Nei tanti bei borghi antichi sparsi in Italia – in particolare nell’area compresa tra Toscana, Umbria, Marche e Lazio – è comune notare, nelle abitazioni medievali, due porte che danno accesso alle strade in pendio, una ampia con il gradino basso, la porta di ingresso, l’altra alta e angusta, oggi quasi sempre murata, dall’accesso rialzato di 40-60 centimetri rispetto al livello della strada, la cosiddetta “ Porta del Morto”. Quest’ultima, asimmetrica rispetto alla facciata, attigua al portone principale e riconoscibile per l’arco a sesto acuto, a tutto sesto, o per l’architrave, ha da sempre incuriosito architetti, storici e turisti per la sua storia controversa.

Secondo la tradizione popolare, tale porta veniva aperta solo quando si verificava un lutto in famiglia

La sua funzione era, dunque, unicamente quella di facilitare l’uscita della bara del defunto, mentre durante tutti gli altri giorni dell’anno restava murata, o sprangata, spesso addirittura con mobili e masserizie accumulati contro di essa.

Via Borgunto 44 ad Arezzo in Toscana, vista su Google Street View:

Alcuni studiosi hanno connesso l’usanza di far uscire la salma da una porta apposita, di norma sbarrata, ad una consuetudine simile di origine etrusca. Nelle tombe etrusche, infatti, accanto all’ingresso principale era spesso disegnata o scolpita una finta porta, che probabilmente indicava un varco, inaccessibile ai viventi, percorribile solo dagli spiriti delle persone scomparse, condannate ormai a vagare nel reame dei morti – concepito dalla civiltà pre-romana come un luogo cupo e popolato da demoni e da divinità misteriose.

Un’usanza che gli Etruschi probabilmente mutuarono, a loro volta, dall’Asia Minore e dall’Antico Egitto. Né bisogna dimenticare che per le culture antiche la porta possedeva una duplice valenza simbolica: se per un verso rimandava al passaggio tra i differenti piani di vita e di morte, dall’altro alludeva al percorso iniziatico dell’anima, dalla dimensione fisica alla spirituale.

Erede di una tradizione antichissima, pertanto, la “Porta del Morto” rappresentava probabilmente, anche in età medievale, una sorta di “limes”, di confine invalicabile tra il regno della luce e quello delle tenebre ed esprimeva l’auspicio scaramantico di mantenere separati i due mondi.

Era credenza infatti che, se il feretro del defunto fosse transitato per il portone principale, il suo spirito avrebbe continuato ad infestare la casa

Certo, non è da escludersi che il riservare la porticina solo a contingenze luttuose potesse anche avere una banale spiegazione pratica: essendo infatti molto ripida la scala che dall’ingresso principale conduceva al piano superiore, un’apertura laterale avrebbe certamente agevolato il passaggio della bara.

Via Giuseppe Maffei 16 a Cortona, come visibile su Google Street View:

Qualunque sia l’origine di tale usanza, sappiamo tuttavia che varcare la “Porta del Morto” assumeva nel Medioevo una forte valenza simbolica: oltrepassarla equivaleva infatti all’essere caduti in disgrazia, “morti” agli occhi dei congiunti a seguito di un tradimento o di una decisione non condivisa.

Il pensiero va, a tal proposito, a un aneddoto della vita di Santa Chiara di Assisi: si dice infatti che la giovane avesse abbandonato la casa paterna scegliendo volontariamente di passare attraverso la “Porta del Morto”, quasi a sottolineare l’abbandono delle proprie radici e il risorgere a una nuova vita da dedicare al Signore.

Una porta del morto a Mercatello sul Metauro,, fotografia di Marco Toccacieli condivisa con l’autorizzazione dell’autore:

Lo scrittore Piero Bargellini, negli anni Cinquanta, immaginò così l’addio di Chiara alla casa avita: “Chiara rimase un attimo dritta sull’alta soglia. Poi, senza neppure volgersi indietro, spiccò un salto leggero. Aveva oltrepassato la soglia del morto. Si era divisa irreparabilmente dalla famiglia. Non avrebbe fatto più ritorno alla sua casa. Chiara era perduta. Chiara era morta. Chiara andava verso una altra vita“.

Se la maggioranza degli studiosi ritiene che le piccole porte fossero destinate, come suggerisce il nome, ad eventi luttuosi, non mancano tuttavia ipotesi diverse.

Prima fra tutte, l’ipotesi difensiva: il vero accesso alla dimora medievale sarebbe stato quello della porta stretta e sopraelevata, meglio difendibile in caso di assedio, e non quello del portone, più ampio e riservato invece all’ingresso in bottega (stalle e botteghe artigiane o commerciali erano infatti situate al piano terreno delle abitazioni medievali).

Se tale ipotesi fosse corretta, però, bisognerebbe spiegare come mai spessissimo i materiali che costituiscono le murature delle porte risultino eterogenei, e facciano piuttosto pensare a delle ripetute chiusure provvisorie. Le porticine si presentano inoltre quasi sempre prive di cardini e quindi di battenti atti a chiuderle, altro elemento che suggerirebbe un uso non difensivo di tali aperture.

Via San Michele 97 Castiglionfiorentino come visibile su Google Street View:

Ultima è quella che potremmo definire l’ipotesi letteraria: le “Porte del Morto” sarebbero state denominate in questo modo fantasioso dai visitatori dell’Età Romantica, essendo il XIX secolo molto sensibile alle leggende macabre del Medioevo.

Sebbene sia difficile per gli studiosi pervenire ad una teoria condivisa, ciò che è noto è che questi misteriosi elementi architettonici scomparvero a partire dal primo Quattrocento, quando mutò la tipologia stessa delle abitazioni, più spaziose e confortevoli e meno orientate all’autodifesa.

Altra porta del morto a Mercatello sul Metauro, fotografia di Marco Toccacieli condivisa con l’autorizzazione dell’autore:

Oggi queste misteriose porticine, in larga misura murate ma ancora riconoscibili in tanti centri antichi – ne esistono persino a Bergamo Alta ed in Abruzzo – continuano ad incuriosire i turisti. Forse nate con destinazioni difensive, più probabilmente concepite come baluardi contro la morte, questi varchi, che oggi occhieggiano muti dalle nostre architetture medievali, rimandano ancora una volta ad un passato che, sebbene remoto, non smette tuttavia di affascinarci e di stupirci.

Le fotografie di Marco Toccacieli sono presenti nell’articolo “Non aprite quella… porta del morto” pubblicato sul sito dell’autore.

Giovanna Potenza
Giovanna Potenza

Giovanna Potenza è una dottoressa di ricerca specializzata in Bioetica. Ha due lauree con lode, è autrice della monografia “Bioetica di inizio vita in Gran Bretagna” (Edizioni Accademiche Italiane, 2018) e ha vinto numerosi premi di narrativa. È uno spirito curioso del mondo che ama viaggiare e scrivere e che legge avidamente libri che riguardino il Rinascimento, l’Età Vittoriana, l’Arte e l’Antiquariato. Ha una casa ricca di oggetti antichi e di collezioni insolite, tra cui quella di fums up e di bambole d’epoca “Armand Marseille”.