La Olympias è l’unico esemplare al mondo di un’antica trireme ateniese, ricostruita grazie ai finanziamenti della Marina Militare Greca fra il 1985 e il 1987. La nave, che misura 36,9 metri e ha un peso di 70 tonnellate è in secca ormai da tempo, ma grazie all’accuratezza della ricostruzione e alle prove fatte in mare, gli Archeologi sono stati in grado di ottenere importanti indicazioni riguardanti il funzionamento e la natura della navigazione ai tempi dell’antica Grecia.

Quella della Olympias è una prova di “Archeologia Sperimentale” che nasce da un’associazione privata, la Trireme Trust Britannica.  I personaggi chiave della costruzione furono tutti inglesi: Frank Welsh, banchiere e ideatore del progetto, John Francis Coates, architetto navale, John Sinclair Morrison, storico, e infine il professor Charles Willink del Marlborough College in Inghilterra.

Fotografia via Wikipedia:

olympias-trireme-greca-1

Nonostante progetto e idee della nave siano interamente provenienti dalla Gran Bretagna, la nave fu costruita nel porto del Pireo, in un cantiere navale. Anche i finanziamenti furono Ellenici, con la Trireme Trust che riuscì a convincere il Ministero della Cultura e la Marina Militare Greca a pagare interamente la realizzazione dell’opera.

Fotografia di Filos96 via Wikipedia:

olympias-trireme-greca-5

Per costruire una nave in uno stile di oltre 2.500 anni orsono si utilizzarono materiali disponibili a quell’epoca, quindi in larga parte il legno e il bronzo. Sono di bronzo i chiodi, l’enorme rostro da 200 chilogrammi e diversi dettagli decorativi dell’imbarcazione. Un elemento completamente differente dall’antica Grecia è senz’altro il legno, che in questo caso è di provenienza statunitense, utilizzato per limitare i costi.

Fotografia di Templar 52 via Wikipedia:

olympias-trireme-greca-2

Altri elementi certamente differenti dalle antiche navi Ateniesi sono l’ancora, che a quei tempi non era stata ancora inventata, e l’Hypozomata, la cima che tiene in tensione fra loro la prua e la poppa della nave. Questo collegamento era fondamentale per garantire stabilità all’intera struttura, visto che la nave era montata con il sistema di Tenone e Mortasa, il classico “maschio-femmina” che incontriamo anche nelle sedie di casa.

Fotografia di Templar52 via Wikipedia:

olympias-trireme-greca-3

L’Hypozomata antica era realizzata con la canapa, un materiale resistente ma deperibile. Per ovviare al problema i costruttori utilizzarono l’acciaio, che è sì più resistente, ma anche molto meno duttile della canapa. Al momento dell’impiego della barca, l’Hypozomata in acciaio si è rivelata totalmente inadatta, perché non in grado di applicare la stessa tensione allo scafo al momento di solcare le onde. In pratica, la canapa riusciva a mantenere una tensione (circa) costante in funzione della forza del mare, mentre l’acciaio non aveva la stessa escursione elastica dell’antica corda impiegata dai greci.

Fotografia di Filos96 via Wikipedia:

olympias-trireme-greca-4

La Olympias è stata impiegata, con i suoi 170 rematori, in poche occasioni, fra cui il passaggio della torcia olimpica dal porto di Keratsini a quello del Pireo, nel 2004. Utilizzata anche come nave-test, è stata in grado di raggiungere i 17 chilometri orari e di virare rapidamente di 180°, con un raggio di curvatura di circa 100 metri, due volte e mezza la lunghezza della nave stessa. Visti i risultati ottenuti, peraltro impiegando esclusivamente rematori appassionati e imparagonabili per forza e tempra a quella dei professionisti dell’Antica Grecia, sono stati oggetto di riconsiderazione gli antichi documenti storici, che erano parsi, sino a quel momento, esagerati nel descrivere le doti navali delle imbarcazioni elleniche.

Oggi la Olympias si trova in secca nel museo navale di Palaio Faliro, nella periferia di Atene. Viene visitata da turisti e scolaresche e rappresenta uno splendido esempio di archeologia sperimentale marina.

Sotto, un filmato con la Olympias in mare:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...