La pena di Morte per Omosessualità: il Buggery Act e i Diritti LGBT in Inghilterra

1° luglio 1972: il primo Gay Pride sfila per le strade di Londra, pochi anni dopo i primi Gay Pride americani. Per la prima volta gli omosessuali britannici possono dichiarare a gran voce il proprio orientamento sessuale. Come mai i primi a sfilare furono omosessuali di paesi anglofoni? Per capirlo bisogna andare un po’ indietro nel tempo.

Gay Pride di Londra nel 2009 – Immagine di Southbanksteve via Wikipedia condivida con licenza CC BY 2.0

Nel 1533, all’epoca delle grandi riforme religiose, Enrico VIII promulgò il Buggery Act, la prima legge contro la sodomia, grazie soprattutto all’iniziativa di Thomas Cromwell, come iniziativa politica per ridimensionare il clero, all’indomani dello scisma anglicano. Il termine Buggery indicava tutti i tipi non convenzionali del sesso, compresa anche la zooerastia, e la pena prevedeva l’impiccagione.

Ritratto di Enrico VIII – Immagine di Richard Mortel via Wikipedia condivisa con licenza CC BY 2.0

La prima persona giustiziata fu Walter Hungerford, Lord di Heyetsbury, accusato ufficialmente di sodomia, ma in realtà giustiziato molto probabilmente per tradimento. L’anno dopo, nel 1541, Nicholas Udall, chierico, drammaturgo e capo del College di Eton, venne condannato esclusivamente per la violazione del Buggery Act, ma fu soltanto per camuffare ragioni politiche, in quanto la condanna a morte venne commutata in detenzione, e fu scarcerato poco meno di un anno dopo. Quando Udall venne condannato, la legge acquistò valore perpetuo. La pena venne abolita nel 1547, con Edoardo VI, per essere ripristinata l’anno dopo, con la differenza che i beni del condannato andavano agli eredi anziché essere requisiti dallo stato. Quando prese il potere Maria I Tudor, figlia di Enrico VIII e Caterina d’Aragona, tutte le leggi approvate dal suo predecessore (il fratellastro Edoardo) vennero abrogate, compreso il Buggery Act. Fu Elisabetta I Tudor a ripristinarla, nel 1563, nella versione approvata da suo padre, e non quella del 1548 di Edoardo VI. La legge rimase in vigore per secoli, e nel 1707 il sesso anale venne riconosciuto come reato penale, punibile con l’impiccagione.

Ritratto di Elisabetta I – Immagine di Joyofmuseums via Wikipedia condivisa con licenza 4.0

Nei secoli furono tante le persone famose prese di mira per il loro orientamento sessuale, primo fra tutti il celebre Lord Byron, il quale fu al centro dell’attenzione non solo per le relazioni omosessuali con alcuni compagni d’università e membri della servitù, ma anche per le tante relazioni all’estero durante il Grand Tour, in paesi dove l’omosessualità era molto meglio tollerata rispetto all’adulterio e all’incesto, a differenza del Regno Unito. Non ci furono comunque processi contro Byron perché il poeta lasciò il paese prima che cominciassero le indagini, e non tornò mai più.

Ritratto di Lord Byron

Un’altra vittima celebre della legge contro l’omosessualità fu il poeta irlandese Oscar Wilde, condannato a due anni di lavori forzati, il massimo della pena, per la sua omosessualità, al secondo procedimento penale svoltosi contro di lui. Le relazioni omosessuali venivano trattate apertamente nella letteratura proibita, cioè quella pornografica, nel periodo vittoriano, senza però avere esempi eclatanti e ancora oggi ricordati. Le relazioni tra uomini venivano descritte attraverso sguardi e contatti tra gli amanti, mentre quelle tra donne come amicizie profonde e inscindibili. Questo perché comunque la legislazione riguardava sempre e solo le relazioni tra uomini, e mai quelle tra donne.

Oscar Wilde

Col passare degli anni le leggi diventarono sempre più severe, e più di una volta la polizia dovette arrestare persone colte in flagrante durante atti sessuali considerati, per la morale dell’epoca, osceni. C’erano poi dei medici che spacciavano delle cure miracolose, promettendo la guarigione dall’omosessualità, ma i risultati a livello fisico erano, ovviamente, disastrosi.

Con l’avanzare del tempo, inoltre, andarono avanti le conoscenze scientifiche, e si affinarono così anche le condanne. Gli accusati si trovavano dunque davanti due scelte: o la condanna ai lavori forzati o in prigione, oppure un trattamento con ormoni femminili, che portava alla castrazione chimica, oltre a gravi danni al sistema nervoso. La vittima più celebre della castrazione chimica fu sicuramente Alan Turing, lo scienziato a cui si deve la crittografia della macchina Enigma durante il secondo conflitto mondiale. Dopo due anni di trattamento, Turing si suicidò. La sua storia è raccontata, anche se in modo romanzato, nel film The Imitation Game del 2014, in cui Benedict Cumberbatch veste i panni del matematico. Fu soltanto nel 2009 che il governo britannico, guidato da Gordon Brown, si scusò pubblicamente con (l’ormai defunto) Alan Turing.

Statua di Alan Turing al Bletchley Park – immagine di De Facto via Wikipedia condivisa con licenza CC BY 4.0

Il primo cambio di rotta avvenne nel 1954, con l’istituzione della commissione Wolfenden, più esattamente, The Departmental Committee on Homosexual Offences and Prostitution, che aveva il compito di esaminare i reati omosessuali, in quanto negli ultimi anni ci fu un incremento esponenziale di casi, e il caso Turing fu la causa di questa commissione. Durante l’analisi della natura dei reati, la commissione ascoltò medici, psichiatri, poliziotti, ufficiali giudiziari, leader religiosi e anche uomini gay. Fra questi ci furono Peter Wildeblood, già in carcere per reati omosessuali, Carl Winter, direttore del Fritzwilliam Museum e conosciuto come Mr White durante le indagini, e Patrick Trevor-Roper, chirurgo oculistico e fratello dello storico Hugh Trevor-Roper, e riportato in quei giorni come “il dottore”.

Il rapporto che scaturì da queste indagini diede un risultato inaspettato a quei tempi, ovvero che ciò che accadeva tra le mura domestiche tra due uomini consenzienti, quindi con più di ventun anni, non costituiva reato, perché era comunque una violazione della privacy, e sostenendo che “l’omosessualità non può legittimamente essere considerata una malattia, perché in molti casi esso è l’unico sintomo ed è compatibile con la pienezza della salute mentale per tutti gli altri aspetti”. Altrettanto inaspettato fu l’intervento dell’arcivescovo di Canterbury (la massima autorità spirituale della Chiesa anglicana), Geoffrey Francis Fisher, che dichiarò: “vi è un regno sacro della privacy… in cui la legge, in generale, non deve intromettersi. Questo è un principio della massima importanza per la conservazione della libertà umana, il rispetto di sé e la responsabilità”. Nel 1957, ebbe inizio il dibattito sul rapporto Wolfenden, e gli esponenti del governo espressero i loro dubbi riguardo l’appoggio della popolazione sull’attuazione delle direttive sui reati sessuali. Nel 1965, si avviò nel parlamento inglese una discussione per la depenalizzazione dei reati omosessuali. Due anni dopo, nel 1967, venne approvato il Sexual Offences Act, che condannava sempre la sodomia e l’indecenza fra uomini, ma con delle concessioni che non costituivano reato:

  • L’atto doveva essere consensuale;
  • L’atto doveva avvenire in privato;
  • L’atto poteva coinvolgere soltanto le persone che avessero almeno ventun anni.

L’età del consenso concordata era comunque più alta di quella per i rapporti sessuali tra etero, fissata a sedici anni. In privato significava solo due persone, quindi, anche se ci fosse stata una sola altra persona in un’altra stanza il rapporto avrebbe costituito qualcosa di illegale.

Erano gli anni ’60, ma si dovrà attendere il 2000 affinché la Corte Europea dei Diritti dell’uomo nel 2000 facesse cadere queste (anacronistiche) restrizioni. La legge del 1967 era in vigore in Inghilterra e in Galles; venne ratificata in Scozia nel 1980 e in Irlanda del Nord nel 1982. Nel 2017, con la “legge Alan Turing”, vennero scagionati dalle accuse tutti gli uomini accusati di sodomia dagli inizi del XX secolo fino ad allora.

Uno degli elementi su cui si è dibattuto più a lungo fu l’età del consenso. Nel 1979 ci fu il primo tentativo di abbassare l’età del consenso da ventuno a diciotto anni, senza successo. Fu poi riproposto nel 1994 ma anche all’epoca bocciato. Poco dopo che l’età del consenso venne abbassata a diciotto anni e venne riconosciuta dalla Camera dei Comuni, ma non dalla Camera dei Lord, grazie anche, e soprattutto, all’intervento della Corte Europea dei Diritti dell’uomo. La Camera dei Lord approvò la legge nel 2000, a patto che l’età minima del consenso per sodomia, per tutti gli orientamenti sessuali, fosse di diciotto anni. La legge ricevette anche il consenso reale, ed entrò in vigore nel gennaio del 2001, abbassando l’età del consenso a sedici anni per tutti gli orientamenti sessuali e regolando per la prima volta anche i rapporti fra donne omosessuali. La legge entrò in vigore nello stesso momento in Inghilterra, Scozia e Galles, mentre l’Irlanda del Nord si adeguò nel 2009.

Nel 2005, il Regno Unito approvò le unioni civili tra persone dello stesso sesso, che raggiungevano così lo stesso status e gli stessi diritti del matrimonio civile tra eterosessuali. La non consumazione del matrimonio e l’adulterio, però, non costituivano le basi per l’annullamento dell’unione civile.

Il matrimonio tra persone dello stesso sesso fu reso possibile solo dopo il 2010, quando David Cameron, esponente del Partito Conservatore, venne eletto Primo Ministro. Il disegno di legge proposto da Cameron ebbe largo consenso sia nella coalizione dei Conservatori sia nell’opposizione. Venne approvato nel 2013 sia alla Camera dei Comuni sia alla Camera dei Lord, nonostante le opposizioni, e, dopo il beneplacito della regina, divenne legge, ma solo in Inghilterra e Galles. La Scozia promulgò la legge nel 2014, mentre in Irlanda del Nord si dovette attendere il 2020.

David Cameron nel 2014 – Immagine di DFID – UK Department for International Development via Wikipedia condivisa con licenza CC BY 2.0

Per alleggerire la pressione negli orfanotrofi e cercare di rendere uguali i diritti dei bambini nel Regno Unito, nel 2005 il governo decise di aprire le adozioni a tutti, inclusi single e omosessuali.

I governi britannici non lavorarono solo per i diritti degli omosessuali ma anche contro la loro discriminazione, condannandola in ogni sua forma. Un cambio radicale avvenne anche nell’esercito, che dal 2000 cominciò ad accettare anche reclute dichiaratamente omosessuali.

Nella letteratura e nella cinematografia ufficiali non si trovavano riferimenti espliciti all’omosessualità, anche perché vietati dalla censura. Eppure, dopo l’approvazione del rapporto Wolfenden, arrivò nelle sale il film Victim, del 1961, dove per la prima volta venne pronunciata la parola omosessuale, homosexual in inglese. La censura britannica fu spietata, chiedendo di eliminare scene e parti di dialoghi, e nonostante tutto, diede come rating X, riservato solo ai porno e agli horror. Fu l’unico film britannico ad entrare in concorso al Festival del Cinema di Venezia, durante il quale un critico italiano commentò: “finalmente i britannici hanno smesso di essere ipocriti”.

Nel tempo, forse anche spinti dall’esempio di Victim e dalla rivoluzione culturale, le relazioni omosessuali, soprattutto tra uomini, vennero sempre più rappresentate.

Importante fu il libro Maurice di Edward Morgan Forster, pubblicato postumo nel 1971, chee narra la storia di due amanti all’inizio del XX secolo. Ne fu tratto un film di notevole successo nel 1987 con un giovanissimo Hugh Grant.

Hugh Grant nel 2011 – Immagine di Julien Rath via Wikipedia condivisa con licenza CC BY 3.0

Fece scalpore nel 2007la rivelazione della scrittrice JK Rowling riguardo uno dei personaggi più amati della sua saga, ovvero Albus Silente, innamorato del rivale Gellert Grindelwald.

JK Rowling nel 1999 – Immagine di John Mathew Smith via Wikipedia condivisa con licenza CC BY 2.0

Nemmeno la televisione rimase indietro: la BBC scelse di mostrare il primo bacio lesbico nella storia della televisione nel suo cavallo di battaglia Doctor Who, tra la siluriana Madama Vesta e la sua governante umana Jenny Flint.

Anche l’ITV, la rete privata rivale della BBC, si mise al passo con i tempi: nella serie in costume Downton Abbey, uno dei protagonisti è Thomas Barrow, scorbutico aiuto maggiordomo, che senza scrupoli cerca di creare scompiglio tra i domestici di cui fa parte e la famiglia che serve, dimostrando così il conflitto interno dovuto al suo orientamento sessuale. Tenta in tutti i modi di “guarire”, sottoponendosi a tremendi ma inutili trattamenti, e viene anche arrestato per aver frequentato un bar gay illegale, per poi trovare infine la felicità.

In un’altra serie in costume sempre dell’ITV, Grantchester, uno dei protagonisti è Leonard Frinch, giovane e colto pastore anglicano, che deve fare i conti con la propria coscienza perché non riesce a far collimare la propria vocazione religiosa con il proprio orientamento sessuale.

L’Inghilterra sta ora cercando di porre rimedio e dar voce alle organizzazioni LGBT, ma la sua cultura omofoba nel tempo si era imposta in mezzo mondo. Essendo un impero di dimensioni colossali, l’Inghilterra esportò la propria omofobia nelle colonie, che dovevano seguire la legislazione inglese. Nonostante l’impero britannico non esista più e anche i paesi del Commonwealth abbiano una legislazione propria, l’omofobia è ancora diffusa e radicata, e in molti paesi di cultura britannica l’omosessualità è ancora uno stigma sociale, come se amare una persona del proprio sesso fosse una scelta criminosa, e non, com’è la realtà dei fatti, il semplice istinto a seguire la propria natura.


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