La nostra ricerca linguistica: aggiornamenti e riflessioni

Ben ritrovati, è iniziato il mese di ottobre e per noi è giunto il momento di trarre delle conclusioni e riflettere circa il lavoro svolto finora.

Quando abbiamo iniziato questo progetto, conoscevamo il punto di partenza, ma non sapevamo la destinazione. Ci siamo fatte trasportare dagli eventi, ma soprattutto, ci siamo messe in ascolto e abbiamo lasciato che fosse la piccola Elena a indicarci la strada da percorrere (proprio attraverso l’osservazione, come ci insegna il Metodo ACA®).

Giunti a questo punto, cosa notiamo? Quali cambiamenti ci sono stati? L’utilizzo del Metodo ACA® a quali risultati ha portato? La piccola ormai ha compiuto i tre anni, come si intende proseguire? Le domande a cui rispondere sono tante, procediamo con ordine.

Elena frequenta il primo anno di scuola materna, attualmente il tempo di esposizione alla lingua cinese supera di gran lunga quello alla lingua italiana, parlata esclusivamente nel contesto familiare. Ricordiamo che la bambina, qualche mese fa, si era leggermente allontanata dalla sua lingua madre, probabilmente perché gli scarsi stimoli ricevuti le rendevano più difficile la comunicazione. Poco per volta, è stato recuperato il “terreno perso”: infatti, ora, alterna italiano e cinese senza problemi.
Inoltre, in questi mesi, Elena ha iniziato a mostrare un crescente interesse per la lingua inglese, portando i suoi genitori a iscriverla a un corso (la frequenza è di un’ora una volta alla settimana) offerto dalla scuola e pensato per gli alunni alla fine delle lezioni. Quello utilizzato dall’insegnante di lingua inglese è un approccio principalmente comunicativo, basato sulla partecipazione attiva da parte dei bambini: più che sulle singole parole, ci si concentra su semplici espressioni. Vengono mostrate delle immagini e i piccoli devono descrivere quello che vedono, non mancano poi canzoncine per aiutare i bambini a “lasciarsi andare” e allo stesso tempo entrare in relazione con l’insegnante.
Elena ha fin da subito apprezzato queste lezioni, anche se a volte ha espresso paura e rabbia a causa dell’assenza della sua insegnante di riferimento.

Federica e suo marito hanno deciso di rinforzare quanto spiegato dall’insegnante madrelingua esponendo maggiormente la bambina alla lingua inglese. In che modo? Leggendole libri, ascoltando e cantando canzoni, descrivendo stati d’animo o situazioni e vedendo video.

Cinese, italiano e inglese a soli tre anni, com’è possibile tutto questo?
Ci teniamo a precisare che l’avvicinamento alla lingua inglese è avvenuto in maniera graduale, assecondando il desiderio della bambina: fino a qualche mese fa infatti, i suoi genitori si erano concentrati principalmente sul cinese e sull’italiano. L’apprendimento di questa terza lingua sta avvenendo in modo naturale, senza alcuna imposizione. Maggiore è il tempo di esposizione, maggiore è il numero di vocaboli e ed espressioni apprese, così come maggiori sono le occasioni di utilizzo nella vita di tutti i giorni. Elena, generalmente, adotta la lingua parlata dal suo interlocutore, italiano con la mamma, cinese-italiano con il papà, ma ogni tanto, sia quando è con i suoi genitori, che con i propri coetanei, utilizza la lingua inglese. Ancora una volta si denotano i benefici legati al bilinguismo: la capacità di tradurre, fare associazioni mentali tra due o più registri linguistici. Sicuramente, grazie anche alla sua tenera età, la plasticità del cervello, ovvero l’abilità di elaborare e assorbire una crescente quantità di stimoli, fornisce un contributo non indifferente.
Ultimo, ma non per importanza, la scelta di una metodologia. L’esposizione al bilinguismo porta con sé dei vantaggi non di poco conto, ma senza delle solide basi, questi non troverebbero terreno fertile. Per esempio, non basta che i genitori si mettano a parlare due lingue diverse per poterle apprendere, o ancora, un apprendimento a “compartimenti stagni” dove una delle lingue viene utilizzata solo ed esclusivamente in un lasso di tempo ben definito, magari con la ripetizione a memoria, faticherebbe a spiccare il volo.
L’ascolto, uno dei pilastri del Metodo ACA®, permette a Federica di individuare le necessità, le volontà e le attitudini della bambina, proponendole attività su misura per lei, tutto questo prediligendo un approccio in cui l’obiettivo è comunicare con il proprio interlocutore e utilizzare quanto appreso all’interno di un contesto.

Dato che Elena ha tre anni e l’esposizione al fenomeno del bilinguismo è ormai evidente, come intendiamo procedere con la ricerca?

Vorremmo estendere il nostro studio fino al compimento dei tre anni e mezzo della bambina, continuando a rilevare cambiamenti, progressi e regressi e a quel punto tirare le conclusioni; inoltre è anche nostra intenzione approfondire temi legati all’aspetto culturale, linguistico e pedagogico.

Se avete delle curiosità, dubbi o semplicemente domande, seguiteci sulle nostre pagine social o scriveteci una mail (associazione.aca2017@gmail.com) saremo lieti di rispondervi.

Articolo a cura di Haidi Segrada e Federica Mascheroni,


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