Ogni luogo di mare è naturalmente caratterizzato dalla pesca, che oltre ad essere un’attività per provvedere alla sopravvivenza dell’uomo è anche una vera e propria tradizione con riti e consuetudini proprie.

Nello Stretto di Messina, tra Sicilia e Calabria, si pratica la pesca del pesce spada, un pesce tipico di quella zona perché attratto dal mare caldo e limpido.  Questo genere di pesca si svolge da aprile a ottobre ed è popolare nella città siciliana di Messina insieme ad alcuni luoghi della costa calabrese, in particolar modo Scilla e Bagnare Calabra. è un’attività prestigiosa, considerata un’arte per via dell’impegno richiesto da parte dei pescatori.  Un genere di pesca che affascina e incuriosisce, immortalata in foto e dipinti, e quello che tende a colpire chi ne viene a conoscenza è il duello tra pescatore e pesce spada, tanto che tutto il procedimento è stato il tema di una canzone del cantante Domenico Modugno intitolata Lu pisci spada.

Le origini della pesca del pesce spada sono antiche. Già praticata dai Fenici, Romani e Greci che ne istaurarono i riti e le tradizioni ancor oggi mantenuti in vigore. Uno dei primi a documentare nei suoi scritti la procedura di questa pesca è stato lo storico e politico  greco Polibio, nel II secolo a.C.  Nell’antichità il pesce spada si pescava senza imbarcazione, per quanto riguarda i pescatori calabresi, che si posizionavo sugli scogli in attesa della preda contro cui lanciare l’arpione. In seguito si svolgeva una lotta per la sopravvivenza tra pesce e pescatore, e per catturarlo il pescatore metteva a repentaglio la propria vita durante una colluttazione a mani nude con un pesce spada gigante infuriato dal dolore. Come l’ha descritta Polibio, la pesca del pesce spada consiste nell’avvistare il pesce, attenderlo, lanciarli l’arpione e per poterlo catturare lottare con il pesce.

Sotto, imbarcazione tipica calabrese per la pesca al pesce spada. Fotografia dell’autrice, Astrid Facciolà:

Solo nel ‘400 vengono create due imbarcazioni per essere esclusivamente utilizzate per la pesca del pesce spada, La Feluca e il Luntre. Originalmente queste erano imbarcazioni a remi, e presso la costa calabrese veniva utilizzato il Luntre. La versione antica era una barca non di grandissime dimensione ma con una prua abbastanza spaziosa per dare libertà di movimento al fiocinatore. Al centro un albero (la vedetta) alto circa un metro con una piccola piattaforma rotonda dove il pescatore incaricato di avvistare il pesce poteva stare in piedi.

I remi ai lati erano manovrati da due uomini e un terzo stava al centro tenendo entrambi i remi dirigendo il Luntre.  Il pescatore sulla vedetta seguiva il tragitto del pesce spada per indicare ai rematori la giusta direzione e altri due marinai a poppa manovravano altri due remi più piccoli.  Inevitabilmente, durante il corso del tempo il modo di costruire Feluche e Luntre ha subito dei cambiamenti. Oggi sono delle passerella molto più grandi e motorizzate, con alberi altissimi su cui salgono i pescatori per avvistare il pesce spada e come dall’inizio dell’esistenza di questa pesca, l’avvistamento viene segnalato con un grido tipico della tradizione greca, e il fiocinatore posizionato sulla lunga passerella dell’imbarcazione, sentendo il grido, lancia l’arpione che resta legato alla barca.  Questo è il momento cruciale della pesca in quanto richiede un’intesa concentrazione da parte di tutto l’equipaggio.

Statua che celebra la pesca al pesce spada. Fotografia dell’autrice, Astrid Facciolà:

Una volta caricato a bordo il pesce spada, come vuole il rito antico, gli viene incisa una croce con le unghie detta “a cardata ra cruci” vicino l’occhio destro. Un segno di ringraziamento che è importante fare appena il pesce esce dal mare prima che la pelle si indurisca.

è interessante l’aspetto romantico e contemporaneamente tragico che fa parte della pesca del pesce spada. Di solito i pesci spada nuotano in coppia, maschio e femmina, e risulta facile riconoscerli perché la femmina è la più grossa. Per ottenere un doppio bottino detto “la paricchia”, i pescatori catturano sempre prima la femmina perché il maschio cerca di prestare soccorso alla sua compagna ferita, ma poi vedendola morire si abbandona alla disperazione e non si allontana, attende di essere catturato anch’egli dai pescatori.  In caso contrario, se fosse prima il maschio ad essere catturato non ci sarebbe il doppio bottino perché la femmina non resterebbe al fianco del compagno in fin di vita ma si darebbe alla fuga per salvarsi.

Certamente le tecniche e le imbarcazioni per praticare questo genere di pesca si sono evolute con il passare del tempo, ma lo stile è rimasto intatto com’è rimasto immutato il fascino di questa antica tradizione marinara.

Sotto, la pesca al pesce spada moderna: