La piramide di Unis venne edificata nel XXIV secolo a.C. per il faraone egiziano Unis, il nono e ultimo esponente della V dinastia. Il suo regno durò tra i 15 e i 30 anni, succedendo a re Djedkara Isesi.

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La piramide è situata sull’altopiano di Saqqara, a 30 chilometri dal Cairo, che al momento della sua edificazione venne in parte livellato coprendo tombe e strutture preesistenti con il fine di realizzare una strada rialzata artificiale per creare un collegamento diretto tra la piramide e un lago vicino, che probabilmente aveva un significato personale per il faraone.

Le pareti interne degli argini che costeggiano la strada vennero riccamente decorate con dipinti e bassorilievi, che purtroppo sono andati in gran parte perduti. I resti delle pitture rappresentano una grande varietà di scene tra cui la caccia, il lavoro nei campi o scene di mercati.

Strada rialzata. Fotografia di pubblico dominio condivisa via Wikipedia

Il complesso archeologico venne scoperto nel 1831 dall’egittologo John Shae Perringnoto, che iniziò subito una collaborazione con l’archeologo Karl Richard Lepsius, professore di egittologia all’Università Humboldt di Berlino e Direttore del Museo Egizio della città, con il quale disegnò numerose cartografie e mappature della zona.

Lepsius inoltre aggiunse la piramide alla sua “lista d’avanguardia”, un elenco di settantasette piramidi antiche, rappresentante il primo tentativo di catalogazione sistematica di tutte le piramidi egizie scoperte fino a quel momento:

L’emblema dell’inizio dell’Egittologia moderna

Karl Richard Lepsius. Fotografia di pubblico dominio condivisa via Wikipedia

L’individuazione dell’entrata della piramide avvenne solo nel 1881 e permise finalmente lo studio e la scoperta della struttura interna e della sub-struttura del complesso. Le dimensioni della piramide sono piuttosto contenute, ha una struttura composta da sei gradoni in blocchi di calcare che diminuiscono la propria alzata man mano che si converge verso la punta.

Struttura esterna della Piramide di Unis. Fotografia di pubblico dominio condivisa via Wikipedia

L’ingresso al complesso funerario è indicato da una porta di granito rosa che reca inciso il nome di Teti, il successore di Unis.

La stanza d’ingresso ha un soffitto a volta e un pavimento lastricato di alabastro, le pareti erano state decorate con pitture che raffiguravano scene di offerte votive. L’ingresso culmina in un cortile aperto circondato da diciotto colonne palmiformi di granito rosa che sostenevano un tetto a capanna, ora conservate in parte al Louvre.

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Al tempio interno si accede tramite una piccola scala che conduce a una cappella definita “mastaba”, ovvero la camera cerimoniale composta da una stanza singola con cinque nicchie che ospita un altare e una stele incisa con un geroglifico.

L’ingresso che conduce alla struttura sotterranea della piramide si compone di un corridoio che scende di livello e si articola in tre stanze successive che scandiscono il percorso attraverso tre saracinesche in lastra di granito. Il corridoio termina in un’anticamera posta sotto l’asse centrale della piramide.

A est, una porta conduce ad una stanza con tre nicchie chiamata “Serdab”, adibita a magazzino per le offerte funerarie. A ovest si trova invece la camera sepolcrale che contiene il sarcofago del faraone ed i rispettivi vasi canopi. I resti della mummia e i pochi utensili per l’imbalsamazione che sono stati ritrovati sono ora esposti al Museo Egizio del Cairo.

Camera sepolcrale. Fotografia di pubblico dominio condivisa via Wikipedia

Il muro occidentale della stanza del sarcofago di Unis è stata rivestita con una pittura bianca e un’incrostazione di alabastro poi incisa e dipinta al fine di rappresentare le porte della facciata del Palazzo Reale, come fosse un moderno trompes-l’oeil.

Il soffitto della camera funeraria, dell’anticamera e del corridoio presenta invece un cielo stellato dorato, che raffigura verosimilmente le costellazioni e il loro reale orientamento geografico.

La grande scoperta che portò con sé la piramide di Unis sono i cosiddetti “Testi delle piramidi”, i più antichi e meglio conservati scritti religiosi egizi giunti sino a oggi, considerando anche che il linguaggio arcaico di alcune sezioni suggerisce un’appartenenza a un’epoca precedente allo stesso Unis.

Questa pratica decorativa epigrafica utilizzata nella piramide di Unis diede inizio a una vera e propria tradizione artistica che fu seguita dai re e da alcune regine della VI dinastia fino alla fine dell’Antico Regno, due secoli dopo.

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Furono incise 283 formule in geroglifici dipinti di blu sulle pareti del corridoio, dell’anticamera e della camera sepolcrale di Unis. I Testi delle Piramidi avevano lo scopo di garantire la protezione dei resti del sovrano, proteggere lo spirito della mummia e assicurarne l’ascesa tra gli dei dopo aver sconfitto le forze maligne del mondo dei morti, ricongiungendosi infine con il dio sole Ra, reputato il padre divino dei faraoni.

L’ottimo stato di conservazione delle iscrizioni dimostra che furono scolpite in modo da essere conservate a lungo ed essere ben visibili all’anima di Unis, che si credeva sarebbe fuoriuscita dal sarcofago per intraprendere il suo percorso. Nella stanza di sepoltura infatti vi sono frasi magiche, offerte rituali e formule di resurrezione che parlano dell’incontro del faraone con Osiride nel “Duat”, l’aldilà egizio.

L’anima una volta risorta sarebbe uscita dalla camera sepolcrale e si sarebbe diretta nell’anticamera, simboleggiante “l’Akhet” il luogo dove il sole sorge e tramonta. A questo punto l’anima si sarebbe rivolta a oriente e avrebbe oltrepassato le pareti stesse della piramide, verso la falsa porta del Palazzo Reale funerario raggiungendo Ra in cielo.

Camera sepolcrale con iscrizioni e sarcofago. Fotografia di pubblico dominio condivisa via Wikipedia

Fra le formule iscritte nell’anticamera ne spiccano due piuttosto estese e ricche di metafore e allusioni oscure; queste compongono il cosiddetto “Inno Cannibale”, il passo più famoso e forse più enigmatico dei Testi, dove il faraone è descritto mentre vola in cielo attraversando una tempesta e macellando, cuocendo e mangiando sia uomini che Dei per nutrirsi rispettivamente della loro energia e magia.

«Unis è Colui Che mangia gli uomini, Si nutre degli dei […] Unis mangia la loro magia, inghiotte i loro spiriti: i loro grandi per il pasto mattutino, i loro mezzani per il pasto serale, i loro piccoli per il pasto mattutino, e gli uomini e le donne più vecchi per avere energia.[…] Perché Unis è sorto ancora nel cielo, Egli è incoronato Signore dell’orizzonte. Egli ha fracassato vertebre e spine dorsali. Egli ha strappato i cuori degli dei. Egli ha mangiato la Corona Rossa e inghiottito la Verde. Unis si nutre dei polmoni del saggio, Si soddisfa vivendo del suo cuore e della sua magia»

Mentre la maggior parte degli egittologi ritiene molto improbabile che i faraoni abbiano potuto letteralmente praticare il cannibalismo, Ernest Alfred Wallis Budge, filologo ed orientalista del British Museum, riteneva che l’Inno Cannibale si rifacesse a pratiche di un’epoca molto più antica, quando il cannibalismo sarebbe stato realmente praticato in Egitto.

Parti del corpus dei Testi delle Piramidi possono essere ritrovati anche nei “Testi dei Sarcofagi”, una raccolta di nuovi testi scritti sulle tombe non reali del Medio Regno, contenenti formule per gli incantesimi funebri. L’utilizzo dei Testi dei Sarcofagi iniziò durante il regno di Pepi I, faraone della VI Dinastia nel 2800 a.C. circa, e venne adottata come pratica usuale nel Regno di Mezzo nel 1780 a.C.

I Testi dei Sarcofagi costituirono la base per successivo Libro dei Morti, che venne usato fino alla prima comparsa del Cristianesimo.

Dettaglio da Il Libro dei Morti. Immagine di pubblico dominio condivisa via Wikipedia

Nel 1996 la piramide di Unis venne chiusa al pubblico per motivi di conservazione e solo il 26 maggio 2016 si è tenuta una cerimonia ufficiale, in cui il ministro delle Antichità dell’Egitto ha inaugurato la riapertura della Piramide e con essa, per la prima volta, si avverò la possibilità di visitare anche tre tombe dell’Antico e Nuovo Regno della necropoli di Saqqara: Ankh-Mahor, conosciuta come la tomba del medico per le scene legate al mondo della medicina al suo interno, Nefer-Seshem-Ptah la tomba del supervisore della Grande Corte e Nemty-Umes la tomba dell’emissario di pace al servizio di Ramesse II.

Vista della Necropoli di Saqqara. Fotografia di pubblico dominio condivisa via Wikipedia

Per diminuire il tasso di umidità e il calore presenti all’interno della struttura in vista della riapertura e della sua fruizione pubblica, sono stati inseriti dispositivi per il controllo di questi agenti, un’attenzione particolare è stata rivolta anche all’illuminazione, fornita da luci led.

A due anni di distanza dall’inaugurazione è stata annunciata una straordinaria scoperta a sud della piramide di Unis a Saqqara, nel luglio 2018.

Lla missione archeologica egiziano-tedesca dello SCA – Supremo Consiglio delle Antichità – e dell’università di Tübingen nella necropoli di Saqqara, ha portato alla luce un antico laboratorio di mummificazione che risale al VI-V secolo a.C., rinvenuto a 30 metri di profondità, dove sono stati trovati cinque sarcofagi, trentacinque mummie, una bara di legno e diversi vasi per gli oli usati nella mummificazione.

La missione è iniziata nel marzo 2016 e solo a metà maggio 2018 è riuscita a rilevare i pozzi, ma il lavoro di scavo della missione continua ancor oggi. “È solo l’inizio”, conferma Khaled al-Anani, durante l’annuncio della scoperta: “questa scoperta porterà nuovi importati risultati, ma bisognerà lavorare ancora a lungo nel sito: bisognerà dissotterrare almeno 55 mummie e alcuni scavi devono ancora essere svolti“.

La scoperta è stata fatta a sud della piramide Unis a Saqqara, dove è stata trovata una mummia ornata di una maschera sepolcrale d’oro e pietre dure, oltre a 3 mummie e un certo numero di vasi canopi costruiti con calcite e altri reperti.

La missione ha iniziato la registrazione e la documentazione archeologica e fotografica, nonché la registrazione tridimensionale al laser delle iscrizioni delle camere funerarie. Un gruppo di chimici e archeologi della missione egiziano-tedesca ha analizzato i resti delle sostanze chimiche, organiche e degli olii che sono stati ritrovati: una grande opportunità per sapere i segreti della mummificazione.

Registrazione tridimensionale al Laser.

Le camere funerarie, scavate nella roccia, sono state trovate in fondo a un pozzo profondo 30 metri. Lì si sono presentati agli occhi degli egittologi mummie, bare di legno e sarcofagi. In una di queste bare, con incredibile sorpresa dei ricercatori della missione, è spuntata una maschera d’argento che copre il viso di un uomo appartenente alla casta sacerdotale della XXVI dinastia.

La scoperta è stata definita sensazionale poiché le maschere funerarie in metalli preziosi sono andate per la maggior parte saccheggiate o distrutte nel tempo. La maschera, che si è ipotizzato fosse di un sacerdote dell’epoca Sawi, è di argento dorato, materiale rarissimo e preziosissimo nell’Egitto di quell’epoca.

La missione ha anche trovato una maschera di una mummia coperta con pietre semi-preziose, una serie di vasi canopi in calcite e una serie di statuette in alabastro e oli per l’imbalsamazione con scritte in geroglifico.

Dentro il sito archeologico è stato rinvenuto un vero e proprio laboratorio per la mummificazione contenente tutto il necessario per l’imbalsamazione. Gli antichi abitanti delle rive del Nilo ritenevano che la preservazione della salma consentisse allo spirito del defunto di riappropriarsene in tempi successivi. Reperti come vasi di ceramica contenenti viscere, misurini e oli usati per la preparazione dei corpi sono ora al vaglio degli scienziati. “Siamo di fronte a una miniera d’oro di informazioni sulla composizione chimica di questi oli”, conclude il capo della missione tedesco-egiziana.

Martina Manduca
Martina Manduca

Vivo a Venezia e ho studiato Archeologia medievale tra l’Università di Padova e l’Università di Cordoba in Spagna. Sono appassionata di arte, letteratura e cucina e mi piace scoprire un aspetto nuovo di ognuna di esse viaggiando per il mondo.