La piccola Era Glaciale: un’ondata di freddo lunga 500 anni

Seconda metà del XIV secolo, Inghilterra. Ondate di freddo uccidono progressivamente tutte le viti e gli olivi nel paese. Questa serie di eventi sarà un prodromo di quello che accadrà nei successivi cinquecento anni. Il clima cambierà così tanto che solo in questi anni, col riscaldamento globale attuale, in larga parte causato dalle emissioni di gas serra e di inquinanti da parte dell’uomo, si tornerà a coltivare la vite a quelle latitudini.

Vediamo di capirci qualcosa

La piccola era glaciale

Gli anni che vanno dal IX agli inizi del XIV secolo furono caratterizzati da temperature estremamente miti. Prove documentarie, oggettive e scientifiche ci parlano di una fase del clima con siccità e temperature elevate in Africa, Asia e in Nord America. In questo periodo, dalla Scandinavia, i vichinghi spinsero le proprie navi verso occidente, colonizzando terre prima desolate come l’Islanda (874), la Groenlandia (980) e, stando alla documentazione offerta dalle saghe nordiche, anche il Nord America.

Leik Erikson, figlio del famoso vichingo Erik il Rosso, attorno all’anno Mille, si sarebbe stabilito in una terra da loro chiamata Vinland, forse sull’isola di Terranova, nell’attuale Canada. Si notino i nomi: nel 874, la nuova colonia viene detta “Islanda”, cioè “terra del ghiaccio”, mentre poco dopo vengono fondati insediamenti chiamati “Groenlandia”, “terra verde”, e “Vinland”, “terra del pascolo” o “terra del vino”. Ovviamente non possiamo pensare che a quelle latitudini avessero trovato una vegetazione lussureggiante, ma neanche l’attuale clima. A ulteriore prova di questo caldo anomalo, in Inghilterra, come già ricordato, crescevano la vite e l’olivo.

Cacciatori nella neve, dipinto di Pieter Brueghel il Vecchio del 1565 (Immagine di pubblico dominio via Wikipedia)

Dal 1300 tutto cambia: i ghiacciai, quasi assenti in precedenza, tornano a ricoprire il Mare del Nord e le montagne, sulle vette nordafricane compare la neve e  Timbuctù, importante centro carovaniero africano, nell’arco di trecento anni, viene completamente allagata almeno tredici volte dal fiume Niger gonfiato dalle piogge. In Cina, la crisi innescata progressivamente dal clima impazzito, genera carestie, con conseguenti rivolte politiche che sfoceranno, a metà Seicento, nella caduta della dinastia Ming a favore degli imperatori Qing.

In Europa si registrarono ondate di gelo senza precedenti: il Mar Baltico ghiacciò più volte. Nel gennaio del 1658, ad esempio, l’armata svedese comandata da Carlo X vi marciò sopra per attaccare la Danimarca nell’ambito della Seconda Guerra del Nord.

La marcia di Carlo X alla testa dell’esercito svedese sul Mar Baltico ghiacciato in un dipinto del 1658 (Immagine di pubblico dominio via Wikipedia)

A Londra, durante l’inverno, si svolgeva regolarmente una fiera, la Thames Frost Fair, direttamente sopra il Tamigi. La Groenlandia e l’Islanda erano completamente ricoperte e circondate di ghiaccio, e, in quegli anni, la loro popolazione si dimezzò. Famosi sono poi i dipinti di artisti fiamminghi che ritraggono i paesaggi degli attuali Paesi Bassi totalmente ricoperti di neve.

La fiera sul Tamigi, dipinto di Thomas Wyke del 1683-1684 (Immagine di pubblico dominio via Wikipedia)

Più a sud non andò meglio: i ghiacciai invasero terreni prima fertili e abitati, distruggendo tutto; tempeste e inondazioni causate dalle abbondanti piogge o dallo scioglimento della neve furono una vera e propria calamità. Lisbona, capitale del Portogallo, fu interessata da ben otto tempeste gelate nel XVII secolo. Le carestie si susseguirono flagellando la popolazione europea. Si dovettero abbandonare coltivazioni di piante non più adatte al clima mutato: è il caso della coltivazione delle arance in Cina, ad esempio. In alcuni luoghi si ebbero casi limite: la mancanza di grano fece sì che alla farina si mischiassero gusci di noce frantumati per dare sostanza al poco che c’era da mangiare. Come conseguenza della denutrizione e del freddo furono frequenti le epidemie e le pestilenze.

Paesaggio invernale olandese con pattinatori sul ghiaccio, dipinto di Hendrick Avercamp del 1608 (Immagine di pubblico dominio via Wikipedia)

L’umanità, di fronte a questo stravolgimento del clima, reagì adattandosi con stoffe più pesanti e abiti che coprivano meglio il corpo, e migliorando l’architettura degli edifici, più improntata a mantenere il calore interno. Va detto che la fame spinse anche ad atti violenti: persone sospettate di avvelenare il cibo o diffondere malattie tramite incantesimi furono utilizzate come capri espiatori, scatenando le cacce alle streghe. Oltre a ciò, le frequenti guerre e rivolte flagellarono tutto il nostro continente.

Il Tamigi ghiacciato, dipinto di Abraham Hondius del 1677 (Immagine di pubblico dominio via Wikipedia)

Fu un periodo decisamente turbolento, terminato soltanto verso la fine dell’Ottocento, quando il clima gradualmente entrò nella fase attuale, più mite.

I tre inverni più freddi della Piccola Glaciazione

Alcuni anni della Piccola Glaciazione furono caratterizzati da eventi estremi.

Il canale Pompenburg ghiacciato, a Rotterdam, dipinto di Bartholomeus Johannes van Hove del 1825 (Immagine di pubblico dominio via Wikipedia)

L’11 novembre del 1407, giorno di san Martino, un documento di un ignoto scrivano del parlamento francese riportò di un freddo intenso che faceva gelare addirittura l’inchiostro nel calamaio, costringendolo a tenerlo vicino al fuoco e a scrivere tre parole alla volta, prima che il liquido si solidificasse di nuovo. In Gran Bretagna il Tamigi restò gelato da dicembre a marzo, mentre la morsa dei ghiacci polari arrivò addirittura in Scozia. Anche l’Italia fu interessata da questo evento eccezionale: i documenti attestano, ad esempio, che a Firenze si ebbero abbondanti nevicate, con la coltre bianca che rimase al suolo per ben 45 giorni. Anche in questo caso fu l’agricoltura a soffrire maggiormente: alberi da frutto e viti seccarono un po’ dappertutto.

Nel 1709, una nuova ondata di freddo si impadronì dell’Europa, in particolare di quella centrale e dell’area mediterranea. Partendo dalla Russia, il gelo irruppe nella notte dell’Epifania. I fiumi e i laghi gelarono: il Lago di Garda poteva essere attraversato da una parte all’altra tramite carri. Anche il mare gelò: finirono bloccati i porti di Genova e Marsiglia. La Laguna di Venezia era una gigantesca lastra di ghiaccio. Nel gennaio del 1709, a Roma nevicò ben 13 volte, mentre dappertutto si calcola che le temperature furono abbondantemente sotto lo zero (-20°C a Parigi, o -17°C a Venezia, ad esempio). Il freddo intenso, fra alti e bassi, durò fino a primavera inoltrata, ma alcuni documenti segnalano gelate in Germania anche a luglio. Il 1709 fu indubbiamente uno degli anni più gelidi del millennio e, ancora una volta, le coltivazioni ebbero i maggiori danni. Anche alberi relativamente resistenti, quali il melo, il susino e il noce, nulla poterono contro il clima avverso.

Il terzo inverno estremo fu il 1816, detto anche l’anno senza estate o l’anno della povertà. In quel periodo nei paesi anglosassoni vigeva un detto: “Eighteen hundred and froze to death”, vale a dire “Mille ottocento, fame e freddo da morire”.

Fu, come si può facilmente intuire, un altro anno tragico

Negli anni precedenti, il nostro pianeta registrò tre intense eruzioni vulcaniche: nel 1812 il monte Soufrièr, nei Caraibi, nel 1814 il monte Mayon nelle Filippine, e la più potente di tutte, quella del monte Tambora, in Indonesia. È appurato che la grande quantità di ceneri riversata nell’atmosfera, costituì una specie di “scudo” per i raggi solari e, di conseguenza, la temperatura si abbassò ulteriormente. Durante il 1816, il caldo estivo non si presentò proprio: a giugno si registravano ancora potenti tempeste di neve in tutto il Canada e in buona parte degli Stati Uniti, con fiumi gelati e coltivazioni distrutte. In Europa, la neve cadeva ininterrottamente dappertutto e, dove non nevicava, grandi tempeste affliggevano il vecchio continente. Anche l’Italia non registrò significativi aumenti della temperatura durante i mesi estivi. Era una neve da uno strano color rossiccio, perché frammista a ceneri vulcaniche. Nel luglio del 1816, un gruppo di scrittori in vacanza in Svizzera si trovò bloccato da una tormenta di neve, e i membri si sfidarono a una specie di gioco letterario: scrivere ciascuno un racconto di orrore. Proprio in quell’occasione Mary Shelley, parte del gruppo di letterati, ideò e scrisse il suo romanzo più famoso: “Frankenstein o il moderno Prometeo”, mentre John Polidori, con il suo “Il Vampiro”, inaugurò la fortunata serie di romanzi con protagonista un essere soprannaturale avido di sangue, che ha come più famoso rappresentate il Dracula di Bram Stoker (1897).

L’Europa, già in crisi per le guerre napoleoniche, piombò ancora una volta nella carestia e i prezzi del foraggio salirono alle stelle. Fu proprio l’impulso a trovare un mezzo economico per spostarsi a spingere l’inventore tedesco Karl Drais: nacque così la draisina, l’antenata delle moderne biciclette. In Alzazia, nell’odierna Francia orientale, all’epoca possedimento prussiano, una lapide ancora conservata sul muro di una casa è significativa dei prezzi delle derrate alimentari in quel periodo:

Im Jahr 1817 ist diese Hütte gebauet worden, in welchem Jahr man für ein Furtel Waißen bezahlte 120 fr für ein Sack Erdapfel 24 fr für ein Ohmen Wein 100 fr“, (“Nell’anno 1817 è stato costruito questo cottage; quell’anno abbiamo pagato 120 franchi per una misura di grano, 24 franchi per un sacchetto di patate, 100 franchi per un 50 litri (Ohmen) di vino”).

La lapide conservata in Alsazia, 1817 (Immagine condivisa su licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia)

Prezzi folli in un’annata folle…

Le ipotesi

Gli scienziati hanno avanzato varie teorie per spiegare questo fenomeno. È nota la ciclicità nell’andamento delle temperature del nostro pianeta: in particolare, sappiamo anche da fonti antiche che inverni eccezionalmente freddi si presentano con una cadenza media di circa 300 anni. Accadde, per esempio, nell’860 e nel 1162; anche se, per la verità, allora ci trovavamo nella fase detta del Periodo Caldo Medievale, come detto in precedenza.

Grafico che ricostruisce le variazioni di temperatura degli ultimi 2000 anni (Immagine condivisa su licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia)

Si è anche ipotizzato di correlare lo stravolgimento del clima all’attività solare, in particolare al fenomeno delle macchie solari. Tali aree scure sulla superficie della nostra stella, scoperte da Galileo nel XVI secolo, ma già note agli astronomi cinesi, sono delle zone “più fredde”: si parla sempre di migliaia di gradi centigradi, rispetto ad altre, e sono indice di una diversa attività solare. Si è notato che la presenza di macchie solari è ciclica: ogni undici anni circa si riducono drasticamente.

Grafico che ricostruisce le variazioni delle macchie solari dal 1600 ad oggi (Immagine condivisa su licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia)

Fra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento, lo scienziato e meteorologo inglese John Dalton, osservò per la prima volta la quasi assenza di macchie solari: quel periodo va sotto il nome proprio di Minimo di Dalton. Si noterà che in quegli anni ci fu l’anno senza estate (1816). Pochi anni dopo, siamo alla fine del XIX secolo, gli scienziati inglesi Edward Walter e Anne Russell Maunder interpretarono le osservazioni di astronomi fra il 1645 e il 1715, scoprendo che le macchie solari visibili in quel periodo erano circa una cinquantina. Normalmente se ne osservano qualche migliaio, per farsi un’idea. E il 1709 fu un altro anno gelido.

Un altro minimo, desunto tramite fonti letterarie di astronomi cinesi, lo troviamo nell’arco di tempo fra il 1450 e il 1540, e va sotto il nome di Minimo di Spörer, dal nome dello scienziato tedesco che lo ipotizzò. A dir la verità, va notato che il 1407 non è interessato da questo minimo. D’altra parte è anche vero che negli anni precedenti al 1816 vi furono tre potenti eruzioni vulcaniche, le cui ceneri oscurarono l’atmosfera. Negli anni attuali, osserviamo, d’altra parte, un “massimo” dell’attività solare, con frequenti tempeste magnetiche che causano grandi aurore boreali e influenzano in modo negativo; ad esempio, le nostre telecomunicazioni radio e satellitari, oltre che a un graduale aumento della temperatura. Possiamo dedurre che, forse, l’attività solare, con la sua ciclicità, sia almeno una delle concause dei cambiamenti climatici storici. Certo, nello sconvolgimento a cui assistiamo in questi anni, è evidente lo “zampino” dell’attività umana, tesa al profitto a discapito della conservazione dell’ambiente.

SITOGRAFIA

https://it.wikipedia.org/wiki/Periodo_caldo_medievale
https://it.wikipedia.org/wiki/Piccola_era_glaciale
https://it.wikipedia.org/wiki/Inverni_freddi_in_Europa_dal_XV_secolo
https://it.wikipedia.org/wiki/Ondata_di_freddo_dell%27inverno_tra_il_1407_e_il_1408
https://it.wikipedia.org/wiki/Ondata_di_freddo_dell%27inverno_1709
https://it.wikipedia.org/wiki/Anno_senza_estate
https://it.wikipedia.org/wiki/Minimo_di_Sp%C3%B6rer

https://it.wikipedia.org/wiki/Minimo_di_Maunder

https://it.wikipedia.org/wiki/Minimo_di_Dalton

https://news.meteogiornale.it/meteo-clima-e-storia/il-ciclo-di-300-anni-degli-inverni-rigidissimi/

https://hls-dhs-dss.ch/it/articles/007799/2010-05-21/

https://www.britannica.com/science/Medieval-Cool-Period


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