Due eventi nettamente distinti e apparentemente non collegabili si sono verificati negli ultimi giorni nel Regno Unito: l’apertura dell’ampliamento della Tate Modern di Londra (nota come Switch House) il 17 giugno, e la Brexit, decisa dal referendum popolare del 23 giugno. In realtà si può notare una strana simbiosi tra la nuova Tate e la decisione dei cittadini Britannici di uscire dall’Unione Europea.

La nuova Tate Modern 01La Tate Gallery fu fondata nel 1897 grazie al mecenatismo di Sir Henry Tate, che donò la sua collezione di dipinti e 80.000 sterline, alla città di Londra. Dal 1916 la Galleria divenne il principale museo di arte moderna della capitale britannica. Dal 2000 le collezioni sono state separate: la British, che occupa ancora l’edificio originale, è dedicata all’arte britannica, mentre la Modern ospita opere provenienti da tutto il mondo.

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La sede della Modern è stata ricavata in una ex centrale elettrica, la Bankside, sul lato sud del Tamigi, opposta alla Cattedrale di San Paolo. Il direttore della Tate, Nicholas Serota, capì che non si sarebbe mai potuto costruire ex-novo un museo così grande, allo stesso costo. Concepita negli anni ’90, dopo la caduta del Muro di Berlino, e prima dell’attacco alle Torri Gemelle, la Tate Modern rispecchiava l’ottimismo per il nuovo millennio e la convinzione di un futuro di prosperità e integrazione.

La nuova Tate Modern 03 La Bankside offriva anche la possibilità di una eventuale espansione, che cominciò ad essere progettata nel 2005 dallo studio Herzog & de Meuron. L’ampliamento avrebbe dovuto essere completato nel 2012, in occasione delle olimpiadi, ma la crisi finanziaria ha fatto slittare tutto di qualche anno.

La nuova Tate Modern 04 Il progetto iniziale degli architetti consisteva in un complesso un po’ irregolare e “precario”, composto da scatole di vetro, che andava assottigliandosi in una forma simile ad una moderna ziggurat. L’estensione, resa necessaria dall’aumento continuo dei visitatori, e dall’ampliamento delle collezioni, era concepita come un lucido “blocco di luce”, poi trasformatosi in un complesso costituito da blocchi estrusi, che richiamano l’austerità dell’edificio originale. Il critico di architettura del Guardian, Oliver Wainwright ha notato: “La forma sfaccettata del prolungamento è il risultato delle forme che agiscono su di esso da tutti i lati”.

La nuova Tate Modern 05La facciata dell’edificio è stata realizzata in mattoni anziché in vetro, la traslucenza è stata accantonata, preferendo l’opacità. Anche se simile alla ex centrale elettrica, per l’uso dei mattoni sopra ad una sottostruttura di cemento, l’aspetto della Switch House si distingue nettamente dalla Boiler House, come viene chiamata la ex centrale.

La nuova Tate Modern 06 Il reticolo di mattoni è “appeso come una cotta di maglia…drappeggiata su una gabbia di cemento, come un velo di muratura” secondo le parole di Oliver Wainwright. Il critico estende l’analogia medievale all’intera struttura della Switch House che “si impenna come una torre di guardia difensiva”.

La nuova Tate Modern 07Osservando l’aspetto difensivo dell’ampliamento, forse si può considerare in una nuova luce la preferenza data al mattone rispetto al vetro, come espressione di un concetto di “urbanistica in ansia”.

La nuova Tate Modern 11 La scelta strutturale degli architetti, simile ad una fortezza solo in senso iconografico, è in realtà una metafora della richiesta di “difesa” da parte di un museo, in un mondo post Brexit, dove le spinte nazionalistiche sembrano prevalere?

La nuova Tate Modern 08La “fortezza” è solo una cortina fumogena, che vela l’atmosfera di accettazione che si trova all’interno del museo, dove l’inclusione e la de-occidentalizzazione sono il filo conduttore delle esposizioni. Secondo un sondaggio voluto dalla Tate Modern, il motivo principale che porta le persone a visitare il museo è quello di incontrare altre persone, in altre parole esplica la funzione di condensatore sociale, “un luogo di incontro, nesso sociale, un’agorà contemporanea” secondo Jackie Wullschlager, del Financial Times.

La nuova Tate Modern 09La Switch House sembra simboleggiare la voragine che si è aperta tra le politiche conservatrici e progressiste: l’integrazione si può vivere negli spazi interni della Tate, ma la facciata suggerisce che la progressione nel mondo dell’arte è una cosa sempre più rara.

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Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.