Per quanto possa apparire curioso, lo strumento di esecuzione capitale divenuto l’emblema degli eccessi rivoluzionari del ‘700 francese, la ghigliottina, nacque con intenti umanitari.

Nel Settecento le pene di morte variavano a seconda della tipologia dei colpevoli: l’impiccagione per i ladri, lo squartamento per i regicidi, il rogo per i falsari e per gli eretici, mentre la decapitazione era un “privilegio” destinato ai soli aristocratici (essere appesi ad un capestro veniva infatti considerata una morte infamante).

La macabra esecuzione di François Ravaillac, assassino di Enrico IV di Francia, nel 1610:

Fu un brillante anatomo-patologo, professore presso la facoltà di Medicina di Parigi, Joseph-Ignace Guillotin, a proporre un sistema di esecuzione più umano, che risultasse rapido, privo di inutili sofferenze e, soprattutto, privo delle consuete sedute di tortura che il vecchio codice penale prevedeva per i condannati prima che fossero giustiziati.

Già chiamato per i suoi meriti di scienziato, nel 1784, a far parte della commissione incaricata dal re Luigi XVI di indagare sulle teorie del magnetismo animale di Franz Anton Mesmer, Guillotin fu eletto nel 1789 come deputato di Parigi agli Stati Generali. Il 6 ottobre presentò all’Assemblea Nazionale sei articoli, volti a emendare il codice penale, riguardanti principalmente le modalità di esecuzione della pena capitale e il trattamento da riservare ai parenti dei condannati.

Esecuzione per squartamento del ‘500:

In particolare Guillotin insisteva sulla necessità di considerare i familiari estranei ai crimini commessi dai loro congiunti, invocando l’approvazione di una legge sul divieto di confisca dei beni dell’imputato, confisca che aveva spesso effetti disastrosi sugli innocenti imparentati con il colpevole. Guillotin si batté anche affinché i corpi dei condannati alla pena capitale fossero restituiti alle famiglie per una sepoltura privata. Le proposte di modifica al codice penale si muovevano tutte in una direzione di umanizzazione del trattamento delle vittime condannate al patibolo. Il medesimo spirito illuminato ed egalitario animò un’ulteriore proposta di legge – presentata dal dottore il 10 ottobre del 1789 e approvata il 3 giugno del 1791 – che prevedeva che la tipologia di morte fosse unica per tutti i condannati, senza distinzione di classe, e che consistesse nell’avere “la testa spiccata”, tecnica che avrebbe dovuto, nelle intenzioni del suo promotore, risparmiare alle vittime inutili sofferenze.

Tuttavia, come ebbe a riportare Étienne Lehodey de Sault-Chevreuil nel Giornale degli Stati Generali, il “semplice meccanismo” destinato a garantire una fine indolore ai condannati fu infelicemente descritto da Guillotin all’Assemblea Nazionale come un congegno in cui: “La lama cade, la testa è tagliata in un batter d’occhio e l’uomo non è più: percepisce appena un rapido soffio d’aria fresca sulla nuca”.

Sotto, ritratto di Joseph-Ignace Guillotin conservato al Musée Carnavalet di Parigi:

Frasi incautamente pronunciate che alimentarono subito l’ironia popolare e la nascita di versi e di canzonette satiriche sulla macchina per la decapitazione, la ghigliottina appunto, dal nome del suo presunto inventore.

In particolare rimase celebre la canzone del 1793, pubblicata dal Journal des Actes des Apôtres, che terminava con: « E la sua mano fa in un batter d’occhio la macchina, che in modo semplice tutti ci ucciderà, e che chiameremo ghigliottina». Mentre l’opinione pubblica parigina si faceva beffe di Guillotin, la sua ipotesi cominciava però a prendere corpo.

In realtà l’idea della ghigliottina non era certamente nuova: di macchine analoghe si aveva notizia sin dal XIV secolo, in particolare attraverso una stampa conservata al British Museum, raffigurante la morte, per decapitazione appunto, di un certo Murdoc Ballag in Irlanda. Anche in Inghilterra era in funzione una macchina simile, chiamata patibolo di Halifax, mentre in Scozia ne era in vigore una già dalla metà del ‘500, denominata Scottish Maiden («pulzella scozzese»). In Italia, sempre nel Cinquecento, il congegno in uso recava il nome di mannaia e venne comunemente utilizzato nella Roma papalina sino alla conquista da parte del Regno d’Italia, nel 1870.

Sotto, la Scottish Maiden, in mostra al Museo Nazionale di Edimburgo. Fotografia di Kim Traynor condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

Visto che non mancavano numerosi precedenti nel settore, l’Assemblea Nazionale assegnò ad un medico, il fisiologo Antoine Louis, il compito di mettere rapidamente a punto un sistema similare che assicurasse la riuscita delle “esecuzioni perfette” auspicate da Guillotin. Louis compilò un “Promemoria intorno ai modi della decollazione” e presentò un progetto che venne commissionato al tedesco Tobias Schmidt, fabbricante di clavicembali, per la cifra di 960 franchi (a fronte del preventivo molto più esoso presentato dall’abituale fornitore della Giustizia, Guédon, che fu scartato).

 

Il nuovo sinistro marchingegno, progettato e realizzato in sole due settimane, fu consegnato il 17 aprile del 1792. Il suo utilizzo fu dapprima sperimentato su alcuni montoni, poi su tre cadaveri del carcere-ospizio di Bicêtre.

Risultò perfettamente funzionante

Presentava una struttura tanto semplice quanto efficace, composta da alcuni elementi essenziali: lo chapeau, ovvero una sbarra orizzontale sormontante due legni verticali; il mouton, il grosso pezzo di piombo in cui era incastrato il couperet, la lama, destinata a scorrere nelle scanalature dei pali laterali; la bascule o asse mobile sul quale veniva disteso il condannato; la lunette, il “collare”, che immobilizzava la testa del condannato ed infine il panier, la cesta piena di segatura nella quale cadeva la testa del condannato una volta spiccata dal resto del corpo, prima di venir afferrata per i capelli e mostrata sanguinolenta al pubblico.

Il giorno dell’inaugurazione ufficiale cadde il 25 aprile del 1792, nella gremitissima Place de Grève, tradizionale luogo di esecuzione dei criminali comuni. Nicolas Jacques Pellettier, responsabile di omicidio e furto, fu il condannato prescelto. La Louisette (o Louison, come venne definita inizialmente in onore del vero ideatore) gli tranciò la testa di netto, tra l’entusiasmo popolare: il nuovo, letale dispositivo era pronto ad iniziare il suo cruento lavoro contro i presunti nemici della Rivoluzione.

Sotto, la Ghigliottina di Halifax, in Inghilterra, ricostruita nel suo sito originale, che fu strumento di esecuzione per 53 uomini e donne fra il 1541 e il 1560:

Il 21 agosto 1792, con le prime esecuzioni politiche che avevano seguito gli eventi del 10 agosto, la macchina fu spostata in Place de la Réunion (ora Place du Carrousel). Ulteriore spostamento seguì il 9 giugno 1794, quando la Louisette traslocò in Place Saint-Antoine (oggi Place de la Bastille) e dopo soli 4 giorni in Place du Trône-Renversé (oggi Place de la Nation). Tale spostamento fu dovuto alle preoccupazioni per la salute pubblica: in tre giorni aveva eseguito 73 sentenze e la quantità di sangue versato era così copiosa da non poter essere assorbita dal terreno, provocando miasmi pestilenziali.

Complessivamente, in quasi 23 mesi, si calcola che in Francia vi furono 30.000 esecuzioni capitali e 12.000 esecuzioni sommarie. L’escalation del terrore rivoluzionario, culminato nelle settimane del “Grande Terrore”, tra il giugno ed il luglio 1794, fece probabilmente venire ai parigini una vera e propria nausea da patibolo, con le sue 1376 vittime in un unico giorno.

Nella lunga Lista dei ghigliottinati del Tribunale Rivoluzionario figurarono il sovrano Luigi Capeto come il numero 1 e Marie Anne-Charlotte Corday come il numero 48, mentre la regina Maria Antonietta risultò registrata al numero 102.

Sotto, esecuzione di Maria Antonietta, il 16 Ottobre 1783, autore sconosciuto:

Contrariamente a quello per cui Joseph-Ignace Guillotin si era battuto – un’esecuzione capitale che avvenisse in privato e che conservasse, per quanto possibile, una certa umanità – lo strumento che prese, a furor di popolo, indebitamente il nome da lui, trasformò il patibolo in un vero e proprio luogo di spettacolarizzazione della morte, rendendo l’esecuzione capitale un’occasione di macabro svago per i cittadini. Come se non bastasse, la velocità di esecuzione che si richiedeva al boia per evitare sofferenze ai condannati, un paio di minuti in tutto, fu giudicata dalle cronache dell’epoca meccanica e disumanizzante.

Sotto, l’esecuzione di Luigi XVI, il 21 Gennaio 1793:

Quando udì la gente ribattezzare il sinistro congegno con il suo nome, lo sconcertato Guillotin, che per principio non aveva mai partecipato ad alcuna esecuzione pubblica, protestò vigorosamente e continuò a protestare invano contro quella che gli parve sempre un’incredibile ingiustizia: aveva trascorso la sua vita come politico spendendosi in difesa dei diritti umani e come medico distinguendosi per la sua professionalità (si era, tra l’altro, adoperato nella lotta contro il vaiolo e aveva intuito subito le potenzialità del vaccino inventato da Edward Jenner), ma si vedeva infine condannato ad essere ricordato non per il suo anelito umanitario, ma come un “rasoio nazionale” (come veniva ironicamente chiamato dai francesi) che non aveva nemmeno inventato.

Un autentico paradosso per un illuminista che voleva invece conferire all’esecuzione capitale un minimo di pietà e giustizia umana. La Ghigliottina fu lo strumento di esecuzione per eccellenza in Francia sino al 1981, quando venne abolita la pena di morte a seguito del famoso “Affaìre Ranucci”.

Giovanna Potenza
Giovanna Potenza

Giovanna Potenza è una dottoressa di ricerca specializzata in Bioetica. Ha due lauree con lode, è autrice della monografia “Bioetica di inizio vita in Gran Bretagna” (Edizioni Accademiche Italiane, 2018) e ha vinto numerosi premi di narrativa. È uno spirito curioso del mondo che ama viaggiare e scrivere e che legge avidamente libri che riguardino il Rinascimento, l’Età Vittoriana, l’Arte e l’Antiquariato. Ha una casa ricca di oggetti antichi e di collezioni insolite, tra cui quella di fums up e di bambole d’epoca “Armand Marseille”.