Gli dei venerati nell’antica Grecia, potenti e immortali, erano personaggi con tratti caratteriali molto simili a quelli degli uomini: gelosi, traditori, invidiosi… Non faceva eccezione Ade (o Pluto), dio dell’oltretomba, che rapì la giovane Persefone e la tenne legata a sé facendole mangiare sei chicchi di melograno. La coppia governava sul regno dei morti, eccezionalmente visitato da qualche eroe mitologico (Ulisse, ad esempio), per ottenere responsi.

Immagine di copertina: ricostruzione digitale dell’Archeologo Francesco d’Andria-

Ma dove si trovava questo misterioso ingresso agli inferi?

In Turchia, nella città di Hierapolis.

La Porta dell’Inferno a Hierapolis

Fonte immagine: Mach – licenza CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons

In realtà, quello di Hierapolis è uno dei diversi Ploutonion scoperti nell’area del Mediterraneo orientale, accomunati da una collocazione sopra terreni da cui uscivano gas e vapori sotterranei.

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In una campagna di scavo condotta da una Missione Archeologica italiana, conclusa nel 2013, i ricercatori hanno individuato la Porta dell’Inferno: una grotta posta sotto l’antico teatro, alla base degli spalti.

Il teatro

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Era il santuario di Plutone e Persefone, dove i sacerdoti eunuchi votati al culto delle due divinità, riuscivano a fare inspiegabili magie:

tutti gli animali da sacrificare, fatti entrare nella grotta, morivano all’istante

Era il fiato di Ade ad uccidere, non solo le vittime sacrificali, ma anche qualsiasi essere vivente, umani compresi, si fosse avventurato nella grotta. Solo i sacerdoti potevano uscirne vivi, grazie ai loro poteri. Se quello che esce dalla grotta è il fiato di Ade, significa che il dio dell’oltretomba espira anidride carbonica, gas letale che continua a uccidere gl’imprudenti animali che si avvicinano all’imboccatura del Ploutonion. Il mistero sulla vera natura del “respiro” di Ade è stato svelato di recente, e pubblicato nello scorso febbraio

Interno del Ploutonion

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Eppure i sacerdoti non morivano. Evidentemente avevano capito le dinamiche che portavano alla morte degli animali, e ne approfittavano per rendere il tempio un luogo di culto frequentato e quindi ricco. Chi officiava il rito si metteva in una posizione sopraelevata, in modo da poter resistere alle esalazioni anche 40 minuti, probabilmente in quegli orari del giorno o della notte in cui i vapori erano più potenti e quindi procuravano una rapida morte all’animale sacrificato.

Il geografo greco Strabone scrive che “questo spazio è pieno di un vapore così nebbioso e denso che è difficile vedere il terreno. Ogni animale che entra incontra una morte istantanea”. Lo stesso racconto lo fa l’archeologo italiano Francesco D’Andria, dell’Università del Salento: “Abbiamo potuto vedere le proprietà letali della grotta durante gli scavi. Diversi uccelli sono morti mentre cercavano di avvicinarsi all’apertura calda, immediatamente uccisi dai fumi di anidride carbonica”.

Secondo il ricercatore, i sacerdoti vendevano ai pellegrini dei piccoli animali, perché verificassero il potere del respiro di Ade, poi potevano rivolgere domande, ovviamente a pagamento, all’oracolo di Plutone. Oracolo consultato regolarmente ancora nel IV secolo d.C, e poi con meno frequenza nei due secoli successivi, fino a che che non fu distrutto, nel VI secolo, dalla furia dei cristiani e dei terremoti.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.