Oggi, film, telefilm e serie tv sui vampiri non si contano più, tanto sono di moda. E tutti, più o meno, hanno avuto e continuano ad avere successo. A cominciare dal primo film, del 1922, che ha l’esplicito titolo Nosferatu il vampiro, ed è chiaramente ispirato al Dracula di Bram Stocker. Nosferatu, capolavoro del regista tedesco Friedrich Murnau, è una pietra miliare del cinema horror, anche se, in questo caso, la definizione horror è davvero riduttiva. Ma Nosferatu non è il primo film a tema vampiri. Nel 1915 esce, negli Stati Uniti, il film La Vampira, che ha come protagonista Theda Bara. E chi è Theda Bara? si chiederà qualcuno. Beh, Theda Bara è la prima sex symbol del grande schermo, una delle maggiori star del cinema muto. Lei è The Vamp, abbreviazione di vampire, che diventa sinonimo di donna fatale, di mangiauomini, insomma, di quel tipo di donna che rappresenta un pericolo per gli uomini per bene, incapaci di resistere al suo fascino distruttivo. Non è quindi una vampira dai lunghi canini, che succhia il sangue delle vittime, ma una creatura che succhia l’anima degli uomini presi di mira, fino al loro annientamento morale e fisico.

L’archetipo della donna fatale

La femme fatale, la donna fatale, esiste da che mondo e mondo. E’ un archetipo, un personaggio che indossa quasi sempre gli stessi panni. Quelli della bellezza, della capacità di seduzione, del fascino irresistibile, e dell’immoralità. E’ una seduttrice, un’incantatrice, diciamolo, è una strega. E infatti, il termine donna fatale ha in sé il significato di donna letale, che porta morte. E la porta grazie alla sua sensualità, che è un marchio di fabbrica: tutte le donne fatali sanno usare l’attrazione sessuale per i loro scopi nascosti. Sono donne fatali la dea mesopotamica Ishtar, la demoniaca Lilith del Vecchio Testamento, e poi Circe e Medea, nella mitologia greca. Nel mondo romano ci sono Messalina e la regina egizia Cleopatra. Ma c’è anche la “damigella velenosa” della tradizione indiana. Attraversando i secoli, la figura della donna fatale riscuote un grande successo tra gli artisti di epoca romantica, e approda nel XIX e XX secolo. Non è più la strega, capace di incantare anche grazie a misteriose pozioni. Ma è comunque qualcosa che le assomiglia, una mangiauomini senza scrupoli, “una mostruosa Bestia dell’Apocalisse, indifferente, irresponsabile, insensibile, avvelenante” (Joris-Karl Huysmans, Contro natura). E’ un nuovo tipo di donna, che spaventa gli uomini, abituati all’angelo del focolare, a madri e mogli sottomesse. Di donne fatali, nella storia del cinema ce ne sono state tante, ma Theda Bara è la prima Vamp, la prima vera femme fatale della nascente industria dei sogni.

La leggenda di Theda Bara

Fino all’uscita del film La Vampira, nessuno ha mai sentito parlare di Theda Bara. La casa di produzione – i Fox Studios – decide di lanciare il film con una grande campagna pubblicitaria, cosa mai accaduta prima. E per farlo, organizza una conferenza stampa in una stanza d’albergo, addobbata alla moda orientale, dove c’è poca luce ma tanto caldo, reso ancor più soffocante da un intenso profumo d’ambra. Dietro una tenda c’è lei, Theda Bara, seduta su una sedia ornata con dei serpenti. Tutti i giornalisti sono in attesa di vedere l’attrice, ma prima devono ascoltare gli addetti alle pubbliche relazioni della Fox, che raccontano l’avventurosa vita della donna. E’ nata “all’ombra delle piramidi”, nell’esotico deserto del Sahara. Lei, il frutto dell’amore di uno scultore italiano e un’attrice francese, ha vissuto l’infanzia in una tenda, vicino alla Sfinge. Il suo nome, poi, è l’anagramma di Arab Death, Morte Araba. In realtà il nome d’arte era stato scelto prima, prendendo il diminutivo con cui la chiamavano in famiglia, Theda, e il cognome di un parente. Poi qualcuno si accorge di quell’anagramma, adatto a sottolineare l’immagine dark dell’attrice, e la Fox non esita a sfruttarlo. Il racconto continua con Theda, che a un certo punto si è trasferita a Parigi, dove ha ottenuto un grande successo come attrice, non solo in Francia ma in tutta Europa. In sostanza, solo negli Stati Uniti non è conosciuta. Per fortuna, il regista Frank Powell l’ha scoperta e l’ha portata in America, proprio quando in Europa stava scoppiando la prima guerra mondiale. E’ vero, il racconto è assai inverosimile, ma i giornalisti ci cascano, o almeno, fingono di cascarci. Poi, la tenda si apre e Theda, nella penombra, racconta la sua storia. Ma più delle parole, deve avere influito il suo aspetto: indossa abiti in stile orientale e gioielli vistosi, mentre gli occhi sono bistrati di nero kajal, e il viso è bianco come la morte. E’ nata una stella, o meglio, lei è “La regina dei Vampiri”, e anche “L’ancella del diavolo”, e addirittura “La donna più malvagia del mondo”. Ma, nella realtà, chi è Theda Bara?

La vera Theda Bara

Theda Bara, venuta al mondo nel 1885, ha in realtà un nome molto meno esotico, Theodosia Goodman. Non nasce all’ombra delle piramidi, ma a Cincinnati, città dell’Ohio, che in quegli anni di fine ‘800 viene chiamata la “Parigi d’America”. Insomma, una sorta di collegamento con la Francia c’è, ma non certo con l’Egitto… Il padre di Theodosia non è uno scultore, ma un sarto di origini ebree, arrivato dalla Polonia, mentre la madre è svizzera. Quella di Theodosia, che ha un fratello e una sorella, è una famiglia come tante, tutto sommato benestante, visto che lei frequenta l’università, cosa non certo usuale per una ragazza dell’epoca. Dopo due anni però si stufa e decide di tentare la sorte a New York, perché lei vuole fare l’attrice di teatro. E’ il 1908, e l’industria del cinema  non è ancora la massima aspirazione per chi vuole recitare. Già nel 1908 debutta a Broadway con uno spettacolo che ha un titolo quasi premonitore, The Devil (Il Diavolo). Ma New York, in quegli anni, è piena di giovani donne dagli occhi splendenti, e Theodosia si perde in quella folla. Anche perché la predilezione per un corpo formoso, tanto di moda nel periodo vittoriano, sta velocemente lasciando il passo a silhouette più androgine, apprezzate negli anni dell’età del Jazz. La Goodman, con i suoi lunghi capelli, scuri e indomabili, e le generose curve naturali, non ha la fisicità richiesta all’epoca. Ma non per Frank Powell, regista della Fox, che scommette su di lei. Le propone la parte da protagonista nel film La Vampira. Theodosia è piuttosto scettica nei confronti del cinema, ma accetta, anche se non troppo convinta. D’altronde, ha già 29 anni – ma lei ne dichiara 25 – e non ha sfondato come attrice di teatro, e quindi non ha molto da perdere. Infatti, non perde niente, anzi, diventa una star dall’oggi al domani. Certo, non solo grazie alla sua bellezza e alla sua recitazione, ma anche per quelle conferenze stampe che accompagnano, da allora in poi, ogni suo film. Conferenze stampa che aggiungono nuovi e inverosimili particolari sulla sua vita passata, mentre lei si presenta sempre con il viso velato, vestita di sete preziose e pellicce. I giornalisti assecondano quello che è evidentemente un racconto falso. Tutti lo sanno, ma tutti fanno finta di non saperlo.

La carriera di Theda Bara

La Vampira, che ha come titolo originale A fool there was (C’era uno sciocco), non è un lavoro originale. Si basa su una produzione teatrale del 1909, ispirata a una poesia di Rudyard Kipling, The Vampire, che ha come incipit proprio A fool there was. Il poeta si era a sua volta ispirato a un quadro del pittore preraffaellita Edward Burne-Jones. L’immagine proposta è sempre la stessa, quella di una donna che riesce a togliere tutto agli uomini: denaro e dignità, e anche la vita stessa. Il film La Vampira racconta di un padre di famiglia devoto, che mentre viaggia su una nave verso l’Inghilterra incontra una bella sconosciuta, chiamata solo con l’appellativo “la donna vampiro”. La misteriosa creatura corrompe la sua anima, distrugge la sua famiglia, lo priva della sue ricchezze e della sua posizione sociale, fino a ridurlo a un miserabile ubriacone, senza possibilità di redenzione. Il finale drammatico del film – l’uomo che non si rialza dal baratro in cui è finito e la vittoria della Vampira, che non viene punita per la sua malvagità – è piuttosto insolito per l’epoca. Un’epoca dove ancora i personaggi dei film erano sovrapposti agli attori in carne e ossa. Così Theda Bara genera polemiche a non finire, tra le donne e i gruppi religiosi, mentre gli uomini la adorano. Dopo l’uscita di La Vampira, Bara gira altri 10 film, solo nel 1915, e nei successivi quattro anni arriva a quota 40. Intanto, la pericolosa donna fatale continua a vivere molto tranquillamente con la sua famiglia a New York, perché all’epoca l’industria cinematografica aveva sede principalmente nel vicino New Jersey. Poi, nel 1917, emerge Hollywood, e Theda Bara deve trasferirsi a Los Angeles per girare uno dei suoi più grandi successi, Cleopatra. Per promuovere il film, l’attrice dice: “So di essere una reincarnazione di Cleopatra. Non è una semplice teoria della mia mente. Ho la certezza sia così. Vivo Cleopatra, respiro Cleopatra, sono Cleopatra!”. E certo, in quel film c’è molto di suo, come racconta in un’intervista di molti anni dopo. Perché all’epoca la produzione non ha qualcuno che fa ricerca storica, e Theda entra nella parte studiando per mesi con il curatore di egittologia del Metropolitan Museum di New York. E’ stato un lavoro duro, dice, ma “molto divertente”. Sempre lei si occupa dei costumi di scena, molto succinti per l’epoca. Theda Bara è una star che guadagna 4000 dollari a settimana (oltre 70.000 dollari di oggi) ed è famosa quanto Charlie Chaplin e Mary Pickford, oggi molto più ricordati di lei. Ma lei, all’apice della sua carriera da Vamp, si stufa di quel personaggio sempre uguale a se stesso, vorrebbe interpretare anche ruoli diversi, come ha occasione di fare in un paio di film, che però non riscuotono un grande successo. D’altro canto, nemmeno la Fox punta più su quell’immagine di donna perversa, perché l’industria cinematografica ha raggiunto un pubblico più ampio, che richiede una visione meno aggressiva della sessualità femminile. L’erotismo misterioso e cupo della Bara viene sostituito con quello semplice e innocuo della “ragazza della porta accanto”, impersonato da nuove star, come l’attrice simbolo dell’età del jazz, Clara Bow. In una sorta di strana contraddizione, la “vampira” Theda Bara proviene da una famiglia unita e molto presente nella sua vita, anche quando diventa una star, mentre la “gioiosa” Clara Bow ha alle spalle una storia di violenze e abusi in famiglia. Alla fine del 1919 la Fox non rinnova il contratto a Theda Bara, che nel 1920 ritenta la strada di Broadway, in un dramma che ha grande successo di pubblico proprio perché c’è lei sul palcoscenico. I critici invece stroncano l’opera, per la trama, per i dialoghi e anche per la recitazione dell’attrice, abituata a una mimica da film muto. La carriera dell’ex vamp declina velocemente: nel 1925 recita in un film drammatico e nel 1926 in una commedia, Madame Mystery, che ha come regista Stan Laurel, più conosciuto come parte del duo comico Stanlio e Ollio. E’ la sua ultima apparizione, in un cortometraggio che è una parodia dei ruoli da vamp da lei interpretati. Si può dire che saluta i suoi fan con un sorriso.

Essere Theda Bara

Per capire lo strano intreccio tra personaggio della finzione e vita reale dell’attrice, nell’immaginario collettivo dell’epoca, basta citare un paio di episodi.

Nel 1918, a Hollywood, fa sensazione un caso giudiziario che ha come imputato un uomo, processato per aver scaraventato la moglie giù da una finestra, uccidendola. Theda Bara viene chiamata dalla difesa, in qualità di esperta, per testimoniare che le “tendenze vampiresche” della vittima potevano averla indotta a buttarsi dalla finestra, di sua volontà. Il procuratore distrettuale non ammette quella testimonianza – e meno male, verrebbe da dire – e accusa l’imputato di omicidio colposo. Ma il fatto che Theda Bara sia stata incredibilmente chiamata a testimoniare, la dice lunga sull’idea che il pubblico aveva di lei, non come attrice, ma come persona. Poi c’è una spettatrice, che le scrive: “Sono donne come te che distruggono le famiglie felici”. E lei risponde: “Sto lavorando per vivere, cara amica, e se fossi il tipo di donna che pensi che io sia, non avrei bisogno di farlo”. Addirittura, c’è un uomo che afferma di aver ucciso la suocera dopo avere visto un suo film. In un’intervista del 1951, l’attrice spiega bene il fenomeno: “Per capire quei giorni, devi considerare che le persone credevano a ciò che vedevano sullo schermo. Nessuno aveva distrutto la grande illusione. Il pubblico pensava che le star fossero come le vedeva nei film. Per questo le donne prendevano a calci le mie fotografie quando entravano nei cinema dove venivano proiettati i miei film. E una volta, per le strade di New York, una donna chiamò la polizia perché suo figlio mi aveva parlato”. Poi c’è l’altro aspetto, quello dell’adorazione da parte degli uomini. Riceve qualcosa come 200 lettere al giorno, e oltre mille proposte di matrimonio, mentre i suoi film vengono proiettati nelle sale fino a sei volte al giorno. La sua fama spaventa i benpensanti, preoccupati dal fatto che gli uomini siano affascinati da un tipo di donna così pericolosa. Il quotidiano Evening World pubblica addirittura una sorta di guida su come cautelarsi dalle temibili “vampire”. Il fenomeno Theda Bara si verifica negli anni in cui il movimento per i diritti delle donne sta ottenendo i primi risultati. La “nuova donna” che lavora fuori casa genera il falso mito di una femminilità perversa e malefica, totalmente diversa da quella amata dai puritani americani. A questo proposito Theda dice:

“La vampira che io interpreto è la vendetta del mio sesso sui suoi sfruttatori. Vedete, ho la faccia di una vampira, ma il cuore di una femminista”.

Sullo schermo è l’incarnazione del male in quanto donna, mentre nella realtà si dichiara una femminista. Il messaggio che viene percepito dall’America dell’epoca, ancora più bigotta di quanto non lo sia oggi, è l’equivalenza tra femminismo e male.

Poi però corregge il tiro, e dichiara: “Cerco di mostrare al mondo quanto attraente possa essere il peccato, quanto bello, tanto che bisogna stare sempre all’erta e riconoscere il male anche sotto mentite spoglie”. D’altronde, quando si presenta come “una piccola cosa carina e buona”, nessuno la prende sul serio. Alla fine del 1919, prende la sua decisione, e realizza un “piccolo sciopero privato”, che la porta ad abbandonare definitivamente i ruoli da vampira. “Ho rivendicato i miei diritti di cittadina americana e attrice cinematografica libera” – scrive su Vanity Fair – “Le pellicole oscure del mio passato cinematografico non gettano più la loro tristezza sulla mia vita. Cinematograficamente parlando, sono una donna nuova”. La sua nuova immagine non trova successo né al cinema né a teatro, e così Theda Bara scompare dal mondo dello spettacolo. Non riesce ad abbattere l’idea stereotipata che il pubblico ha di lei, e la sua carriera finisce con la stessa rapidità con cui era cominciata. Nel 1921 si sposa con un regista, Charles Brabin, e vive una vita tranquilla perché, da persona lungimirante, ha messo da parte i suoi guadagni e non ha problemi economici. Rimane sposata con Brabin fino a che non muore, nel 1955. Altro che vampira mangiauomini!

Non possiamo dire che di lei, almeno, rimangono i suoi film. Nel 1937 un incendio distrugge il deposito di pellicole della Fox. Si salva solo The Vampire e  un altro film del 1916, oltre agli ultimi due, non prodotti dalla Fox. Anche per questo, Theda Bara è oggi sconosciuta ai più. Ma forse, al suo oblio, ha contribuito di più lo stile di recitazione simile alla pantomima, che oggi sembra esagerato, per non dire ridicolo. Ma all’epoca è tutt’altro. E’ l’espressione della tragedia, che raggiunge l’apice quando, in La Vampira, compare la didascalia Kiss me, my Fool. Lei lo dice alla sua vittima, mentre lui impugna una pistola, deciso a spararle. E invece il pover’uomo le obbedisce, la bacia, e poi spara a se stesso. La scena non è ridicola per il pubblico dell’epoca, anzi. In una recensione del New York Dramatic Mirror, si trova scritto:  “La signorina Bara non perde occasione di essere sensuale nella sua interpretazione della Vampira. È una donna orribilmente affascinante, viziosa fino al midollo e crudele. Quando dice ‘Baciami, stupido’, lo stupido è generalmente pronto a obbedire e a godersi quel momento a lungo, indipendentemente da quelli meno piacevoli che seguiranno”.

Insomma, ogni epoca ha le sue dive, le sue vamp, le sue donne fatali. Theda Bara è stata di certo una delle più influenti icone femminili della storia del cinema muto, un inconfessabile sogno erotico per molti uomini. E’ la prima femme fatale del cinema, di quella fabbrica di sogni che crea e distrugge idoli senza mai preoccuparsi di che fine fanno, una volta distrutti. Per sua fortuna, Theda Bara si è persa solo nella memoria del pubblico e non nella vita vera. Ma non è andata così bene a tutti…

Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.

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