La Grotta di Kaiadas è il Baratro della Morte degli antichi Spartani

Gli Spartani, che popolo! Forza fisica, senso dell’onore, gloria militare costituiscono le fondamenta della polis greca ancora oggi ricordata per i suoi (quasi) invincibili guerrieri, che non ammettevano sconfitta, meglio piuttosto la morte.

L’antica Sparta si sviluppa ai piedi del Taigeto, che come lo senti nominare ti viene la pelle d’oca, perché leggenda vuole che gli spartani – non inclini a essere clementi nemmeno con se stessi – gettassero i bambini deboli e malati in una grotta che doveva aprirsi tra le pendici del monte, certo non lontana dalla città, ma esattamente dove?

Panorama del Taigeto visto dalle rovine del Santuario di Menelao ed Elena presso Sparta

Immagine di George E. Koronaios  via Wikipedia – licenza CC0

Di questa famigerata grotta ne parla il geografo Pausania (Periegesi della Grecia, libro IV), ma anche lo storico Plutarco, che peraltro ammirava molto le doti di rigore morale, sobrietà e amor patrio degli spartani.

Nel capitolo delle “Vite Parallele” dedicato al legislatore spartano Licurgo, Plutarco racconta di questa usanza: gli anziani della città esaminavano ogni nuovo nato, che “se sembrava loro malnato e deforme, lo spedivano a una voragine presso il Taigeto, chiamata Apotete, ovvero Depositi, nella persuasione che quando uno non è stato dotato dalla natura subito fin dall’inizio degli elementi necessari per essere sani e robusti, non è vantaggioso né per lui né per la città di vivere”. Più chiaro di così…

Pausania invece racconta di una volta che gli spartani “decretarono di gettare tutti costoro [guerrieri messeni] nel Ceada, dove sogliono gettare quelli che di gravissimi delitti puniscono”.

Quindi, secondo Pausania, Ceada (in greco Καιάδας – Kaiadas) è la grotta dove gli spartani gettano i nemici e i criminali. Nel monte Taigeto c’è un baratro conosciuto da sempre con il nome di Kaiadas, poco distante dal villaggio di Trypi, e a soli 9 chilometri da Sparta.

Ma solo con un nome non si sarebbe arrivati a nulla. La svolta decisiva arriva per caso, quando un giornalista si ferma in hotel costruito lì nei pressi. Il gestore gli racconta di quella grotta, dove c’è una gran quantità di ossa ammassate a formare diversi strati.
Dopo aver accertato che tutti quei resti erano umani, sono andati ad esplorare la grotta tre ricercatori – uno speleologo, un antropologo e un geologo – che sono arrivati ad una straordinaria conclusione: Kaiadas è proprio la grotta dove gli spartani gettavano i loro nemici, la prova tangibile di quanto raccontato dagli storici antichi.

Immagine di Christos Koudounis via Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 4.0

Solo Plutarco viene smentito: nella fossa non sono state trovate ossa di bambini, ma solo di maschi adulti di età compresa tra i 18 e i 35 anni. Insomma, il baratro veniva usato per eseguire la pena di morte per chi si rendeva colpevole di un qualche delitto o per i prigionieri di guerra, in particolare i messeni catturati nel corso delle guerre messeniche (VII-VII e V secolo a.C.), mentre la scoperta di un teschio umano con una punta di freccia in bronzo potrebbe indicare che la grotta venisse usata da tempo immemorabile per quello scopo.

Immagine di Christos Koudounis via Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 4.0

Insomma, ancora una volta la storia dei bambini deboli gettati dagli spartani dal Taigeto viene smentita, come asserisce ormai da molti anni anche la moderna storiografia.

Una narrazione che poteva essere confutata già da molto tempo, visto che Kaiadas era già stata esplorata nel 1879 da un archeologo francese, Olivier Rayet, giunto lì grazie alle indicazioni di un capraio locale.

Lo studioso scrive:

Per molto tempo nessuno ha pensato di penetrarvi, ed è solo circa due anni fa che un capraio di Trypi ha avuto l’idea di farlo. Dopo una discesa di circa dodici metri atterrò in una caverna molto alta, il cui pavimento irregolare era ricoperto di ossa umane. [La storia] ha suscitato la mia curiosità, e io stesso sono penetrato nella caverna nel settembre del 1879, in viaggio da Sparta a Kalamata.

Dal basso si vede il cielo attraverso l’orifizio superiore, che sembra molto piccolo e deve trovarsi una quarantina di metri sopra il fondo. [..] Il pavimento della caverna è costituito da un ammasso di ossa umane mescolate al suolo, e su di esso sono caduti alcuni grossi massi di roccia. Quanti scheletri ci sono? È impossibile dirlo, ma ce n’è un gran numero. Le ossa sono diventate spugnose e friabili, ma una leggera incrostazione calcarea prodotta dall’acqua che gocciola dalle pareti della grotta le ha conservate abbastanza bene. Tutti i teschi che potei raccogliere erano quelli di uomini molto vigorosi che erano ancora nel fiore degli anni, a giudicare dallo stato di conservazione dei denti.

Se viene acceso un fuoco, ossa simili possono essere viste su tutte le sporgenze nelle pareti della grotta, dall’alto al basso. È chiaro che gli uomini di cui vediamo le spoglie qui furono gettati dentro attraverso l’apertura superiore, che alcuni di loro rimasero appesi alle ruvide sporgenze della roccia, mentre altri caddero sul fondo e furono schiacciati. Non è stato in modo simile che perirono i prigionieri che furono gettati nel Ceada?

Rayet dunque collega Kaiadas con il Ceada di cui parla Pausania, e si spinge a ritenere vera la leggenda raccontata dal geografo greco sul re di Messenia Aristomene, capace di resistere agli spartani per ben 11 anni durante la seconda guerra messenica. Solo lui, di cinquanta guerrieri, riesce a salvarsi dopo essere stato gettato nel dirupo. L’archeologo commenta:

“[…] non è facile resistere alla tentazione di credere che l’apertura attraverso la quale siamo entrati nella caverna è proprio il buco attraverso il quale Aristomene è fuggito, e che nel corso del tempo si è allargata”.

La grotta di Kaiadas, nello splendido panorama della catena del Taigeto, è uno dei tanti luoghi che possono rendere tangibile un passato lontano, una storia che si confonde con la leggenda.

Chi passa da quelle parti e ha voglia di salire i 118 gradini che conducono al baratro, può avvertire una corrente fredda provenire dalle profondità della grotta: per i greci sono le anime dei giovani uomini morti nell’oscuro ventre del Taigeto.

Sotto un video del National Geographic mostra la grotta e il suo interno:

Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.