A cura di Haidi Segrada e Federica Mascheroni

Nell’articolo precedente, sono stati analizzati i punti salienti del film e le memorie che ci sono state lasciate, quali considerazioni possiamo fare circa il metodo portato avanti da Itard?

Un aspetto che salta subito all’occhio soprattutto se teniamo conto che stiamo parlando di fine ‘700 – inizio ‘800, è l’importanza attribuita all’osservazione. Sia nel film, che nei testi scritti, il medico francese sottolinea l’importanza di questa parola.

Gli esercizi proposti a prima vista potrebbero sembrare dei meri tentativi: il percorso è lungo, pieno di insidie e anche Itard a volte non è sicuro che la strada intrapresa sia quella giusta, ma una certezza c’è: ciò che fa è il frutto di un’attenta attività di osservazione. Non a caso, quando Victor arriva a Parigi gli vengono fatte delle visite e con queste le prime diagnosi sulle funzioni motorie, relazionali, cognitive, linguistiche. Se per Sircard, Pinel e altri esperti, i risultati sono chiari, il ragazzo è “ineducabile”, per Itard c’è ancora uno spiraglio di speranza. Non solo, osservando attentamente la situazione, capisce che l’Istituto per Sordomuti non va bene per Victor. L’attività di osservazione entra nel vivo quando il ragazzo arriva a casa del medico che prontamente inizia a scrivere le proprie annotazioni e abbozza un progetto educativo con degli obiettivi ben definiti.

Gli elementi su cui Itard concentra la sua azione educativa sono: l’osservazione, la considerazione della persona nella sua globalità, un percorso dove il focus non è il problema da curare, ma l’individuo e il riconoscimento delle diversità. Se notiamo, il medico francese “prende le distanze” dai bambini sordomuti dell’Istituto perché capisce che la situazione di Victor è particolare e come tale va trattata.

Le attività che vengono proposte ogni giorno non riprendono gli esercizi che potrebbero essere fatti a scuola. Innanzitutto perché gli strumenti sono diversi, ma poi perché spesso, si tendono a proporre cose standard, che possono andare bene un po’ per tutti gli studenti con disabilità. Per Itard non è così: fa leva sull’utilizzo degli oggetti di vita quotidiana per scatenare delle reazioni nel ragazzo. Ad esempio, la scodella di latte, oppure la sagoma della chiave, delle forbici, del martello, cose che il ragazzo ha visto appese e ha spostato quando ha notato che non erano state messe al proprio posto.

Oltre a questo, notiamo che non ci si concentra, solo sull’aspetto comunicativo o cognitivo. Il metodo utilizzato da Itard cerca di favorire uno sviluppo completo del bambino, che coinvolga anche la sfera relazionale, sensoriale. Victor è lontano dai coetanei, però lo si aiuta a instaurare un rapporto con il medico francese e la governante, Madame Guérin, che diventa un’importante figura di riferimento per il ragazzo, un po’ come una mamma. Ogni tanto viene portato all’Osservatorio, dove il Signor Lemeri gli offre sempre del latte. Qui può anche farsi portare sulla carriola o correre libero nei campi. Itard più volte ricorda la necessità di creare un percorso che si basi sulle esigenze del bambino e soprattutto le sue predilizioni, ad esempio, l’ordine. È importante creare delle attività che riprendano ciò che gli piace fare: spostare gli oggetti secondo una disposizione precisa, bere il latte, osservare fuori dalla finestra ecc.

Si lavora su tutti i cinque sensi: vista, udito, tatto, olfatto, gusto, cercando di far riabituare, o forse, abituare l’organismo a rispondere a determinati stimoli: degli odori sgradevoli, qualcosa che provoca irritazione, alcuni rumori, la sensazione di caldo e freddo, la piacevolezza di indossare i vestiti e così via.

Considerando il periodo storico e gli strumenti a disposizione, il metodo portato avanti da Itard merita sicuramente dei riconoscimenti: non a caso il medico francese viene ritenuto il fondatore della pedagogia speciale. L’osservazione, l’attenzione verso il singolo, il riconoscimento delle diversità sono senza dubbio dei “punti a suo favore”. Guardando tutto ciò da un altro punto di vista: quali criticità sono state rilevate?

Gli obiettivi prefissati da Itard non vengono completamente raggiunti, ma i miglioramenti del ragazzo sono evidenti. Quando gli altri si sono arresi, o forse non sono più interessati al caso, il medico francese in un certo senso sfida tutti, anche sé stesso. Leggendo le sue memorie capiamo che non mancano i momenti di sconforto, paura di aver fallito e confusione circa il percorso da intraprendere. Lo notiamo da alcune osservazioni fatte dopo diversi giorni di attività sulle forme geometriche:

“La mia ostinazione riuscì per qualche giorno, ma alla fine fu sconfitta dal carattere indipendente del ragazzo. I suoi impeti di collera divennero più frequenti, più violenti, e assunsero l’aspetto di quegli accessi di rabbia di cui ho parlato, ma con questa notevolissima differenza, che essi ora erano rivolti più contro le cose che contro le persone. Infatti, animato da una sorta di spirito di distruzione, si metteva a mordere le lenzuola e le coperte del suo letto, la mensola del camino, sparpagliando per la stanza gli alari, la cenere, i tizzoni, e finendo per cadere in convulsioni che, come quelle dell’epilessia, provocavano una sospensione completa delle funzioni sensoriali. Fui costretto a cedere, quando le cose giunsero a questo punto di spaventosa gravità. E tuttavia il mio cedimento non fece che accrescere il male. Gli accessi divennero più frequenti e si rinnovavano alla minima contrarietà: talora scoppiavano addirittura senza una causa determinante. Ero al colmo della preoccupazione. Tutte le mie cure sembravano destinate a ridurre quel povero ragazzo nelle condizioni di un epilettico. Ancora qualche attacco, e la forza dell’abitudine avrebbe radicato in lui una delle malattie più spaventose e meno curabili. Bisognava dunque trovare un immediato rimedio, e non nei medicinali, così spesso infruttuosi, né tornando alla dolcezza, da cui non c’era più nulla da sperare, bensì con un procedimento di choc, più o meno simile a quello che il Boerhaave aveva adoperato nell’ospedale di Harlem. Ero perfettamente convinto che bisognava a tutti i costi ottenere un risultato con il primo tipo di trattamento che avrei adoperato: se questo avesse fallito, il male si sarebbe aggravato e ogni altro trattamento della stessa natura sarebbe divenuto inutile. Per questa ragione scelsi quello che giudicai più atto ad incutere spavento ad un essere che non conosceva ancora, nella sua nuova esistenza, alcuna specie di pericolo.”

Il ragazzo sembra essere spazientito dando libero sfogo alla rabbia, distruggendo cose, creando disordine. Itard è preoccupato, probabilmente teme che il suo lavoro è stato fatto invano, ha paura di arrivare a un punto di non ritorno, si sente costretto a fare un passo indietro. Problemi di valutazione?
Probabilmente, a volte, spinto dall’entusiasmo, è andato troppo in là: le attività proposte non sono adatte a Victor. Nonostante la sua attenta osservazione, ha forse tralasciato degli aspetti importanti, delle basi che il ragazzo ancora non possiede.

Il lavoro portato avanti da Itard non è esente da critiche: il medico francese nonostante gli ostacoli incontrati, si dimostra contento del cammino fatto con il ragazzo selvaggio, questo non fa altro che aumentare la distanza rispetto a quanto detto da Sicard e Pinel, come se voglia mettere in discussione le opinioni di due grandi esperti dell’epoca. Atteggiamento che non è passato di certo inosservato, infatti, dopo il comunicato di Pinel, la questione di Victor non interessa più.
Il ragazzo non è educabile o Itard ha sopravvaluto la situazione? Difficile dirlo, sicuramente il contributo lasciatoci dal medico francese non è qualcosa di poco conto e se si è iniziato a parlare di pedagogia speciale, questo lo dobbiamo anche a lui.
Come abbiamo visto, Itard si è preso cura di Victor andando a toccare più sfere, non solo quella cognitiva, linguistica o relazionale. Il medico francese parte da un’idea di fondo: il legame tra corpo e mente. Ecco che ritorna il concetto di cui si parlava nelle pagine precedenti: non l’organismo come oggetto, ma l’essere corpo, ciò che esso prova, sente. Le conoscenze vengono continuamente influenzate dalle esperienze che facciamo e per fare che ciò avvenga, si ricorre all’utilizzo dei sensi.
Nel film, infatti, è presente la scena in cui il ragazzo viene visitato. Dopo una prima descrizione fisica (“Altezza: 139 cm; Età: 11, magari 12 anni. Pelle delicata, colorito scuro; volto ovale; occhi neri; le ciglia sono molto lunghe; capelli scuri; mento rotondo; bocca media; lingua normale, ben staccata; dentatura normale. Insomma, esteriormente nulla lo distingue dagli altri bambini.”), si passa all’udito. Pinel prova a chiudere la porta, ma il selvaggio non ha alcuna reazione, sembra essere sordo. Il cacciatore però dice di averlo precedentemente visto voltarsi quando hanno schiacciato una noce dietro di lui. Successivamente si procede alla vista, poi all’analisi del corpo: il ragazzo è pieno di cicatrici.

Seppur si tratti di piccole parti, prestando attenzione, notiamo subito come Itard, quando fa le sue annotazioni, dia particolare rilievo ai cinque sensi: “Sebbene abbia l’abitudine di annusare tutto quello che gli si presenta, oggi sono riuscito a riempirgli di tabacco le cavità esterne del naso senza provocare starnuti. Devo dire che egli attualmente è insensibile ad ogni sorta di dolore morale e nonostante il cattivo trattamento subito all’Istituto per sordomuti nessuno l’ha mai visto piangere. ”

Successivamente, si passa alle reazioni al freddo e al caldo (il bagno bollente). Potremmo andare avanti con gli esempi, ma quello che preme sottolineare è che la priorità non viene data all’aspetto linguistico: il primo obiettivo da raggiungere secondo Itard è fargli scoprire cosa significa vivere all’interno della società. Avendo passato diversi anni nei boschi, lontano da tutti, ha bisogno di essere guidato e far risvegliare le sue emozioni. Quindi, il medico francese non si preoccupa se non parla, ma piuttosto si vuole concentrare sui sensi, perché anche in un soggetto, a volte apatico, come il selvaggio, le esperienze devono far scaturire delle sensazioni, positive o negative. Se ad esempio non ascolta, perché non è nemmeno mai stato abituato, è molto più difficile che riesca a imitare le persone che ha intorno e provare a pronunciare qualche parola. Questo può essere detto anche per tutti gli altri sensi: la vista: i suoi occhi sembrano assenti, senza espressione; il tatto: solo grazie all’intervento mirato di Itard, Victor scopre la piacevolezza di toccare tessuti diversi, indossare vestiti. Non dimentichiamoci dell’aspetto motorio: quando era nei boschi, si spostava appoggiando anche le mani. Itard lo aiuta a camminare in posizione eretta, prima a piedi nudi, poi indossando le scarpe. Inizialmente ogni tentativo sembra invano: il ragazzo non reagisce, ma poi riproponendo le “attività” quotidianamente, si nota qualche lieve miglioramento.

Il corpo, i sensi, la mente, potremmo definirli i punti di partenza per un percorso formativo, fondamentali soprattutto se ci riferiamo a bambini con disabilità.

Una visione davvero “innovativa” per la pedagogia di quel tempo.

Haidi Segrada

Haidi Segrada. È Esperta in glottodidattica infantile, counselor pedagogico e formatrice. Esperta in comunicazione pedagogica. Si occupa della supervisione pedagogica e didattica in diverse scuole e strutture educative, sia pubbliche che private. Ha maturato un’esperienza pluriventennale nel mondo della scuola ricoprendo diversi ruoli: docente, consulente, coordinatrice e direttrice. Professore associato presso UniCampus HETG.
E' autrice di testi psicopedagogici e didattici come: “Organizzare l’educazione – profili di metodo nella scuola dell’infanzia”, “La comunicazione empatica nella scuola dell’infanzia”, “Mi prenderò cura di te”, “James the storyteller” e “ACA, Ascolto, Comunicazione, Azione”, co - autrice del manuale universitario “La pratica psicopedagogica: dalle teorie all’intervento educativo” edito da Mimesis. Ha scritto, inoltre, il testo di storia della pedagogia: “Impronte di storia della pedagogia dal settecento ad oggi” e “STEAM per l’infanzia. Esperienze e proposte operative”
Autrice delle raccolte di poesie “Il Tramonto all’Alba” e “Con il vento nel cuore”.
Autrice per Vanilla Magazine. 
Formatore Docente e Progettista certificata AIF (Associazione Italiana Formatori) è ideatrice del Marchio “A.C.A” – Metodo educativo – pedagogico e didattico.
E’ Presidente dell’Associazione “ACA - educazione in rete”.

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