Poco al di fuori del paese di Dargavs, nella regione dell’Ossezia del Nord in Russia, si trova una vasta necropoli con antiche ed elaborate tombe fuori terra. Chiamata “La Città dei 10.000 Morti”, è il luogo dove le persone che anticamente vivevano nella zona seppellivano i propri cari.

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La valle si estende per 17 chilometri circa, e il cimitero contiene 99 differenti tombe in pietra e a cripta. La prima menzione scritta della città dei morti risale agli inizi del XIV secolo, mentre altre fonti indicano che la prima cripta venne costruita molto prima, circa nel XII secolo.

Fotografia di Alex Svirkin, condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

Gli antenati degli Osseti vivevano sulle cinque creste della montagna, ma la necropoli fu posizionata in un luogo remoto e poco invitante. Le ragioni sono principalmente due: la prima è quella di rendere poco accessibile il cimitero, in modo che i predoni di tombe trovassero difficile raggiungerlo; la seconda è legata al prezzo della terra, che nel caso del sito della necropoli era nullo perché di nessun valore agricolo.

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Le cripte furono costruite nell’antico stile Nakh, caratteristico degli abitanti di quei luoghi. La struttura della necropoli è simile a quella di Item-Kali, dove le tombe sono posizionate vicine e il più possibile in un terreno pianeggiante.

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Nel punto più alto del terreno si trova una torre di avvistamento, in grado di osservare tutta la necropoli ai suoi piedi. L’architettura delle cripte prevede un tetto curvo a gradini con una punta o un colmo nella parte più alta della copertura.

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Gli Osseti seppellirono per secoli i propri morti all’interno delle cripte, fra le cui mura sono stati infatti trovati centinaia di teschi umani e ossa. Un aspetto particolarmente interessante del rituale di sepoltura è legato alla bara del defunto:

All’interno delle cripte i morti venivano sepolti in strutture in legno simili a delle barche

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Questo aspetto è particolarmente insolito perché l’Ossezia è una regione relativamente lontana sia dal Mar Nero sia dal Mar Caspio, che la circondano a Est e a Ovest del proprio territorio, e non esistono fiumi navigabili nelle vicinanze del villaggio (anche se i corsi d’acqua sono numerosi). Gli storici ritengono che la barca in legno fosse un mezzo con il quale il defunto dovesse attraversare un largo fiume dopo la morte.

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Il simbolismo legato alla morte non termina all’interno delle cripte, ma anche all’esterno sono presenti elementi di grande interesse. Il più evidente è la presenza di pozzi di fronte a ogni cripta, all’interno dei quali i membri della famiglia del morto gettavano una moneta nella speranza che questa colpisse una pietra, rendendo il defunto degno del paradiso.

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Le cripte maggiormente isolate erano riservate ai morti senza famiglia e a coloro che non erano originari del villaggio.

Miti e Leggende

Come ogni Necropoli, anche questo cimitero Osseto è fulcro di una serie di miti e leggende. Nel XVIII Secolo, secondo la leggenda, una piaga travolse l’intera regione, spazzando via il 90% della popolazione. Alcune persone dei clan ritenute “infette” costruirono delle case di quarantena per isolarsi dal villaggio, aspettando la propria morte. Quando morirono, i cadaveri furono lasciati insepolti a marcire all’interno delle capanne.

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Un altro mito narra di come il posto sia maledetto, e di come ogni uomo che decida di avventurarsi nella necropoli non ne possa mai uscire vivo. Questa leggenda è comune in molte altre culture, a partire da quelle egizie, e serviva in antichità per scoraggiare i predoni dal razziare le tombe.

Oggi il cimitero di Dargavs è un eccezionale documento storico sulla vita e sulle usanze degli antichi Osseti.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...