Canto di Natale di Charles Dickens è uno dei racconti più celebri della storia, in grado di mettere d’accordo critici e lettori in un unanime apprezzamento per una grande opera.

Ma da dove nasce questa celebre storia?

Nell’autunno del 1843 Dickens era già uno scrittore famoso, nonostante avesse solo 31 anni. Aveva pubblicato le storie The Posthumous Papers of the Pickwick e Oliver Twist, entrambe uscite a capitoli, con tirature di decine di migliaia di copie ognuna. L’ultima storia a puntate però, intitolata Martin Chuzzlewit, non stava ottenendo il successo desiderato, e persino gli editori Chapman&Hall ridussero lo stipendio di 50 sterline dell’autore.

Sotto, Charles Dickens durante una delle sue celebri “letture” di fronte a un grande pubblico:

Dickens inoltre era un indaffarato padre di famiglia, con moglie e quattro figli da sostenere e un quinto in arrivo. Aveva peraltro concluso un viaggio di un anno negli Stati Uniti, e le spese si erano accumulate nel corso del tempo diventando quasi insostenibili. Nell’autunno del 1843 pensò quindi a un racconto breve per risollevare le proprie sorti finanziarie, racconto che venne completato all’inizio di Dicembre di quell’anno e mandato rapidamente in stampa.

Canto di Natale ottenne un successo clamoroso

Le 6.000 copie edite da Chapman&Hall andarono a ruba, ed entro il 24 Dicembre non v’era più un libro disponibile in tutta l’Inghilterra. I 6.000 libri sono significativi soprattutto perché questa era un’edizione deluxe, con copertina in velluto rosso e cartoncino, con un prezzo non certo da “rivista” a puntate.

Sotto, Charles Dickens:

La Storia

Nonostante sia superfluo per quasi tutti i lettori ricordare la trama, se ne può fare un breve riassunto. Ebenezer Scrooge è un uomo anziano dal cuore di pietra. Immensamente ricco, egli sfrutta il suo dipendente Bob Cratchit sino all’esaurimento delle forze fisiche e psicologiche, pagandolo una miseria. Bob ha numerosi figli, cui non riesce a provvedere a causa del magro salario.

Sotto, John Elwes, l’avaro che si ritiene abbia ispirato la figura di Ebenezer Scrooge:

Durante la vigilia di Natale, il vecchio Scrooge viene invitato a cena dal nipote, Fred, cui risponde con un secco rifiuto. Due benefattori gli chiedono una donazione per i poveri, ma Scrooge non si smentisce e li caccia in malo modo.

Jacob Marley

La sera, solo nella solitudine della propria abitazione, Scrooge riceve la visita dello spirito di Jacob Marley, suo socio in affari morto 7 anni prima. Questi gli svela di esser bloccato sulla terra, costretto a trascinarsi con catene e forzieri d’oro, condannato a un’eternità di sofferenza e solitudine. Marley ammonisce Scrooge riguardo il suo comportamento, e gli consiglia di ravvedersi finché è ancora in tempo, preannunciandogli la visita di 3 spiriti.

Sotto, la locandina di uno spettacolo d’epoca di “A Christmas Carol – Canto di Natale”:

Il Natale Passato

Il primo di questi è lo spirito dei Natali passati, che mostra al tirchio anziano quanto fosse spensierata e felice la sua gioventù. Ebenezer viaggia nel tempo sino a rivedere momenti del suo felice rapporto con la sorella, Fanny, la quale lo abbraccia e lo riporta a casa dopo averlo fatto riaccettare dal padre, e durante una festa organizzata dal suo vecchio titolare, Mr. Fezziwig, che lo tratta come un figlio. Rivedono anche la sua vecchia fidanzata, Belle, che lo ha lasciato quando ha capito che egli non l’amerà mai quanto ama i suoi soldi, e che ora ha una grande e felice famiglia con tanti figli. Proprio Belle, in quel momento, fa un commento sarcastico sull’anziano Scrooge, che non è nemmeno andato a salutare sul letto di morte il socio di una vita Jacob Marley. Scrooge non resiste al rimorso e spegne il fantasma/candela del passato, risvegliandosi nel proprio letto.

Alcuni personaggi del racconto visti durante le letture di Dickens:

Il Natale Presente

Il fantasma del Natale presente è simile a un Babbo Natale, e sprigiona felicità da tutti i pori. Lo spirito lo conduce a vedere le cene di Natale delle persone vicine al vecchio Scrooge. La prima famiglia è quella del povero Bob Cratchit, che sta trascorrendo un felice, anche se misero, Natale. E’ felice anche il piccolo Tim, storpio e malato, che non riceve le cure necessarie a causa dell’indigenza del capofamiglia. Lo spirito dice esplicitamente a Scrooge che Tim morirà in breve tempo se non riceverà le cure necessarie, e quando il vecchio si dispera, il fantasma gli ricorda le parole che aveva rivolto ai due benefattori che gli avevano chiesto del danaro “Così diminuisce la popolazione in eccesso“.

I due visitano poi diverse persone che stanno trascorrendo il Natale immersi nell’affetto, anche se circondati dalla povertà. Visitano anche il nipote, Fred, il quale ha comunque un pensiero di affetto per lo zio, brindando alla sua salute con gli invitati (analogamente a quanto aveva fatto Cratchit).

Lo spirito del Natale Presente:

L’ultima scena si svolge su una torre campanaria, in cui lo spirito si accascia morente. Egli svela dalla propria veste due bambini orripilanti, Ignoranza e Miseria, che rappresentano le condanne cui sono destinati i poveri dalla classe dirigente. Prima del dodicesimo rintocco della mezzanotte, con lo spirito ormai in fin di vita, Scrooge domanda se i due bambini abbiano un luogo dove rifugiarsi, e sono essi stessi a rispondergli. Il bambino “ignoranza” si trasforma in un adulto che finisce per essere arrestato e rinchiuso in prigione, mentre la bambina “miseria” finisce a fare la prostituta e viene chiusa in un manicomio, dove marcirà per il resto dei suoi giorni.

Sotto, Ignoranza e Miseria come disegnati da John Leech nell’edizione originale di Canto di Natale:

Terrificato, Scrooge assiste al dissolversi in polvere degli spiriti, e poi si trova in mezzo alla nebbia, completamente solo.

Il Natale Futuro

Lo spirito del Natale futuro è altissimo e scheletrico, esplicita metafora della morte. Egli non parla e indica soltanto con il dito, fatto d’ossa. Il vecchio Scrooge assiste al Natale del 1844, quando un gruppo di persone ridono di un vecchio tirchio morto da poco. La domestica di Scrooge, Mrs. Dillber, insieme ad altri servi, si spartiscono i beni che sono riusciti ad arraffare da casa di Ebenezer, vendendoli a un rigattiere e ridendo di gusto per la morte del padrone.

La scena si sposta poi a casa Cratchit, dove Bob e la moglie si lasciano andare a un pianto disperato per la morte del piccolo Tim, deceduto per colpa della mancanza di medicine che il padre non può permettersi. Lo spirito conduce poi Ebenezer al cimitero, dove trovano Fred a guardare la sua tomba. Questi non è dispiaciuto per la morte del parente, anzi, è modestamente compiaciuto perché sa che ora erediterà il suo danaro.

Il frontespizio del libro:

Scrooge si affaccia alla sua tomba ma si apre una voragine, nella quale cadendo vede le fiamme dell’inferno e i volti dei dannati. Ebenezer chiede perdono a Dio e allo spirito, pentendosi sinceramente per il proprio comportamento.

La Redenzione

Mattina di Natale, 1843. Ebenezer Scrooge si sveglia nel proprio letto, vivo e vegeto. Ravveduto del suo comportamento, manda a Cratchit un enorme tacchino di Natale, e si reca a mangiare dal nipote Fred, con il quale trascorre uno splendido Natale. Dona poi un’ingente somma di danaro ai due uomini in cerca di benefattori e saluta ogni passante con affetto. Il mattino seguente, a Santo Stefano, accoglie il povero Bob Cratchit con il consueto rigore, intimandogli di non presentarsi più in ufficio in ritardo. Quando sembra di essere sul punto di licenziarlo, Scrooge sorride a 32 denti, comunicando a Cratchit di volerlo fare proprio socio. Il racconto si conclude con Ebenezer e Bob che sorseggiano un Punch, entrambi felici per il piccolo Tim, ristabilitosi per le cure ricevute.

Lo scopo del racconto e la critica sociale

La situazione dei bambini/lavoratori dell’epoca vittoriana era drammatica. Lo stesso Dickens si era detto più volte scioccato dalle condizioni di vita dei lavoratori più giovani, che vediamo anche in gallerie fotografiche dell’epoca, e che l’autore aveva già affrontato in Oliver Twist. A peggiorare la situazione si era aggiunta la “new poor law”, una legge del 1834 che avrebbe dovuto garantire i più poveri e deboli ma che era il grimaldello usato dalla classe dirigente per disporre di manodopera schiavizzata a basso costo.

La corsa per i biglietti dello spettacolo di Dickens:

Nelle case di lavoro di questi schiavi moderni venivano ospitate intere famiglie, con salari che erano insufficienti per sperare di riuscire, prima o poi, a cambiare la propria situazione in meglio. Le case di lavoro erano sostanzialmente dei rifugi per schiavi, costretti a turni di lavoro di 16 ore e al raggiungimento del limite fisico e mentale. I genitori dei bambini, costretti da una realtà di ignoranza e miseria al lavoro nelle fabbriche, sfruttavano quanto più potevano i bambini, sperando di sopravvivere nel modo meno doloroso possibile.

Nelle case lavoro si mangiava 3 volte al giorno una brodaglia di finissima pappa, una cipolla due volte a settimana e la domenica una pagnotta

Sotto, Dickens ritratto da Francis Alexander nel 1842:

Dickens aveva sperimentato la povertà in prima persona. Quando aveva 12 anni, era stato mandato a lavorare in una fabbrica di lucido da scarpe dai genitori. Il padre era finito nella prigione di Marshalsea per debiti, e Charles era stato impiegato come uno schiavo a Camden Town, allora sobborgo lontano di Londra. Il povero Charles, che sino ad allora aveva vissuto un’infanzia felice, si sentiva oppresso e umiliato dalla nuova condizione sociale, catapultato in una realtà che non gli apparteneva (e che non appartiene a nessun bambino).

La storia della famiglia Cratchit di Canto di Natale viene spesso interpretata come un racconto autobiografico della famiglia di John Dickens, un padre buono ma impotente che non riesce a sostenere le più normali esigenze dei propri figli.

Nel settembre del 1843, Dickens visitò la Samuel Starey’s Field Land Ragged School, dove ai bambini più svantaggiati delle baraccopoli di Londra venivano impartite alcune lezioni scolastiche. Profondamente turbato dalla società londinese, tanto avida e insensibile quanto ingiusta, egli espresse la sua idea dello stato come “un genitore cattivo e negligente nei confronti dei più poveri“, come scrisse Michael Slater nella sua biografia dell’autore.

Il Leggìo di Dickens dal quale teneva i propri spettacoli:

La scrittura del capolavoro

Dickens scrisse “A Christmas Carol” in sole sei settimane, lavorando dalle 9:00 alle 14:00 tutti i giorni, facendo lunghissime passeggiate di 24/32 chilometri come brainstorming per pensare a nuove idee. Il manoscritto venne realizzato di getto, con inchiostro nero e penna d’oca, senza schemi né bozze, ma soltanto con numerose correzioni ai margini.

Sotto, il manoscritto originale:

Con la scadenza di Natale incombente, Dickens tratteggiò i suoi personaggi senza lunghe riflessioni, ma esprimendo con sincerità i propri sentimenti, realizzando quindi un racconto realmente autobiografico. Al termine della stesura, “A Christmas Carol” era lungo 68 pagine, qualcosa che oggi si chiamerebbe una lunga novella, e lo spedì all’editore il 2 Dicembre, pronto per la lettura e l’acquisto il 19 Dicembre 1843.

Il Calamaio di Dickens:

La beffa del Successo

Il libro riscontrò un successo straripante, vendendo oltre 6.000 copie in soli 5 giorni. Dickens fu naturalmente contento delle recensioni e dell’accoglienza, e affermò: “il successo più prodigioso, il più grande, credo, che abbia mai raggiunto“. Purtroppo le vendite non portarono il danaro sperato nelle casse dell’autore, e la causa era lo stesso Dickens.

La prima pagina del manoscritto:

L’autore aveva preso in mano ogni dettaglio della stampa, e insisteva per un’edizione costosa e prestigiosa, con carta color salmone e incisioni finemente decorate. Il libro però aveva un prezzo di vendita basso per il valore dell’oggetto stampato:

5 Penny

Che equivalgono a 23 sterline odierne, un prezzo troppo modesto per un’edizione tanto prestigiosa. Da questa edizione, nonostante il successo clamoroso, Dickens ottenne soltanto 230 sterline, l’equivalente di circa 21 mila sterline odierne, poco più di 23 mila euro.

Biglietti per lo spettacolo di Dickens che leggeva Canto di Natale:

Durante tutto il 1844 il libro venne ristampato in altre 11 edizioni, alcune non autorizzate con gli stampatori perseguiti dall’autore, e fruttarono all’autore ulteriori 744 sterline, una somma considerevole ma che disattendeva totalmente le attese del suo autore. Dickens stesso affermò:

Che cosa meravigliosa, un così grande successo che mi provoca un’angoscia e una delusione così intollerabili

Nel corso degli anni il racconto fu inserito in edizioni composte da ulteriori favole di Natale dello stesso Dickens, il quale guadagnò via via sempre di più per le proprie opere grazie a spettacoli teatrali ed edizioni/raccolta successive.

Sotto, l’inizio di “Canto di Natale di Topolino”, la versione cinematografica forse più nota al grande pubblico (anche se ovviamente modificata per il pubblico di più giovani):

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Matteo Rubboli

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...