La leggenda Nera di Riccardo III: il Re d’Inghilterra Ritrovato

Nella storia pochi re sono stati considerati dei mostri come Riccardo III Plantageneto, Duca di Gloucester, sia per le loro azioni sia per l’aspetto fisico. Se non ci sono prove della sua crudeltà, come l’uccisione dei 2 nipotini nella Torre o addirittura della moglie Anna Neville per potersi risposare (tutte voci di epoca Tudor da prendere quindi con ragionevole dubbio) quelle sull’aspetto fisico sono state definitivamente spazzate via il 25 agosto 2012 col ritrovamento dei suoi resti a Leicester nonostante qualcuno, disinformato, ancora lo definisca gobbo o sciancato.

Anonimo, Ritratto di Riccardo III, olio su tavola, fine XVI secolo

Le descrizioni contemporanee, fra le altre quella dello storico John Rous, dicono che era un bell’uomo, di costituzione sottile, con la spalla destra più alta dell’altra e piuttosto basso.

Tommaso Moro lo descrive come gobbo, zoppo, con un braccio e una mano rinsecchiti, con aspetto crudele e basso, tutte caratteristiche riprese poi da Shakespeare che sono passate alla storia, ma sarebbero state talmente invalidanti da non consentire certo di combattere con ascia e spadoni. Quel Tommaso Moro che era Lord Cancelliere di Enrico VIII Tudor e che alla morte di Riccardo III aveva solo 8 anni. John Rous, che lo aveva descritto come detto sopra, durante il regno di Enrico VII nella sua Historia Regum Angliae, arrivò invece a sostenere che Riccardo fosse nato con tutti i denti e con i capelli lunghi fino alle spalle dopo una gravidanza durata 2 anni.

Riccardo morì il 22 agosto 1485 nella battaglia di Bosworth, aveva 32 anni e aveva regnato solo 25 mesi. La frase riportata da Shakespeare come pronunciata da Riccardo durante la battaglia “Un cavallo, un cavallo, il mio regno per un cavallo” e viene interpretata come quella di un uomo vile che voleva sfuggire allo scontro e salvarsi, potrebbe avere un fondo di verità, ma con un diverso significato. Le cronache contemporanee dicono che il cavallo di Riccardo fu ucciso e che il re restò appiedato. Non era possibile combattere a piedi contro nemici a cavallo e infatti Riccardo venne circondato e ucciso, ma nessuno ha mai descritto Riccardo come vile, quindi forse voleva il cavallo solo per continuare a combattere per il suo regno.

Miniatura di Riccardo III, la moglie, Anna Neville sposata nel 1472, e il loro figlio Edoardo, Principe di Galles

Anche la leggenda della corona rotolata sotto un cespuglio potrebbe avere un fondo di verità. Cadendo dal cavallo Riccardo aveva sicuramente perso non solo la corona ma tutto l’elmo, e infatti le ferite mortali sono state inflitte alla testa restata scoperta.

Le cronache dicono che il corpo, spogliato, legato e caricato di traverso su un cavallo fu portato a Leicester ed esposto per tre giorni, fino a quando il 25 agosto venne sepolto al Priorato dei frati minori francescani (Grey Friars Priory) vicino al coro della chiesa senza alcuna solennità.

Enrico VII Tudor, suo successore, 10 anni dopo, nel 1495, fece erigere un monumento di marmo sulla tomba di Riccardo, e la tomba era restata visibile fin quasi al ‘600 nonostante la distruzione del priorato voluta da Enrico VIII con la dissoluzione dei monasteri nel 1538.
Il terreno dove sorgeva il priorato passò di mano in mano, venne costruito un palazzo con un grande giardino e poi nei secoli la zona venne quasi totalmente edificata, tanto da far perdere ogni traccia del priorato e della tomba ed averne solo una posizione indicativa.
Per la verità non si fece fino al 2011 nessun tentativo serio di cercare la tomba di Riccardo. La Richard III Society, società che cerca di riabilitare la figura del re, e l’Università di Leicester, per quanto interessate a scoprire la tomba, ritenevano che nei secoli fosse andata distrutta o completamente coperta dagli edifici. C’erano però delle piccole zone dove si poteva fare un tentativo di scavo: il parcheggio dei Servizi Sociali, il parco giochi di una scuola dismessa e un parcheggio pubblico, meno del 20% di quella che doveva essere l’area occupata dal priorato.

Ritratto di Riccardo III risalente al XVI secolo

Il 24 agosto 2012 si cominciò a scavare nel parcheggio dei Servizi Sociali, e una fortuna sfacciata arrise ai ricercatori. Già nella prima trincea a 1,60 di profondità vennero ritrovate tracce di costruzioni medievali, e il giorno seguente a 5 metri di profondità affiorarono le prime ossa umane, due gambe distese, chiaramente una sepoltura, che vennero ricoperte in attesa dei risultati della seconda trincea e delle autorizzazioni all’esumazione. La seconda trincea portò alla certezza che la prima era effettivamente all’interno della chiesa e presumibilmente sul coro.

L’autorizzazione all’esumazione arrivò il 4 settembre, e i resti vennero scavati e ispezionati. Si trattava di un maschio adulto, mancavano i piedi, era stato sepolto senza una bara, semplicemente inserito in una buca troppo corta tanto che il collo era piegato e il cranio sollevato e appoggiato alla parete della buca.

Era una sepoltura frettolosa, che poteva adattarsi a un corpo restato esposto per 3 giorni nel caldo di agosto

Le mani erano appoggiate all’anca e i polsi erano probabilmente legati al momento della sepoltura, ma soprattutto la spina dorsale mostrava una grave scoliosi. Pur con la massima cautela si cominciava a sperare che fosse proprio lo scheletro di Riccardo.

I resti furono portati in laboratorio per le analisi. L’età dell’uomo venne stimata fra i 30 e i 34 anni, il radiocarbonio certificò che fosse morto fra il 1450 e il 1540 (con il 95% di accuratezza). L’uomo aveva avuto un’alimentazione a prevalenza di pesce, carne e vino, che indicava una persona ricca, e all’altezza dell’intestino vennero trovate uova di nematodi, i vermi parassiti intestinali spesso dovuti all’ingestione di carne poco cotta.

Riccardo III a Bosworth, illustrazione della Chronicle of England

L’esame passava ora agli osteo-archeologi. Lo scheletro era in ottime condizioni, a parte la mancanza dei piedi, ma presentava moltissimi segni di ferite, due letali nella parte posteriore del cranio, una probabilmente di alabarda e una di spada. Una era talmente grande che aveva raggiunto il cervello e ne aveva provocato la fuoriuscita, causata da un colpo fortissimo in grado di far saltare via un pezzo di osso.  Le ferite potevano trovare corrispondenza in alcune poesie, scritti e ad una ballata dell’epoca che parlava dell’uccisione di Riccardo. Altre ferite sono state trovate sulla guancia e sulla mandibola, una sul bacino e molti segni erano sulle gambe. Il torso e le braccia non ne presentavano, segno che Riccardo era protetto dalla corazza.

Gli esperti calcolarono che la teorica altezza del”uomo doveva essere intorno a m. 1,74, superiore alla media di allora, ma che questa era molto ridotta dalla curvatura della spina dorsale, che alla fine lo faceva risultare alto un metro e sessanta.

Lo scheletro di Riccardo III ritrovato. Fotografia tratta dal paper di Richard Buckley, Mathew Morris, Jo Appleby, Turi King, Deirdre O’Sullivan, Lin Foxhall via Wikipedia

Le gambe e il bacino erano regolari come entrambe le braccia, quindi Riccardo III non era zoppo e non aveva alcun problema agli arti. La scoliosi gli faceva avere la spalla destra più alta della sinistra, ma non avrebbe precluso alcuna attività e sarebbe stato molto facile nasconderla sotto i corpetti imbottiti dell’epoca. E’ stata definita una “scoliosi adolescenziale” che si era presenta verso i 10 anni di età e non dalla nascita.

Tutto molto interessante ma mancava la prova regina, il DNA. Riccardo non aveva discendenti, ma fortunatamente due pronipoti di Cecily Neville, madre di Riccardo, erano già state rintracciati nel 2003 nel tentativo di identificare i resti di Margaret di York (una sorella di Riccardo). Joy Ibsen, discendente diretta di Anna di York, altra sorella di Riccardo e sua pronipote di 16° generazione, e Wendy Duldig, anche lei discendente da Anna di York e pronipote di 19° generazione. Il figlio di Joy Ibsen e Wendy Duldig fornirono i loro campioni per la comparazione del DNA mitocondriale, ovvero quello che si mantiene grazie alla linea femminile, che combaciavano fra loro e con quello dei resti.

Non fu invece possibile comparare il DNA maschile, un capello di Edoardo IV (fratello di Riccardo) conservato in un museo di Oxford era troppo degradato, e quello di 5 discendenti di Giovanni di Gaunt non corrispondeva, segno di una falsa paternità occorsa fra Riccardo e i discendenti. Fra le altre cose il DNA di uno dei 5 non corrispondeva a quello degli altri 4, segno di un’altra falsa paternità, molto più frequente di quanto si possa pensare. Per questa ragione il DNA mitocondriale viene sempre preso in considerazione per primo, poi si passa al vaglio anche quello del cromosoma Y.

Una copia del teschio fu data agli studiosi di ricostruzione cranio-facciale dell’Università di Dundee, che ricrearono l’aspetto fisico dell’uomo ritrovato a Leicester, e il risultato è sorprendente.

Non esiste un ritratto contemporaneo di Riccardo, solo copie tarde, ma dal DNA è stato scoperto che Riccardo aveva al 95% occhi azzurri e al 75% capelli biondi e non scuri come il famoso ritratto della National Gallery, che però mostra giustamente la spalla destra più alta della sinistra, e delle belle mani delicate come quelle che i resti suggeriscono. Dopo aver considerato l’età dell’uomo, l’epoca in cui visse, la discendenza diretta da Cecily Neville, la scoliosi, e le ferite da battaglia, lo scheletro venne riconosciuto ufficialmente dall’Università di Leicester come quello di Riccardo III nel febbraio del 2013.

Dove seppellire un Re?

La scelta del luogo di sepoltura di Riccardo fu molto controverso. Leicester lo voleva nella propria cattedrale, ma alcuni preferivano Westminster con gli altri re oppure a York. La regina Elisabetta non reclamò il diritto a seppellire i resti e respinse la sepoltura reale, e dopo lunghe discussioni e consultazioni fino in Parlamento venne deciso di seppellirlo a Leicester, ma senza funerale di stato, con una semplice commemorazione.

Il 26 marzo 2015, alla presenza di Sophie di Wessex in rappresentanza della regina Elisabetta e degli attuali duchi di Gloucester si svolse la commemorazione nella cattedrale. La tomba di Riccardo III venne aperta al pubblico due giorni dopo. Dopo 530 anni di oblio Riccardo III aveva una tomba da re.

La tomba di Riccardo III. Fotografia di Isananni via Wikipedia CC BY SA 4.0
Giovanna Francesconi

Amo la storia, e le storie dietro ad ogni persona o oggetto. Amo le cose antiche e non solo perché ormai ne faccio parte pure io, ma perché la verità è la figlia del tempo.