Sognava di realizzarlo già Periandro, tiranno di Corinto, nel VII secolo a.C, quel passaggio che avrebbe consentito di navigare dal Mar Ionio direttamente al Mare Egeo senza circumnavigare il Peloponneso.

Posizione del canale di Corinto

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Rimase un sogno per Periandro, anche perché il costosissimo e complicato progetto fu bocciato dal più ascoltato e temuto degli Oracoli greci, quello di Delfi. Pare che il dio Apollo, per tramite della Pizia, sia stato molto chiaro (cosa non molto frequente con gli oracoli):

Nè costruire, né scavare l’istmo. Perché Zeus ha costruito le isole dove pensava fosse giusto

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Tanta chiarezza probabilmente era dovuta alla ferma opposizione dei sacerdoti che curavano l’Oracolo, spaventati dalla possibilità di perdere quelle offerte che i tanti marinai e mercanti erano soliti lasciare al tempio prima di iniziare la navigazione intorno al Peloponneso. Del resto, nemmeno gli abitanti di Corinto erano entusiasti dell’idea, per il timore di perdere quella posizione di centralità mercantile che aveva all’epoca la città.

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Periandro se ne fece una ragione, e optò per un’altra opera: fece costruire una strada lastricata, detta diolco, dedicata non solo al trasporto delle merci, ma addirittura al traino a secco delle navi, quando la circumnavigazione del Peloponneso era un’impresa lunga e pericolosa.

Resti del Diolco di Periandro

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Del diolco, usato fino al I secolo d.C., ne parla già lo storico Tucidide nel III secolo a.C, come di un’opera realizzata in tempi remoti.

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L’idea del canale tornò in mente a un re macedone, Demetrio Poliorcete (337-283 a.C.), che abbandonò il progetto dopo che i suoi esperti gli avevano prospettato possibili inondazioni dovute all’incontro tra i due mari.

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Il filosofo neo-pitagorico Apollonio di Tiana, un mistico/mago vissuto nel primo secolo dopo Cristo, tra le sue molte (presunte) profezie ne fa una anche sull’istmo: chiunque avesse provato a scavare un canale sarebbe morto di morte violenta.

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E in effetti, i tre sovrani romani che presero in considerazione quell’idea fecero una brutta fine. Per quanto riguarda Giulio Cesare si tratterebbe in realtà di una profezia a posteriori, perché il dux romano era già morto prima della nascita del filosofo. Pare però, almeno a detta di Svetonio, che Cesare avesse accarezzato l’idea di realizzare il canale, ma fu assassinato prima.

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Dopo fu la volta di Caligola – morto ammazzato pure lui – che nel 40 d.C. aveva chiesto il parere di tecnici Egiziani. Gli bocciarono l’idea del canale perché, secondo loro, la differenza di livello dei due mari avrebbe provocato l’inondazione dell’isola di Egina.

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Ma si sa, i Romani erano un po’ cocciuti, e così Nerone decise che quel canale doveva essere assolutamente realizzato: nel 67 d.C. l’imperatore dà il primo colpo di piccone mentre canta inni agli dei. Il resto del lavoro lo avrebbero dovuto compiere seimila schiavi, prigionieri di guerra ebrei, che iniziarono a scavare delle trincee da ambo i lati dell’istmo, mentre contemporaneamente venivano scavati dei pozzi nella parte centrale.

Schema dei lavori romani per il Canale di Corinto

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L’opera procedeva a rilento, e comunque fu abbandonata alla morte di Nerone, che si suicidò un anno dopo. Forse sarebbe stato orgoglioso del fatto che, quando si realizzò finalmente il canale, il progetto seguì quello stesso tracciato iniziato quasi duemila anni prima. Quello che avevano fatto gli schiavi dei Romani, scavi e pozzi, era ancora lì visibile fino all’inizio dei lavori moderni.

Lavori al Canale di Corinto – 1890 circa

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Se Nerone non fosse morto, forse i Romani avrebbero finito l’opera, o forse no. Certo è che ci provarono anche i Veneziani, nel 1687, ma abbandonarono il progetto quasi subito: troppo complicato anche per loro.

Lavori al Canale di Corinto – 1890 circa

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Devono passare quasi duecento anni prima che qualcuno ci ripensi: nel 1830 Giovanni Capodistria, primo presidente ella Repubblica Greca (indipendente dal 1827), chiede a un ingegnere francese di studiare un progetto per realizzare finalmente il canale, che alla fine risultò troppo costoso per la giovane repubblica.

Il Canale è aperto – 1895 circa

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Nel 1869, forse un po’ invidioso dell’apertura del canale di Suez, il governo greco, che non poteva affrontare quei lavori così onerosi, diede in concessione a una società francese i lavori di costruzione del Canale, in cambio del suo sfruttamento commerciale per 99 anni.

Sotto, una nave da crociera attraversa il canale. Fotografia di Andrew and Annemarie condivisa con licenza Creative Commons 2.0 via Flickr:

Quel primo tentativo fallì, per problemi tecnici ed economici, come fallì anche il secondo, affidato sempre a una ditta francese. E’ il 1882 e il canale è ancora un sogno da realizzare. Finalmente, nel 1890, si incaricò dei lavori una compagnia greca, che li terminò nel 1893.

Inaugurazione del Canale di Corinto – Konstantinos Volanakis, 1893

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Il Canale di Corinto ha finalmente collegato i due mari, ma la sua ridotta larghezza minima, 24,6 metri, ne limita molto l’uso, consentito quasi esclusivamente a imbarcazioni da diporto.

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Non ha vita facile quel canale (chissà se c’entra la profezia di Apollonio), perché per le sue caratteristiche fisiche, con quelle pareti a strapiombo così alte, è soggetto a interrarsi con il materiale che frana dall’alto.

Nella lunghissima storia della costruzione del canale, non può mancare un cenno alla sua distruzione, ad opera dei tedeschi che, mentre si ritiravano dalla Grecia nel 1944, fecero saltare le pareti e lo riempirono anche con mezzi meccanici (un video d’epoca commentato in lingua greca qui).

Soldato tedesco ai piedi del Canale di Corinto

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La ricostruzione del canale e dei suoi ponti fu compiuta, tra il 1946 e il 1948, dall’esercito degli Stati Uniti.

Soldati statunitensi ripuliscono il Canale di Corinto – 1948

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Oggi, mentre molte delle infrastrutture greche (ponti, aeroporti, autostrade) sono in mano a società tedesche (oltre al porto del Pireo in mano alla Cina), il Canale di Corinto è ancora dato in concessione dallo stato a un’impresa greca. Ma per quanto?

Sotto, un video spettacolare mostra il passaggio di una nave da crociera all’interno del canale:

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.