Quando si ha la fortuna di trovare un luogo dove si vive bene, con molte comodità a portata di mano, perché abbandonarlo? Magari per sete di avventure e conoscenza, come il greco Odisseo. La pensavano diversamente i suoi lontanissimi antenati della Tessaglia, che vivevano in una grotta a Theopetra, molto vicina a Meteora.

Panorama di Meteora

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In quel luogo al centro della Grecia continentale non si poteva certo sentire il potente richiamo del mare che ben conosceva Odisseo, né provare rimpianto per le ammalianti voci delle sirene. Però si viveva bene in quella grotta, aerata e luminosa, ampia e soprattutto con acqua corrente a disposizione. Dovevano pensarla così gli uomini preistorici, visto che non l’hanno mai lasciata da quando si sono insediati lì, per la prima volta circa 130.000 anni fa, durante il paleolitico medio, passando poi attraverso il mesolitico e ancora fino alla fine del neolitico.

La collina con la grotta di Theopetra

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La grotta di Theopetra è davvero unica, proprio per questo uso ininterrotto per un tempo così lungo: hanno vissuto lì gli uomini di Neanderthal, prima di essere soppiantati dai Sapiens, lì si sono rifugiati i cacciatori-raccoglitori che poi si sono trasformati in agricoltori. Insomma, quella grande caverna ha assistito a due fondamentali momenti di transizione nella storia umana, mentre là fuori, la fredda epoca del Pleistocene lasciava il passo a quella più mite dell’Olocene.

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La grotta di Theopetra si apre ai piedi di una collina di arenaria, tra le tante che punteggiano Meteora, più conosciuta per i suoi monasteri aggrappati sulle torri di roccia come nidi d’aquila.

La storia che racconta la grotta è però assai più antica e molto lunga: secondo i geologi la collina si è formata in un periodo compreso tra i 137 e i 65 milioni di anni fa, mentre gli scavi archeologici attestano una presenza umana nella grotta fin da 130.000 anni fa (se non 135.000, come sembra dalle scoperte più recenti) e continuata ininterrottamente fino all’incirca al 4.000 a.C, anche se poi fu saltuariamente occupata durante l’età del bronzo e occasionalmente in epoca moderna. Prima che cominciassero gli scavi archeologici, nel 1987, la grotta veniva usata dai pastori locali come rifugio per le pecore.

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La grotta di Theopetra è grande circa 500 metri quadrati, con qualche nicchia ai lati, ed ha una grande apertura, che consente alla luce di entrare fino in profondità e all’aria di circolare liberamente, ma la cosa più importante è la sua vicinanza al fiume Lithaios: praticamente una fonte d’acqua corrente a disposizione degli abitanti, che non dovevano quindi percorrere lunghe distanze per l’approvvigionamento quotidiano.

Quel grande ingresso alla grotta doveva costituire un problema durante i periodi freddi (quelli della glaciazione), tanto che gli uomini del paleolitico costruirono un muro a parziale protezione.

Quel muro, risalente all’incirca a 23.000 anni fa, è sicuramente la struttura artificiale più antica della Grecia e probabilmente del mondo

Ma molto, molto più antiche, sono le impronte lasciate, forse addirittura 135.000 anni fa, da quattro bambini, approssimativamente di età compresa tra i 2 e i 7 anni, che magari stavano giocando nella grotta. Probabilmente hanno camminato sulle ceneri di un fuoco spento, che poi si sono pietrificate, lasciando traccia della loro vita nei millenni a venire.

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I reperti trovati all’interno della grotta si possono vedere come un lungo viaggio attraverso il tempo: strumenti di pietra del paleolitico, mesolitico e neolitico, poi ceramiche del neolitico e scheletri di persone vecchi di 15.000, 9.000 e 8.000 anni.

Proprio dai resti di una donna, morta all’incirca a 18 anni intorno al 7.000 a.C, gli scienziati sono arrivati alla ricostruzione del volto di questa lontana progenitrice greca, chiamata affettuosamente Avgi (Alba). Grazie a un lungo lavoro di un’equipe composta da un patologo, un radiologo, un endocrinologo, un ortodontista e alla fine dello scultore archeologo Oscar Nilsson, il viso di questa donna si può oggi vedere al Museo dell’Acropoli di Atene, dove sono conservati anche i suoi resti.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.