Malgrado fosse abitata già in epoca pre-romana, la città di Nîmes, nella Francia meridionale, divenne un fiorente centro abitato (Nemausus) della Gallia solo in epoca romana: i suoi numerosi e splendidi monumenti le valsero l’appellativo di Roma Francese.

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A Nimes si trova una straordinaria opera di ingegneria costruita dai romani. E’ l’acquedotto del Gard: una costruzione a tre livelli sopra il fiume Gardon, alto 49 metri e lungo 275, in piedi da oltre 2 millenni.

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Questa meraviglia architettonica, costruita attorno al 17 aC, non è solo un ponte, ma una parte di uno straordinario e maestoso acquedotto, lungo quasi 50 chilometri, che nel 1985 fu inserito tra i patrimoni dell’UNESCO.

I romani decisero di costruire quest’imponente opera più per motivi di prestigio che per una reale necessità idrica. La città aveva numerosi pozzi, ed anche una sorgente abbastanza vicina, così l’acquedotto serviva principalmente all’approvvigionamento idrico di terme, bagni pubblici e fontane. Oltre ad essere un capolavoro architettonico, l’acquedotto è ragguardevole per le sue caratteristiche tecniche: il dislivello tra la sorgente e il punto di arrivo è di appena 17 metri, una pendenza veramente lieve, che riusciva comunque a garantire il flusso costante dell’acqua. L’acquedotto funzionò per circa 400/500 anni, ma l’acqua smise di scorrere pochi secoli dopo la caduta dei romani, perché nessuno più si preoccupava della manutenzione.

La conduttura dell’acqua, nel terzo livello del Ponte del Gard

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Il ponte, danneggiato nel corso dei secoli, fu restaurato per la prima volta nel 1850, per volere di Napoleone III.

La Maison Carrée

Nîmes conserva un altro importante monumento romano perfettamente conservato, la Maison Carrée (casa quadrata), uno dei templi meglio conservati al mondo insieme a quello di Bacco, in Libano, e al Pantheon di Roma, fatto costruire tra il 19 e il 16 avanti Cristo dal genero di Augusto, e dedicato ai figli Gaio e Lucio Cesare, adottati dall’imperatore come eredi, ma morti entrambi molto giovani.

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La facciata del tempio è un classico esempio dell’ordine tuscanico, così come viene descritto da Vitruvio nella sua opera De architectura. Sopraelevato di circa tre metri, il tempio dominava il foro della città, formando un rettangolo dalle proporzioni perfette: un lato è lungo il doppio dell’altro, mentre il pronao, o portico, è profondo circa un terzo dell’intero edificio; altre complicate proporzioni definiscono le decorazioni dell’architrave.

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Le colonne hanno ricchi capitelli corinzi, mentre sul frontone della facciata era presente originariamente un’iscrizione che fu rimossa durante il medioevo. Nel tempio si fonde la grandezza dell’architettura Augustea con la bravura degli artigiani locali. La struttura è ispirata al Tempio di Apollo Sosiano nel Campo Marzio a Roma, di cui rimangono oggi soltanto tre colonne, ma anche a quello di Marte Ultore del Foro di Augusto.

Nel 1758 uno studioso francese, Jean-François Séguier, riuscì a ricostruirne il testo, basandosi sui buchi lasciati nel muro dalle lettere in bronzo:

A Gaio Cesare, figlio di Augusto, console; a Lucio Cesare, figlio di Augusto, console designato, ai principi della gioventù

Fotografia di Aoudoct25 condivisa con licenza CC BY-SA 2.5 via Wikipedia:

Il tempio fu utilizzato come chiesa cristiana, a partire dal IV secolo, e in seguito usato anche per altri scopi.

Sotto, dipinto di Hubert Robert, circa 1798, Museo Hermitage di San Pietroburgo:

Anche se nel corso del tempo la struttura fu notevolmente trasformata, il suo continuo utilizzo l’ha mantenuta in un ottimo stato di conservazione. Durante i secoli furono costruiti altri edifici che avevano inglobato il tempio, che ha ritrovato il proprio respiro dopo il restauro avvenuto negli anni 1988-1992.

Sotto, fotografia condivisa con licenza Creative Commons di Ania Mendrek da Flickr:

Nella piazza ove si trova il tempio venne costruito il “Carré d’Art”, museo di arte contemporanea progettato dall’Architetto di fama mondiale Norman Foster, e oggi il tempio campeggia al centro del foro mostrando il suo antico ed intatto splendore.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.