La Principessa Elizabeth: Meccanico per l’ATS Britannico durante la Seconda Guerra Mondiale

Vedere una donna in uniforme era qualcosa di abbastanza usuale in Inghilterra, durante la Seconda Guerra Mondiale. Già nel ’39 il Time pubblicò un servizio che mostrava le donne britanniche impegnate in ruoli maschili, mentre gli uomini erano al fronte contro i tedeschi. Molte di loro erano impiegate presso il neo-costituito Auxiliary Territorial Service (ATS), e svolgevano le mansioni più disparate, da cuoche a magazziniere sino a supporto sul campo per i militari, come operatrici di radar o centraliniste.

Alla fine della guerra le donne impiegate nell’ATS erano ben 190.000, un numero enorme se si considera che le infermiere erano invece sotto il Queen Alexandra’s Imperial militare Nursing Service (QAIMS).

Fra loro è interessante ricordare l’impegno di Elizabeth Alexandra Mary, futura Regina Elisabetta II del Regno Unito

La madre di Elisabetta II, in seguito nota come “Elisabetta la Regina Madre”, allo scoppio delle ostilità venne nominata comandante in capo del Servizio Navale Reale femminile, della forza ausiliaria aerea femminile e del servizio territoriale ausiliario femminile.

Sotto, in visita ad Halifax poco prima dello sbarco in Normandia, nel 1944. Nella fotografia si vede sia Elisabetta, la Regina, sia Elisabetta II, giovanissima sulla destra:

Le sue figlie, la principessa Elisabetta (nata nel 1926) e la principessa Margaret (1930-2002), rimasero nel Castello di Windsor (appena fuori Londra) per quasi tutta la durata del conflitto, dopo aver sopportato il gelo del Castello scozzese di Balmoral fino al Natale del ’39, dove “i bicchieri d’acqua sul comodino la notte ghiacciavano“.

Sotto, ispezione all’ATS:

Quando la situazione inglese apparve compromessa, in particolar modo fra il ’40 e il ’41, il visconte Hailsham suggerì di spostare le due principesse nel più sicuro Canada, membro del Commonwealth. La coraggiosa risposta della Regina Elisabetta rimase nella storia:

Le bambine non andranno senza di me. Io non lascerò il re. E il Re non potrà mai andare via

Quando Elizabeth Alexandra Mary compì 18 anni espresse il desiderio di servire il proprio paese. Suo padre, Re Giorgio VI, tentò di dissuaderla dall’idea, ritenendo più importante che l’erede alla Corona continuasse la propria formazione scolastica. Elizabeth però era ostinata e decisa, e costrinse infine il padre a farla entrare nel corpo ATS, con il grado di sottotenente (in Gran Bretagna il grado inferiore per un ufficiale).

La principessa Elizabeth iniziò la propria formazione nel marzo del 1945, ancora diciottenne, la prima donna di una famiglia reale a servire come membro attivo per il proprio paese. Nonostante il grado sociale non le venne attribuito alcun privilegio, anche se, dopo qualche tempo, venne promossa a “comandante junior”.

Lavorare nell’ATS non era un’attività senza pericoli. Una donna che lavorava in una stazione antiaerea cadde vittima di una bomba nel 1942. Ad ogni modo l’ATS non veniva scansato dai privilegiati, e anche la figlia del Primo Ministro Britannico, Mary Churchill, prese parte alle operazioni.

Se vedere in uniforme un membro della corona può non sembrarci paradossale (gli uomini sono spesso ritratti in abiti militari per propaganda) è interessante ricordare come questi furono i primi abiti militari vestiti da una regina dai tempi della regina celtica Boudicca (33/61 d.C.).

Dopo essersi unita all’ATS, la principessa Elisabetta superò un test di guida militare, imparò a leggere le mappe e iniziò a lavorare come riparatrice di motori

Nonostante durante il giorno lavorasse sostanzialmente come le proprie colleghe, la notte tornava al castello di Windsor per dormire (foto sotto):

La fotografia sottostante, rimasta famosissima, venne realizzata quando il Re Giorgio VI, la Regina Elisabetta e la principessa Margareth visitarono un centro di addestramento ATS.

La futura Regina Elisabetta II vide il proprio impegno nell’ATS come lezione per una vita “normale”. La rivista LIFE citò alcune sue parole che commentavano, stupita, l’incredibile preparazione che era necessaria per ospitare una visita dei Reali Britannici. La sua promessa fu di ricordare lo sforzo per il futuro.

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...