Idi di Marzo del 44 a.C: il grande generale e dictator Giulio Cesare, amatissimo dal popolo e molto meno dall’aristocrazia romana, viene ucciso, con 23 pugnalate, nella “Curia di Pompeo”, dove deve riunirsi il Senato. Ad assassinarlo sono una ventina di senatori, preoccupati per le sorti della Repubblica.

Morte di Giulio Cesare – Vincenzo Camuccini, 1798 – Napoli, Museo di Capodimonte

Immagine di pubblico dominio

Tra loro c’è anche Marco Giunio Bruto, prediletto da Cesare e forse suo figlio naturale (la madre Servilia era stata per lungo tempo amante del generale). Leggenda vuole che le ultime parole di Cesare siano state rivolte proprio a Bruto, mentre lo pugnalava: Tu quoque, Brute, fili mi? (Anche tu, Bruto, figlio mio?).

Ritratto virile, identificato con Bruto – Museo di Palazzo Massimo, Roma

Immagine di pubblico dominio

Dopo l’assassinio i congiurati – che pensavano di aver reso un servizio a Roma ma devono ricredersi visto che la plebe, i senatori fedeli al dictator e i suoi veterani li vogliono morti – sono costretti a scappare.

Dopo qualche mese Bruto ripara in Grecia e poi, grazie alla forte influenza del potente senatore e celebre avvocato Cicerone (che aveva appoggiato la congiura contro Cesare) viene nominato proconsole di Macedonia, Illiria e Acaia. Intanto Roma sprofonda nella guerra civile, le fazioni di Marco Antonio, sostenuto dai cesariani, e Ottaviano, sostenuto da Cicerone, si danno battaglia, fino a che non trovano un accordo: nasce il triumvirato di Marco Antonio, Ottaviano e Lepido.

Busto di un giovanissimo Ottaviano – Museo Archeologico di Aquileia

Immagine di Wolfgang Sauber via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

La necessità di stroncare sul nascere ogni possibile opposizione, e il bisogno di reperire fondi per sconfiggere definitivamente Bruto e l’altro congiurato eccellente, Gaio Cassio Longino, induce i triumviri a stilare le famigerate liste di proscrizione: molti cittadini romani vengono uccisi e i loro beni requisiti. Tra loro c’è anche Cicerone, assassinato per ordine di Marco Antonio.

Busto Marmoreo di Marco Antonio del I sec. d.C. – Musei Vaticani

Immagine di pubblico dominio

Nel frattempo Bruto e Cassio hanno consolidato il loro potere in Oriente e dispongono di un esercito forte.

La resa dei conti avviene a Filippi, in Macedonia. Cassio, sconfitto nel corso della prima battaglia, si suicida, erroneamente convinto che anche Bruto avesse avuto la peggio. Passate tre settimane Bruto, ormai solo a guidare un esercito che poco credeva nelle sue capacità belliche, decide di affrontare Antonio e Ottaviano (più il primo che il secondo, perché il futuro imperatore non è un granché come comandante), e va incontro a una rovinosa sconfitta. D’altronde, Bruto un po’ se l’aspettava quella disfatta, perseguitato com’era, nelle sue notti insonni, da un’apparizione spettrale (Giulio Cesare o la sua stessa coscienza?) che gli diceva “Ci rivedremo a Filippi”, alla quale lui rispondeva, consapevole del suo destino, “ci rivedremo”.

Eppure Bruto rimase convinto, fino alla fine, di aver agito per un virtuoso ideale di libertà, sconfitto dagli “ingiusti” che si erano impadroniti del potere. Prima di suicidarsi pronuncia alcune parole rimaste famose:

“Virtù! Tu non eri altro che un nome, ma io ti ho adorata davvero come se fossi vera, ma non sei mai stata altro che una schiava della sorte”.

E’ la fine di ottobre del 42 a.C.

Morte di Giulio Cesare, particolare: a destra Cassio, vicino a Bruto con la faccia rivolta a terra

Immagine di pubblico dominio

Bruto, campione di libertà o vigliacco assassino (se non parricida)? L’uno e l’altro, a seconda della fazione di appartenenza. Certo è che per molti, all’epoca, è un eroe, degno di vedere la sua effigie riprodotta su una moneta, a celebrare proprio le Idi di Marzo.

La “moneta dell’assassino”

Immagine di Numismatic Guaranty Corporation

Una moneta d’oro rarissima (ne esistono solo tre), il “Santo Graal dei numismatici”, porta la raffigurazione del volto di Bruto su una faccia e due pugnali con le parole EID MAR (Idi di Marzo) sull’altra.

Secondo l’esperto di monete antiche Mark Salzberg (presidente di Numismatic Guaranty Corporation), si tratta di “una delle monete più importanti e preziose del mondo antico”, coniata nel 42 a.C, due anni dopo l’assassinio di Cesare.

Una vera e propria “moneta dell’assassino”, che doveva celebrare una riconquistata “libertà”, simbolizzata nel cappello posto tra i due pugnali: un pileus, copricapo usato dagli ex-schiavi romani dopo la liberazione.

Immagine di Numismatic Guaranty Corporation

Roma affrancata dalla tirannia di Giulio Cesare per merito di Bruto: moneta dell’assassino o moneta della liberazione? Certo è che, qualunque sia il significato attribuitole, quella moneta è una vera rarità, preziosissima.

Immagine di Numismatic Guaranty Corporation

Ne esistono un centinaio di esemplari in argento, ma in oro se ne conoscono solo tre: una è esposta al British Museum (ma di proprietà di un privato), la seconda fa parte della collezione di Deutsche Bundesbank, e la terza è tornata in circolazione da poco, dopo essere stata a lungo conservata in una collezione privata in Europa. Il 29 ottobre 2020 andrà all’asta a Londra, tramite Roma Numismatic Limited, con un valore iniziale di 500.000 sterline (548.500 euro), ma si prevede che sarà venduta per una cifra stratosferica, forse di “diversi milioni”.

Una rivincita di Bruto, strenuo difensore della Repubblica?

Chissà cosa ne penserebbe lui, campione di morigeratezza…

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.