La Grotta Mangiapane: il Borgo Siciliano nella roccia rimasto congelato nel Tempo

Tra i tanti piccoli e sconosciuti borghi che costellano tutto il territorio italiano, ce n’è uno veramente particolare, la Grotta Mangiapane, in provincia di Trapani. Non è un Borgo nel senso classico del termine, ma un’alta caverna che fa parte delle Grotte di Scurati, abitate fin dalla preistoria.

La Grotta Mangiapane è un’apertura naturale, alta circa 80 metri e profonda 70, che da antro usato come rifugio dai nostri antenati del Paleolitico, divenne un micro-borgo abitato, dai primi anni dell’800 fino alla metà del ’900, da una famiglia di agricoltori e pastori (i Mangiapane).

Fu occupata inizialmente da quattro fratelli e dalla loro famiglie, che all’interno della grotta costruirono piccole abitazioni mimetizzate coi colori della terra, stalle per gli animali, un forno a legna e una cappella, l’essenziale per condurre una vita semplice, che si appagava però del meraviglioso panorama circostante: il Monte Cofano alle spalle, e di fronte l’azzurro straordinario del mare incontaminato del Golfo di Erice.

Il minuscolo borgo arrivò ad ospitare circa 50/60 persone, tutte imparentate fra loro, almeno fino agli anni ’50 del 900, quando praticamente tutti i membri della famiglia, tranne uno, decisero di emigrare in Germania. L’ultimo dei Mangiapane rimasto a vivere nella casetta ai piedi dell’imponente Grotta, si arrese all’età nel 1959, quando si trasferì a vivere in paese. Per molto tempo il sito è poi rimasto abbandonato.

Nella grotta furono trovati numerosi reperti risalenti al Paleolitico superiore, come denti e ossa di animali, selci e pitture rupestri, rinvenuti durante distinte campagne di scavo, iniziate a partire dal 1870. Non esistono invece molte testimonianze sulla vita condotta nel minuscolo borgo mentre era abitato dalla famiglia Mangiapane.

Il marchese Guido Dalla Rosa, che nel 1870 iniziò a compiere studi archeologici nelle grotte, la descrive come un luogo sereno “lontano dal rumore delle nostre città”.

Accolto calorosamente dall’estesa famiglia che la abitava, l’archeologo poi scrisse:

“Un vecchio, che è nato lì, conosceva tutti gli altri abitanti da quando sono nati. Ci ha chiesto delle nostre indagini, e ascoltato le nostre parole con deferenza. Gli abbiamo chiesto di mangiare e bere con noi, e lui ha accettato volentieri, degustando il salame che gli abbiamo offerto e dicendo che non lo aveva mai mangiato prima. […] Eravamo amici veloci.”

Dopo un periodo di abbandono, il villaggio e le sue case sono state restaurate dagli appassionati locali, con l’aiuto di uno degli ultimi appartenenti alla famiglia Mangiapane.

Tutto è rimasto come era un secolo fa, un piccolo museo all’aria aperta, che permette ai visitatori di tornare indietro nel tempo.

Il sito si è trasformato in un luogo capace di raccontare arti e mestieri ormai dimenticati, non necessariamente legati alle attività degli abitanti del villaggio. Si tratta di un lavoro enorme svolto tutto dai volontari, che hanno recuperato nel tempo tanti antichi attrezzi, creando un’ambientazione suggestiva e in qualche modo poetica, in grado di far apparire meno aspra quella che doveva essere una dura realtà di vita.

Il restauro e il mantenimento del Borgo è un’operazione autenticamente culturale, voluta dalla famiglia e da associazioni locali, che non mira a far diventare la grotta un’attrazione turistica, ma piuttosto testimonianza della vita rurale nella Sicilia di un secolo fa.

All’interno della Grotta, durante il periodo natalizio, viene allestito un suggestivo presepe vivente, composto da circa 160 “attori”, tutti volontari locali, che nel periodo estivo danno vita al Museo Vivente dei Mestieri.

Sotto, il video con la spiegazione della grotta di Andrea Oddo:

Tutte le immagini sono di @Annalisa Lo Monaco


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