La memoria dell’acqua di Masaru Emoto

Esiste, da qualche parte nei meandri della pseudo-scienza, una teoria insolita riguardante l’acqua. Secondo questa teoria, l’acqua sarebbe dotata di una facoltà particolare, la memoria. A dirlo è stato un certo Masaru Emoto, un signore giapponese laureatosi all’università di Yokohama, nel sud di Tokyo, in relazioni internazionali. Nel 1986 fonda la sua azienda, la IHM (International Health Medical) Corporation, nel cuore di Tokyo, dove comincia a studiare e fare esperimenti proprio sull’acqua. Lo pseudo-scienziato giapponese era convinto del fatto che l’acqua avesse una memoria, e che i pensieri e le emozioni umane si potessero trasmettere direttamente su di essa. In altre parole insomma, le nostre energie e vibrazioni potevano avere una concreta influenza sull’acqua.

Per dimostrare le sue teorie Masaru si impegnò in numerosi esperimenti, tra cui quello più noto di riempire due barattoli identici della stessa quantità di riso e acqua. Ad uno dei due barattoli poi indirizzò insulti e parole negative, all’altro, invece, elogi e sublime lodi. Ripose infine i barattoli in un luogo sicuro e non li toccò più per 2 settimane. Trascorso questo tempo, Masaru andò a recuperare i due barattoli, e quello che si poteva vedere al loro interno, erano due risultati completamente diversi: il riso all’interno del barattolo che aveva ricevuto insulti risultava essere diminuito di volume e quasi del tutto appassito, mentre il riso di quello che era stato lodato, al contrario, era ancora per lo più integro e mostrava un aspetto piuttosto vigoroso.

Esperimento di Masaru Emoto. Si tratta di inserire il riso con acqua di rubinetto in dei barattoli fino a riempirli. Riso, acqua e barattoli sono dello stesso tipo. Nel barattolo a sinistra ci sarebbe quello che secondo lui è il risultato dopo aver ricevuto insulti, quello a destra dopo aver ricevuto lodi. L’immagine mostrerebbe il risultato dopo circa una settimana. Fotografia di Gohnarch via Wikipedia CC BY-SA 3.0

Per Masaru era chiaro che l’acqua avesse trattenuto in sé, o meglio nella sua memoria, gli insulti o le lodi ricevute.

Il “professore” però non si limitò agli esperimenti con il riso, decise anche di osservare al microscopio le diverse cristallizzazioni dell’acqua dopo aver subito determinati trattamenti.

Il procedimento, questa volta, consisteva nell’attaccare a delle provette contenenti dell’acqua delle etichette con scritte diverse, alcune recavano parole negative come “stupido” mentre su altre “grazie” o “amore, gratitudine”. Le provette venivano poi riposte a una temperatura di -4°C e successivamente ne si osservava al microscopio la forma presa a seguito dell’avvenuta cristallizzazione.

Masaru afferma che le forme che assumono i cristalli di acqua che si trovavano all’interno delle provette con le etichette negative sono brutte e caotiche, mentre quelle con le scritte positive risultano essere belle e armoniose. Il “dottore” poi sottopose l’acqua anche alle vibrazioni della musica, ottenendo lo stesso risultato, ovvero i cristalli dell’acqua esposti a musica bella (bella secondo lui) assumevano una forma piacevole, mentre al contrario quelli esposti a musica brutta, più che altro heavy metal (sempre secondo lui), risultavano brutti.

Una volta raccolte tante fotografie ed altrettanti esperimenti, nel 1999 decise di pubblicare un libro dal titolo “Messages from water” (水から伝言) al quale ne seguirono altri pressapoco dallo stesso contenuto. Nonostante possa sembrare paradossale il lavoro di Masaru ebbe subito un fortissimo successo, tanto che un suo libro del 2004 intitolato “The Hidden Messages in Water” entrò nella prestigiosa lista New York Time Best Seller.

Tuttavia gli scritti e le teorie di Masaru furono molto criticati da parte della comunità scientifica, giudicati come niente più che mera pseudo-scienza. Tra le tante critiche mosse contro il professore giapponese, ce ne sarebbero alcune riguardanti la dubbia professionalità scientifica con cui gli esperimenti furono svolti. Per esempio, Masaru stesso afferma di aver preparato circa 100 petri (piastre di vetro o plastica spesso usate nei laboratori) della stessa acqua cristallizzata contenuta in una singola provetta, ebbene allora perché mostrarne solo uno al pubblico? Con quale criterio è stata scelta una piastra di petri da mostrare alla gente a discapito delle altre 99? Questo fa pensare che Masaru abbia scelto appositamente il cristallo che più andava a confermare le sue teorie, oscurando gli altri 99 che avevano deluso le aspettative.

D’altro canto però, lo stesso Masaru non si è mai auto definito uno “scienziato”, a suo dire la sua è solo ricerca della bellezza, quindi in qualche modo potrebbe definirsi essere un’artista.

La teoria della memoria dell’acqua, tuttavia, non nasce con Masaru, ma molto prima di lui.

Nel 1988 Nature, una famosa rivista scientifica, pubblica un articolo di un certo Jacques Benveniste, un noto scienziato dell’epoca. Lo scritto presenta la teoria secondo la quale una data soluzione di anticorpi, anche se diluita più e più volte in acqua, avrebbe lo stesso effetto. In altre parole, anche se nell’acqua non rimane neanche più una molecola della soluzione di anticorpi inserita al principio, l’acqua stessa conserverebbe la memoria del medicinale, e se assunta farebbe quindi effetto. Questo principio è il fulcro di tutta la medicina omeopatica. Per evitare dunque il rischio di dar credito all’omeopatia in più occasioni criticata dalla comunità scientifica, John Maddox, editore della precedentemente citata rivista Nature, decide di sottoporre Benveniste e la sua teoria alla verifica controllata di alcuni esperti. Questi ultimi saranno designati nelle figure dello stesso John Maddox, Walter Stewart, esperto di errori in ambito scientifico, e l’iconico James Randi, illusionista e prestigiatore impegnato nello smascherare trucchi e inganni.

La commissione di esperti e il gruppo di Benveniste dunque, si riunisce a Parigi. E’ il luglio del 1989. Già dai primi controlli si capisce che c’è qualcosa che non va, ma sarà l’esperimento così detto del “cieco” a smascherare definitivamente le teorie di Benveniste. Viene provato che l’acqua “normale” e l’acqua con la soluzione di anticorpi diluita alla millesima potenza, non presentano alcuna differenza.

Nonostante la comunità scientifica abbia messo un punto a questa faccenda ben 34 anni fa, ancora oggi in tanti parlano dell’articolo di Benveniste come la prova ufficiale dell’efficacia dell’omeopatia, tenendo evidentemente conto solo dell’articolo pubblicato nel 1988 e non delle verifiche del 1989.

Allo stesso modo, nonostante svariati esperimenti abbiamo dimostrato la non consistenza scientifica delle teorie di Masaru Emoto, i “seguaci” della memoria dell’acqua sono ancora moltissimi, e tantissime sono anche le persone che tengono in vita il business che gira attorno, fatto di vendita dei libri scritti dal “professore”, di gioielli a forma di cristalli d’acqua, non che di veri e propri corsi per imparare le tecniche e i segreti legati all’acqua e alla sua memoria.

In questi casi, quando neanche le prove scientifiche riescono a far cambiare idea alle persone, non si può parlare che di fede.


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