

Immagine di David J. Stang via Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 4.0.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.