Nell’aprile 1845, lo scrittore Hans Christian Andersen pubblicò a Copenhagen uno dei suoi libri di fiabe. Fra queste, ve n’era una intitolata “Scarpette Rosse” – la storia di una bambina di nome Karen, la quale, capricciosa, frivola e poco devota, viene punita per il suo carattere quando, indossate un paio di scarpe rosse da ballo, è costretta per magia a danzare senza sosta per tutta la Terra:

Non riuscendo a togliersele, Karen è costretta a chiedere che le vengano amputati i piedi

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

Sebbene questa a tratti macabra fiaba sia stata esclusivamente frutto dell’immaginazione del suo autore, essa è molto somigliante a un evento avvenuto più di trecento anni prima in Francia: si tratta della Piaga del Ballo, un’epidemia che colpì la città di Strasburgo e di cui al giorno d’oggi sono sempre state date spiegazioni incomplete – a metà fra l’ira divina e la malattia psichiatrica.

L’epidemia del ballo

Nel 1518, a Strasburgo, durante un’afosa giornata di metà luglio, una donna di nome Troffea scese per le strade della città e iniziò a ballare. Inizialmente, l’episodio suscitò perplessità e qualche sorriso, poiché non c’era alcuna ragione apparente per cui Troffea dovesse ballare per le strade di Strasburgo – non c’era infatti musica, e non era in corso o prevista nessuna festa; tuttavia, nessuno sembrò dare molto peso alla questione, nonostante il comportamento della donna avesse cominciato a farsi preoccupante.

Strasburgo nel 1521:

Apparve fin da subito evidente che le movenze della donna non fossero una vera e propria danza, ma piuttosto una grottesca imitazione di passi da ballo: i movimenti erano sgraziati e asincroni, non seguivano uno schema ed erano un susseguirsi di scuotimenti, torsioni e giravolte ben poco armoniose.

La strana danza di Troffea continuò per ore intere, finché la donna non perse i sensi a causa dell’affaticamento; una volta ripresasi, Troffea si alzò in piedi e ricominciò a ballare per le strade di Strasburgo, senza mai riposarsi o rallentare il ritmo della sua danza forsennata, finché, ore dopo, non collassò di nuovo.

Anche dopo il secondo svenimento, Troffea si rialzò e riprese a ballare; la donna continuò con questo ritmo per giorni, senza mai riposarsi e senza che nessuno riuscisse a fermarla.

La situazione degenerò rapidamente quando Troffea non fu più l’unica persona a danzare

Nel giro di una settimana, trentaquattro persone erano scese in strada e avevano iniziato a imitare i movimenti scoordinati della donna, cominciando a ballare senza sosta.

La maggior parte di esse erano ragazze giovani, ma ben presto le fila dei ballerini si rimpinguarono di uomini e donne di tutte le età, e nel giro di pochi giorni almeno un centinaio di persone danzavano per le strade di Strasburgo.

Le autorità cittadine si riunirono per prendere provvedimenti. Il caos stava iniziando a diramarsi per le strade della città, molte attività erano state sospese e a ogni ora che passava sempre più persone si univano alla danza. Le autorità pensarono che il modo migliore per far sì che questo ballo frenetico cessasse fosse assecondarlo: fecero dunque sgomberare un’intera area della città adibita a mercato del grano e all’esposizione dei cavalli e qui eressero un’impalcatura di legno dove le persone potessero ballare liberamente – sperando forse di poter liberare le strade contenendo la folla di ballerini in un unico luogo circoscritto. Vennero assoldati dei musicisti affinché suonassero per accompagnare la danza, e dei ballerini professionisti.

Questa bizzarra decisione, tuttavia, non diede i risultati sperati; bensì, peggiorò di gran lunga la situazione.

Con il passare dei giorni, sempre più persone si unirono a quella danza forsennata, le fonti parlano addirittura di 400 danzatori in contemporanea, tanto che quasi la metà di Strasburgo si fermò completamente per poter ballare. Non c’era modo di fermare i ballerini: molti di loro continuavano a danzare anche quando erano allo stremo delle forze, o anche quando erano feriti ai piedi o alle gambe, e non si fermavano neppure di fronte a caviglie slogate o fratturate.

Gli unici momenti in cui essi riposavano era quando perdevano i sensi, per poi rialzarsi non appena riaprivano gli occhi. Ma, dopo poco tempo, non solo il numero dei ballerini iniziò ad aumentare, ma anche il numero di coloro che crollavano a terra per non rialzarsi mai più.

Molte persone morirono per sfinimento, altre per ictus o attacco cardiaco, o calpestate dagli altri danzatori. Alcune fonti indicano che, durante il picco della piaga del ballo, si arrivò fino a quindici decessi al giorno. Resesi conto dell’errore, le autorità cittadine decisero di fare marcia indietro, bandendo ogni forma di musica dalla città e istituendo punizioni per chiunque ballasse in pubblico, ma queste nuove drastiche misure non ebbero successo.

La piaga del ballo proseguì per quasi due mesi, fino all’inizio del mese di settembre. A quel punto, le autorità di Strasburgo decisero d’intervenire in maniera ancora più drastica: ormai convinte che i danzatori fossero posseduti da una presenza maligna, riunirono tutte le persone che ancora non avevano smesso di ballare e le costrinsero a uscire da Strasburgo e a recarsi alle porte della vicina città di Saverne, dove li spinsero sulle colline circostanti.

Su una di queste colline sorgeva una grotta che ospitava un santuario dedicato a San Vito, protettore della danza. I ballerini vennero obbligati a indossare delle scarpe rosse e furono guidati intorno a una piccola effigie di legno del santo.

Dopodiché, i ballerini vennero rinchiusi nell’ospedale di Strasburgo; pochi giorni dopo, gradualmente tutti loro cessarono di danzare e, così com’era apparsa, la piaga del ballo scomparve per sempre – dopo aver ucciso un consistente numero di persone, il cui numero però non viene specificato in nessuna fonte cittadina.

La danza di San Vito

Le autorità che si occuparono del caso non furono in grado di fornire spiegazioni plausibili e soddisfacenti alla piaga del ballo. Molti dei sopravvissuti testimoniarono di come non riuscissero in alcun modo a smettere di ballare, pur tentando con tutte le loro forze.

Questo non fece altro che confermare la credenza dell’epoca secondo cui la piaga del ballo fosse stata una punizione inviata dall’alto e, in particolare, da San Vito.

San Vito fu un martire cristiano, figlio di un senatore della Sicilia, santo protettore dei malati di disturbi nervosi poiché, secondo l’agiografia, a dodici anni praticò un esorcismo sul figlio dell’Imperatore Diocleziano, che era posseduto da un demone. Ucciso dall’Imperatore irriconoscente, durante il medioevo divenne il patrono dei ballerini a causa della sua invocazione quando si presentava la patologia nota come la còrea di Sydenham, che spinge l’ammalato a movimenti convulsi.

Martirio dei santi Vito, Modesto e Crescenzia, manoscritto francese del XIV secolo:

San Vito era spesso associato al ballo, poiché la tradizione di ballare intorno a una statua del santo il giorno della sua festa era considerata di buon auspicio per l’anno successivo.

La piaga del ballo venne inizialmente spiegata come l’ira di San Vito, il quale avrebbe voluto punire i peccatori della città di Strasburgo obbligandoli a danzare senza sosta fino alla morte. Questa ipotesi era rafforzata anche dal fatto che la piaga del ballo aveva colpito, negli anni precedenti, non solo la città di Strasburgo.

Nell’anno 1020, a Bernburg, un gruppo di uomini iniziò a ballare freneticamente e senza riuscire a fermarsi, circondando una chiesa e disturbando così la messa della Viglia di Natale; nel 1237, un gruppo di bambini si diresse danzando da una città all’altra – episodio che diede origine alla leggenda del Pifferaio Magico; circa cinquant’anni dopo, duecento persone iniziarono a ballare sul ponte di un fiume, fino a quando questo non crollò; altri episodi di questa strana epidemia si verificarono in numerosi luoghi nei secoli successivi, fino all’ultima piaga del ballo che colpì Strasburgo.

Nonostante fosse stata adottata ufficialmente la spiegazione dell’ira di San Vito, alcuni contemporanei dell’epoca cercarono di fornire altre ipotesi a un mistero che rimane a tutt’oggi irrisolto.

La danza di San Vito è anche il nome dato alla corea di Sydenham, un disturbo neuropsichiatrico dovuto a encefalite, il quale causerebbe l’insorgenza di una forte febbre e la perdita totale di controllo sugli arti e sui movimenti: coloro che sono affetti dalla danza di San Vito possono presentare camminata irregolare, movimenti scoordinati e incontrollabili, tremore e smorfie facciali – tutto ciò potrebbe essere scambiato per una grossolana danza.

Il Ballo di San Vito è causato da un’infezione da streptococco, e non sarebbe l’unica malattia neuropsichiatrica generata da un batterio o da altre sostanze biologiche. Tutti gli episodi della piaga del ballo si sono verificati in zone dove la coltivazione del grano rappresentava la principale forma di attività.

È possibile che l’epidemia di Strasburgo sia stata dovuta all’intossicazione da segale cornuta:

Un fungo che attacca il grano e che, se ingerito, può provocare allucinazioni come sotto l’effetto di LSD

L’ipotesi più accreditata al giorno d’oggi è tuttavia quella secondo cui la piaga del ballo sarebbe stata la conseguenza di un’isteria di massa.

Il 1518 è ricordato come un anno in cui, specialmente nell’Europa del Nord, la carestia e la fame avevano raggiunto dei picchi tali da far temere una nuova ondata di pestilenza, il che si sarebbe andato ad aggiungere alla già tesa situazione politica. Questi avrebbero agito come fattori di stress che avrebbero causato un’isteria di massa: iniziata da Troffea, l’isteria si sarebbe propagata spingendo altre persone di Strasburgo a ballare, fino alla morte.

Andrea Vittoria Apostolo
Andrea Vittoria Apostolo

Nata e cresciuta in Piemonte, si laurea in Psicologia Clinica e Neuropsicologia a Milano. Attualmente vive e lavora a Manchester. Da sempre crede che ogni luogo meriti di essere scoperto e che ogni storia valga la pena di essere raccontata