Esiste una speciale linfa dal colore perlaceo che nei mesi estivi affiora a piccoli tocchi, simili a piccoli fiocchi di neve, sulle piante di frassino. Poco nota ai più, ecco il prezioso dono offertoci tuttora in piccole gocce da madre natura:

La manna

Non è inconsueto sentir dire la “manna dal cielo”, espressione che subito rievoca le sensazioni di divina provvidenza, aiuto e benedizione. Essa si rifà in effetti a quanto narrato nel XVI libro dell’Esodo. Qui si narra dell’episodio in cui gli ebrei, fuggiti nel deserto dall’Egitto, affamati e stanchi, colti da improvviso da stupore per ciò che apparve innanzi a loro si chiesero: “Mân Hu”, “cos’è?”. Avevano infatti visto una strana sostanza biancastra, simile a brina, rivestire copiosa la terra intorno a loro. Quella stessa sostanza avrebbe loro offerto inaspettato aiuto e miracoloso ristoro.

È proprio dall’ebraico Mân Hu, che deriva la parola manna.

Ma cos’è la manna?

Conosciuta sin dall’antichità come “il nettare degli Dei”, la manna viene definita come una linfa dolce proveniente dalla pianta del frassino, che racchiude nella sua semplice e zuccherina essenza, ragguardevoli quanto non comuni proprietà benefiche.

Fotografia condivisa con licenza Creative Commons 3.0 via Wikipedia:

Tutto nasce da naturali aperture o spesso da apposite incisioni, sapientemente realizzate dall’uomo alla base della corteccia del Frassino. Da quelle piccole fessure, emerge poco a poco uno speciale nettare che si tramuta in dolce linfa cristallizzata non appena entrata in contatto con l’aria:

La nostra manna

L’interazione attenta ed armoniosa tra mannicoltore e frassino è essenziale ai fini della sua corretta raccolta. È bello immaginare quando, nei tempi passati, quest’attività coinvolgeva molti ed il giorno della raccolta diveniva un vero e proprio giorno di festa in cui famiglie intere si raccoglievano in mezzo ai campi, in un momento capace di scaldare il cuore e ripagare i tanti sacrifici che questo faticoso lavoro richiede.

La raccolta della manna impone infatti ritmi ben cadenzati. Un processo che il mannicoltore padroneggia con sapiente competenza, forte di un sapere tecnico antico, tramandatogli spesso dal padre. Questo è difatti un sapere che viene ereditato o si potrebbe dire “affidato” in dono al figlio. Ogni mannicoltore possiede infatti tecniche proprie, affinate dal tempo e dall’esperienza, che egli applica, come un’arte, a questo speciale mestiere.

Procedendo di volta in volta, nelle manovre di incisione (o intacco) trasversalmente apposte alle sezioni superiori della pianta, il mannicoltore, nel suo semplice operare, rende omaggio alla pianta ed al suo frutto e a questa pratica, emblema di un patrimonio culturale antico e unico nel suo genere.

Le operazioni di raccolta, per lo più svolte nel periodo estivo, assumono così i toni di un rituale giornaliero estremamente delicato da cui possono ottenersi due principali tipologie di manna. La “manna eletta”, chiamata così per la sua purezza estrema, che si origina dalle “mini stalattiti”, anche dette mini cannoli, che la delicata linfa crea quando la sua colata non entra in contatto con la corteccia del frassino.

La seconda qualità di manna, meno pregiata, è quella invece estratta direttamente dalle condensazioni rilevabili sulla corteccia di frassino. In questo caso, si tratta di un nettare definito meno puro o “drogheria”, ugualmente utilizzata nel consumo alimentare.

I mezzi di raccolta impiegati sono spesso quelli offerti dalla natura stessa. Così, una semplice pala di fico d’india, posta alla base della pianta, potrà all’occorrenza prestarsi alla raccolta del nettare, assicurando che nessuna goccia vada persa. Sì perché a rendere tanto preziosa quella che greci e romani definivano il “Miele di Rugiada”, sono le sue proprietà benefiche. I suoi oligominerali operano una potente azione detossinante per l’organismo, rendendo questa linfa un ottimo drenante ed alleato per l’intestino, oltre che valido rimedio per i disturbi epatici.

La si impiega spesso per le diete o cure dimagranti, oltre che per l’industria dolciaria; nella produzione di moltissime prelibatezze. Le sue naturali proprietà benefiche la rendono inoltre risorsa ottimale nel campo della cosmesi naturale, per saponi o creme di bellezza.

La coltivazione dell’anche definito “albero della salute”, ovvero il frassino da manna, si colloca in Sicilia in particolare nell’area delle Madonie, a Castelbuono e Pollina, ove la millenaria pratica della raccolta della manna, ha reso per secoli questa pianta, nelle sue molteplici specie, una delle coltivazioni principe di quelle terre; con un rilevante, quanto non banale impatto sulle opportunità occupazionali qui presenti.

Dal dopoguerra ad oggi, questo genere di attività è andata purtroppo molto riducendosi. Il cosiddetto “oro di Sicilia” resta però una vera e propria eccellenza territoriale, un presidio Slow food di altissimo valore, Certificato dal Ministero delle politiche agricole e forestali quale prodotto Agroalimentare tradizionale.

E seppure i tempi cambino, la volontà di mantenere vivo questo mestiere, ormai tradizione, ha portato allo sviluppo di più moderne modalità di raccolta e produzione. Tra le nuove tecniche quella “del filo”, che posto verticalmente sotto l’incisione del frassino, guida la discesa della sua linfa, permettendo dunque la produzione di un nettare più puro e dall’alto pregio qualitativo.

Una tecnica che seppure semplice, dona spunti per nuovi sviluppi, nella speranza che ogni nuovo passo possa offrire alle presenti e future generazioni un’eredità fatta di sapere antico e di capacità di rinnovamento; con l’auspicio che l’odierna “riscoperta” e attenzione per il biologico e genuino, possa offrire nuova luce ad un prodotto così prezioso, permettendo anche ad un mestiere così antico di resistere con ritrovata energia e vigore alle sfide del tempo.

Giada Costanzo
Giada Costanzo

Appassionata di arte, letteratura, cinema e fotografia, esprimo la mia creatività fra pittura, design e produzione di abiti. Amo le “antichità” sotto ogni forma e sfaccettatura. Ricerco le storie dimenticate della gente più comune e ammiro l’umanità che è nella persone più semplici.