Quest’anno, proprio nel mese di giugno, ricorrono i 150 anni della nascita di uno dei più grandi architetti del ventesimo secolo, Frank Lloyd Wright, visionario ed innovatore. Fu uno dei maggiori esponenti dell’architettura organica, che con la realizzazione della “casa sulla cascata”, in Pennsylvania, creò l’opera più rappresentativa di questa corrente.

Fallingwater, come viene chiamata negli Stati Uniti, è ancora oggi un edificio che induce a riflettere sul rapporto tra l’uomo, l’architettura e la natura, elemento quest’ultimo che deve essere alla base di ogni progetto, secondo Wright: “Per Architettura Organica io intendo un’architettura che si sviluppi dall’interno all’esterno, in armonia con le condizioni del suo essere, distinta da un’architettura che venga applicata dall’esterno.”

La “casa sulla cascata”, completata nel 1937, fu commissionata da un ricco uomo d’affari, Edgar J. Kaufmann, come rifugio per trascorrervi il fine settimana con la moglie ed il figlio, che studiava presso la casa-scuola di Wright, il Taliesin, emblematica e sfortunata (fu distrutta da un incendio doloso che costò la vita a sette persone, tra cui due figli dell’architetto, ricostruita e distrutta nuovamente, e riedificata per una terza volta).

L’idea di Wright era quella di integrare il progetto nel paesaggio, come fosse un elemento dell’ambiente naturale.

I volumi che “levitano” sull’acqua, le fondazioni realizzate con le rocce locali, e materiali naturali come legno e mattoni, sono solo alcuni degli elementi usati dall’architetto per raggiungere quell’armonia tra edificio e natura circostante che tanto aveva a cuore.

L’avvicendarsi delle stagioni, con i cambiamenti di colori, luce e suoni, è uno degli elementi naturali che contribuisce al grande fascino di Fallingwater, la dimostrazione del teorema di Wright sull’influenza reciproca tra l’edificio costruito dall’uomo e la natura.

Nonostante i seri problemi strutturali che Fallingwater presentò fin da subito, nel 1991 l’American Institute of Architects la definì come “la migliore opera architettonica americana di tutti i tempi”.

Nel 1963, la famiglia Kaufmann donò la casa al Western Pennsylvania Conservancy, che la trasformò in un museo aperto al pubblico, dove si può toccare con mano la visione dell’abitare di Wright, perché conserva ancora quasi tutto l’arredamento disegnato dall’architetto stesso, che definì il suo capolavoro come “una grande benedizione, una di quelle grandi azioni umane che possono essere sperimentate qui sulla terra” dove è possibile “realmente ascoltare non altri rumori se non la musica del ruscello che scorre”.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.