Lui è il pittore veneziano Bruno Amadio, in arte Giovanni Bragolin (1911-1981). Un nome difficile da portare. Un nome che difficilmente abbandona l’eco dell’infausta leggenda ad esso legatasi nel tempo.

Nato nel 1911, l’artista, di cui non sono rimaste molte informazioni biografiche, si contraddistinse da subito per gli insoliti protagonisti delle sue opere: dei bambini. Ma non comuni bambini dalla spensierata e giocosa espressione.

Quelli di Bragolin sono bambini diversi. Lacrime copiose attraversano i loro volti smunti. I loro occhi desolati e profondi riflettono le sensazioni di una solitudine profonda, amara.

Sono immagini potenti, che colpiscono l’osservatore lasciando emergere le sensazioni di empatia e tristezza per gli sventurati interpreti di tanto sgomento.

Sebbene il soggetto fosse inconsueto e impopolare, queste produzioni riscossero un certo iniziale successo. Fu però a metà degli anni ottanta, quando ormai il pittore era già morto, che qualcosa sembrò gettare nuova luce su queste opere.

Il caso si verificò in Inghilterra. Qui, alcune famiglie iniziarono a denunciare strani incendi scoppiati improvvisamente nelle loro abitazioni. Particolarità di questi fenomeni il ripetersi costante di un sorprendente ritrovamento.

Sembrava infatti che, in mezzo alle macerie, due occhi lucidi attendessero puntualmente i pompieri intervenuti per spegnere gli incendi. Questi erano gli occhi tristi dei bambini ritratti da Bragolin:

Unici immacolati superstiti dei devastanti roghi

Ciò si ripeté innumerevoli volte; da qui il dilagare delle più incredibili leggende.

Queste leggende, arricchitesi nel tempo delle più particolareggiate sfumature, contemplavano una misteriosa forza oscura albergante il cuore di ogni riproduzione. Si diceva che l’insostenibile rabbia e indignazione vissute dall’artista all’inizio della sua carriera artistica lo avessero spinto, in un momento di rara follia e sdegno, a rivolgere la sua accorata preghiera al diavolo in persona. E che questi, dilettato dallo stuzzicante appello, avesse deciso di assecondare la brama di successo del malaugurato artista a patto che egli  rendesse musa delle sue opere dei bambini colti nell’esternazione del più triste loro dolore.

Facendo questo, l’artista avrebbe omaggiato quel pianto innocente, regalando a quel mondo ingrato la sofferenza e pena che egli aveva conosciute.

E quanto più gli incendi si ripetevano, tanto più il pregiudizio sulle opere di Bragolin si consolidava, tanto da trasformare presto un’intera produzione artistica in una delirante caccia alle streghe.

Come se ciò non bastasse, alcuni iniziarono a sostenere che il pittore fosse solito maltrattare piccoli orfanelli inducendoli al pianto pur di ottenere il massimo realismo nei suoi quadri.

Si disse anche che lo stesso orfanotrofio ove queste opere erano state dipinte fosse poi stato divorato dalle fiamme, intrappolando così l’anima degli innocenti fanciulli nelle infauste opere dell’artista.

Nuove macchinazioni vollero poi indagare l’identità di un bambino in particolare, un fanciullo ritratto in molti di questi quadri.

Egli sarebbe stato chiamato da tutti “El Diablo”, per via della sua innata cattiveria

Secondo alcune di queste leggende sarebbe stato l’animo oscuro di questo bambino a popolare le tele del pittore, disseminando pianto e disgrazie negli sventurati acquirenti.

Per quanto tutto ciò possa apparire fantasioso e senza alcun fondamento, in Inghilterra il caso assunse i toni di una minaccia impellente. La stampa arrivò persino a scrivere che:

Se in casa avete un quadro con un bambino che piange dovete liberarvene. Immediatamente. Porta male!

A dire ciò non fu un qualche sventurato, ma il “Sun”, uno dei quotidiani più noti nel Regno Unito. Alla sua redazione arrivarono le testimonianze più strane. Si citavano gli incidenti più inspiegabili e c’era anche chi era pronto a dichiarare di aver tentato di bruciare il quadro in suo possesso, non riuscendo a portare termine l’impresa.

Per porre rimedio all’insostenibile situazione, il Sun organizzò una raccolta di tutte le stampe, quadri e riproduzioni che trovassero impressi i volti degli infelici bambini di Bragolin. Oltre 2.500 di queste opere raggiunsero la redazione per essere infine date alle fiamme.

Il “salvifico” incendio radunò una folla grandissima. Tutto venne documentato. Parve allora che ogni male fosse stato debellato.

Un giorno però, il ritrovamento di un altro dei “quadri maledetti” (questa volta in Italia) tornò a fomentare le fantasie di molti e non passò molto perché dallo scherzo si passasse alla paura. Lo stesso Focus dedicò un articolo al caso.

Alcuni iniziarono a sostenere che Bragolin avesse invero dipinto orfani figli di genitori morti in Guerra, ma che il vero intento del suo operare altro non fosse che il tentativo di carpire e denunciare il profondo turbamento ingiustamente impresso in quegli occhi innocenti, quasi a volerne scrutare le ragioni e il senso.

A dar nuova luce al caso sono state le testimonianze di chi ha conosciuto l’uomo e l’artista, che ne offre tutt’altra verità. Come il vicino di casa Antonio Casellato, di Trebaseleghe (provincia di Padova), che sottolineò nelle sue testimonianze l’assurdità di molte delle note maldicenze. O la figlia del pittore, Nicoletta Amadio, che in un’intervista ricordò con tristezza la sventurata fama del padre: “..A lui neppure piacevano, ma lo pagavano bene e riusciva a venderli in tutto il mondo. Così, firmava quei quadri con lo pseudonimo di Bragolin, che era il nome di un suo zio che di lavoro faceva il cabarettista”.

Secondo la sua testimonianza i bambini ritratti sarebbero stati in realtà ispirati da riviste e giornali a cui il pittore avrebbe semplicemente applicato una finta lacrima, riproducendo poi il tutto su tela.

Oggi, la paura irrazionalmente legata a queste immagini sembra insinuarsi nel cuore di alcuni facendoci interrogare su quale possa essere il feroce potere di un’immagine.

La spiegazione logica del ritrovamento dei quadri

Le riproduzioni dei quadri di Bragolin venivano stampate su pannelli di legno duro, trattati con delle vernici in grado di resistere alle sollecitazioni. Le immagini del pittore ebbero un enorme successo nel Regno Unito durante gli anni ’60 e ’70, quando venivano commercializzate per pochissime sterline. La loro diffusione fu capillare in tutta la nazione, e quindi in molte delle case che presero fuoco, all’epoca, si trovavano, fra gli altri, anche le stampe di Bragolin.

Quando un’abitazione, in modo del tutto casuale, prendeva fuoco, i quadri spesso cadevano a terra a faccia in giù, quindi erano fra i pochi oggetti che riuscivano a salvarsi. Il legno duro e relativamente resistente alle fiamme su cui era stampata l’immagine consentiva al quadro di rimanere pressoché integro. Il “mistero” quindi era non solo frutto del caso, ma anche della statistica (le migliaia di riproduzioni vendute) e della qualità del materiale di base.

Giada Costanzo
Giada Costanzo

Appassionata di arte, letteratura, cinema e fotografia, esprimo la mia creatività fra pittura, design e produzione di abiti. Amo le “antichità” sotto ogni forma e sfaccettatura. Ricerco le storie dimenticate della gente più comune e ammiro l’umanità che è nella persone più semplici.