Uno dei problemi maggiormente discussi dalla gerarchia nazista era lo status dei tedeschi che avevano in parte sangue ebreo. Durante l’ignobile conferenza di Wannsee, il 20 Gennaio 1942, il generale delle SS Reinhard Heydrich, morto dopo pochi mesi assassinato, comunicò ai maggiori funzionari e membri del governo il piano per iniziare l’esecuzione sistematica dell’olocausto, secondo cui sarebbero dovuti morire circa 11 milioni di Europei di origine ebraica.

Sotto, Reinhard Heydrich

I verbali dell’incontro riportano che la questione non fu se realizzare il piano, già approvato da Hitler nel 1941, ma come attuarlo nel modo più efficace possibile. I gerarchi si confrontarono a lungo su quanta percentuale di sangue ebraico fosse permesso ai cittadini tedeschi per poter continuare a rimanere in vita.

La questione era cruciale per lo stesso Heydrich che era sospettato di avere origini ebraiche

Addirittura, in gioventù veniva canzonato dai compagni col soprannome di Moses Handel, ma indagini successive appurarono che le sue origini non erano (con ogni probabilità) ebraiche.

Negli ultimi anni, una delle storie più interessanti riguardanti la questione dell'”ebraicità” è diventata di dominio pubblico, sebbene durante gli anni della guerra fosse un segreto custodito noto solo a tre persone. Negli Stati Uniti era famosa l’immagine del logo del “Gerber Baby Food Baby”, una bimba (creata dalla disegnatrice Dorothy Hope Smith che usò come modella la piccola Ann Turner Cook) stilizzata come logo di cibo per neonati.

Sotto, una confezione di cibo di marca “Gerber” degli anni ’20:

I nazisti volevano l’equivalente della Gerber Baby, e nel 1935 il ministro della propaganda, Josef Goebbels, iniziò la ricerca del suo:

Perfetto bambino ariano

Il volto del bambino venne cercato mediante concorso pubblico, ed era destinato a marcare di tutto, dai giornali alle riviste, dai piatti alle tazze e molto altro ancora. La vincitrice del concorso fu una splendida bimba dai capelli biondi di nome Hessy Lenvinsons.

Levinsons

Il cognome tradisce, anche per i meno esperti, l’origine ebraica (si può pensare a Primo Levi, come riferimento).

Il perfetto bambino ariano di Goebbels era al 100% ebreo

La storia di come venne scelta questa bambina è curiosa e interessante. La madre di Hessy, Pauline, aveva portato la bambina da un fotografo di Berlino, Hans Ballin, per farle un ritratto. Egli era un anti-nazista che voleva mettere in ridicolo l’antisemitismo del partito.

Ballin inviò quindi l’immagine al concorso e la bimba vinse il primo premio

La madre di Hessy, vedendo il volto di propria figlia sulla copertina della rivista nazista “Sonne ins Haus” (il sole in casa), corse allo studio di Ballin in preda al panico. Se i nazisti avessero scoperto che Hessy era ebrea l’avrebbero perseguitata insieme a tutta la famiglia. Sebbene la notte dei Cristalli e l’Olocausto fossero di là a venire, l’intenzione di Hitler di epurare il popolo tedesco era già ben nota, e non era inusuale sentire di famiglie ebree interamente scomparse.

Sotto, Hessy Levinsons in copertina di “Sonne ins Haus” del 1935:

Ballin comunicò a Pauline che sapeva benissimo che la famiglia era ebrea, e le confessò tutto il proprio supporto alla causa ebraica, assicurandole che non avrebbe rivelato l’identità della piccola. Per Hessy iniziò una vita reclusa per non essere riconosciuta, e il regime nazista non scoprì mai il segreto della sua perfetta “bimba Ariana”. Nel 1938, tre anni dopo il concorso e quando il regime vedeva aumentare il livello dell’antisemitismo, il padre di Hessy, Jacob, venne arrestato dalla Gestapo con la scusa di evasione fiscale.

Una volta rilasciato per mancanza di prove, Jacob Levinsons e famiglia scapparono in Francia, dalla quale fuggirono nel 1940 in seguito alla sua conquista tedesca e ripararono a Cuba. Nel 1949 la famiglia si trasferì definitivamente negli Stati Uniti.

Hessy Levinston sposò Earl Taft, e divenne professore di chimica alla St. John University di New York. Oggi è ancora viva, ma non ha più bisogno di nascondersi da nessuno.

Fonte: Museo dell’Olocausto Statunitense.

Categorie: Storia

Matteo Rubboli

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...